Torna ai massimi il Nikkei, nonostante gli elevati rendimenti obbligazionari nel mercato giapponese. L’indice sta attraversando una fase di forte vivacità, spinto dal comparto tecnologico e dai segnali distensivi sul fronte delle materie prime, che allenta la pressione sull’economia giapponese, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio.
Vento in poppa dunque per l’espansione fiscale promossa dalla premier Sanae Takaichi, anche se lo yen rimane comunque fragile.
Il Nikkei corre ai massimi spinto dal Tech e dal calo del greggio
L’indice Nikkei 225 ha registrato un’ottima performance durante la seduta di martedì, superando la soglia dei 70.200 punti e toccando i massimi degli ultimi tre mesi.
A fare da traino al listino di Tokyo è stato il clima positivo intercettato a Wall Street, unitamente all’ottimo momento del settore tecnologico e legato all’intelligenza artificiale, galvanizzato dai risultati trimestrali diffusi dal produttore di chip Micron.
Nel dettaglio dei singoli titoli giapponesi, si sono evidenziati i rialzi di Advantest (+2%), Fujikura (+2,3%) e Lasertec (+0,7%). Il sentiment favorevole ha contagiato anche il comparto finanziario: Mitsubishi UFJ ha guadagnato lo 0,5%, Mizuho Financial l’1,1% e Sumitomo Mitsui lo 0,5%.
L’andamento dei mercati asiatici è stato complessivamente positivo, sebbene con alcune differenze regionali. A Hong Kong, l’indice Hang Seng ha messo a segno un progresso dello 0,7%. Diversa la situazione per il listino della Corea del Sud che, alla riapertura delle contrattazioni dopo la pausa festiva, ha chiuso in flessione di quasi un punto percentuale nonostante la generale forza del settore tech a Seul.
Rally a Tokyo: l’incrocio tra materie prime, tassi e cambio
A sostenere i listini del Nikkei, e in particolare l’economia giapponese, è stato il calo dei prezzi del petrolio. I segnali di un incremento dell’offerta provenienti dal Medio Oriente hanno contribuito ad allentare la pressione sui costi energetici del Paese nipponico, che resta un forte importatore di greggio.
Ma non solo. Grande contributo viene anche dagli stessi investitori, che hanno momentaneamente messo da parte i timori legati alla salita dei tassi sul debito sovrano.
Il rendimento del Titolo di Stato decennale giapponese (JGB) è salito martedì attorno al 3,12%, posizionandosi sui livelli più alti degli ultimi trent’anni. Nonostante i timori di questi elevati rendimenti, la premier Sanae Takaichi non fa alcun passo indietro riguardo alle sue politiche di espansione fiscale.
Anche se questo significa indebolire ulteriormente lo yen. Sul fronte dei cambi, la valuta nipponica ha mostrato segnali di cedimento, portando il cambio USD/JPY sopra quota 158,00.
Tokyo guida il rialzo asiatico in attesa dei dati macro della settimana
Ciononostante, stando a Lee Hardman di MUFG, la valuta mantiene comunque la migliore prestazione tra le divise del G10 da agosto a oggi, supportata dalla prospettiva di una più rapida normalizzazione della politica monetaria della Bank of Japan e dai rendimenti attraenti dei JGB.
Inoltre, i verbali dell’ultimo direttivo della Bank of Japan di settembre mostrano come l’attenzione dei funzionari sia sempre più rivolta al contenimento dell’inflazione, stabilmente al di sopra del target del 2%. Questo orientamento tiene vive le attese per un nuovo ritocco all’insù dei tassi entro la fine dell’anno, sebbene la banca centrale non abbia fornito indicazioni precise sui tempi.
Il mercato resta ora in attesa dei dati macroeconomici settimanali relativi ad agosto (salari, partite correnti, consumi delle famiglie) e a settembre (fiducia dei consumatori e ordini di macchine utensili).
Nikkei ai massimi: cosa comporta per i possessori di certificati
Investitori e possessori di certificati dovrebbero tenere gli occhi aperti sulla componente tech del Nikkei, visti i recenti risultati e i sottostanti ormai ai massimi. E anche sulla salita dei rendimenti obbligazionari giapponesi, che genera un aumento della volatilità complessiva.
Detto ciò, se il prezzo del certificato sul mercato secondario ha già incorporato quasi tutto il valore dei premi futuri a causa del rally dei sottostanti, potrebbe essere conveniente vendere prima della scadenza naturale per bloccare il guadagno e ridurre la concentrazione di rischio sul mercato nipponico.
La marcata svalutazione dello yen nei confronti del dollaro e dell’euro influirà direttamente sui certificati, specie su quelli privi dell’opzione “Quanto” (ossia privi della protezione dal rischio di cambio). Se il sottostante guadagna in valuta locale ma la valuta si svaluta, il rendimento effettivo convertito in euro viene depurato o compromesso dall’effetto cambio.

