Torna ancora una volta la questione della bolla IA, ossia il rischio che la mancanza di ritorni soddisfacenti possa innescare il collasso dell’enorme mole di debito accumulata per finanziarla.
Stavolta a lanciare l’allarme è il miliardario Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, secondo cui la bolla è ormai vicina al punto di rottura.
Allarme debito sulla tecnologia: Ray Dalio avverte sulla bolla dell’IA
A prima vista l’avvertimento potrebbe sembrare in controtendenza rispetto al clima generale. L’ottimismo sugli utili tecnologici continua infatti a spingere indici come S&P 500 e Nasdaq 100 verso nuovi record storici. Tutto questo avviene nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari e una concentrazione sempre più marcata del rally su un ristretto gruppo di titoli legati all’IA, mentre una quota significativa di società dell’S&P 500 rimane del tutto esclusa dalla corsa.
Eppure non usa mezzi termini Ray Dalio, intervenuto alla Forbes Global CEO Conference di Singapore, in merito alla “bolla classica” che è l’IA. “Siamo nella fase che precede quel momento, ma ci stiamo avvicinando“, ha detto Ray Dalio. Insomma, il momento si sta avvicinando rapidamente secondo il magnate, anche in forza di alcuni fattori di rischio: la combinazione tra tassi d’interesse elevati e l’imponente ricorso all’indebitamento per finanziare i progetti del settore.
Come già raccontato tempo fa, i rendimenti dei titoli di Stato si stanno mantenendo su livelli elevati, e questo vale sia per i Treasury US che per i bond europei. Tutto ciò non fa altro che appesantire i costi necessari per sostenere questi piani capital intensivi.
In effetti, le Big Tech stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nelle infrastrutture per l’IA, facendo sempre più leva sul mercato delle obbligazioni. Società come Alphabet, Amazon e Microsoft hanno emesso un totale di 220 miliardi di dollari di debito (di cui 92 solo il colosso dell’e-commerce secondo Fortune), cifra più che raddoppiata rispetto all’anno precedente, riferisce MF.
Tra l’altro, il rally dell’IA non sempre mantiene la stessa velocità: Reuters rileva che nel terzo trimestre l’indice è salito del 2%, ma circa il 40% dei titoli dell’S&P 500 era ancora in calo da inizio anno.
Come scoppierà la bolla dell’IA secondo Ray Dalio
E dunque la domanda finale: se è una bolla, quando scoppierà? Difficile dirlo, ma Ray Dalio ha tracciato una mappa del possibile innesco. Secondo l’imprenditore, la miccia potrebbe essere rappresentata dalla necessità, per i grandi investitori, di trasformare la ricchezza finanziaria cartacea in liquidità reale. Anche in virtù di nuove imposte patrimoniali o misure fiscali che spingono i grandi patrimoni a vendere asset per generare cassa.
Il ragionamento di Ray Dalio è lineare: molti investitori dichiarano un patrimonio miliardario sulla carta, ma per poter disporre di quel denaro devono inevitabilmente monetizzare vendendo quote societarie: “Tutti dicono: valgo un miliardo di dollari. Ma prova a spenderlo“. È proprio in questa fase di liquidazione di massa che le quotazioni rischiano di crollare.
A confermare quanto il mercato stia facendo affidamento sulla leva finanziaria si aggiunge la vicenda di SpaceX. Riferisce Bloomberg: la società guidata da Elon Musk starebbe trattando con istituti bancari e grandi investitori per ottenere un prestito fino a 40 miliardi di dollari finalizzato all’acquisto di chip Nvidia, in quella che si prefigura come una delle più ampie operazioni di debito nell’intero comparto. Tra i soggetti coinvolti nell’analisi dell’accordo figura anche Pacific Investment Management (PIMCO).
Stando a quanto ricostruito dal Financial Times, la struttura iniziale della transazione prevederebbe circa 10 miliardi di dollari gestiti da banche di credito e 30 miliardi tramite emissioni di debito investment grade. Un’operazione che conferma come la corsa alla capacità computazionale stia trasformando la competizione tecnologica in una vicenda legata al mercato del credito.
Cosa dovrebbero fare i possessori di certificati davanti all’allarme di Ray Dalio
Mettiamo che Ray Dalio abbia ragione sulla bolla IA. Per investitori e possessori di certificati le conseguenze si potrebbero riassumere in due parole: volatilità e correzione. L’incremento della volatilità farebbe scendere il valore di mercato dei certificati anche prima della scadenza, rendendo più oneroso un eventuale smobilizzo anticipato.
A sua volta, un calo marcato dei sottostanti avvicinerebbe i prezzi di mercato alle barriere di protezione del capitale. Se un titolo sottostante rompesse la barriera a scadenza, il certificato perderebbe la protezione.
Davanti a ciò, è bene per investitori e possessori di certificati controllare la distanza attuale dalla barriera per ogni certificato in portafoglio, prestando particolare attenzione ai panieri con struttura worst-of legati ai titoli IA che hanno corso di più.
Meglio per il momento evitare di essere costretti a vendere i certificati sul mercato secondario durante una fase di forte calo generale; per ora conviene attendere dove possibile il recupero o la naturale scadenza se la barriera tiene.

