Il dollaro frena ma regge l’urto, mentre l’euro e lo yen cercano il riscatto

Il dollaro si mantiene saldo sui mercati valutari, sia nei confronti dell’euro sia verso lo yen giapponese, sostenuta dalle decisioni sui tassi della Federal Reserve e dai rendimenti espressi dai titoli del Tesoro USA.

Nel frattempo, anche la moneta unica europea e la valuta giapponese si riprendono leggermente dalle ultime sedute in ribasso, malgrado la loro situazione economica non sia migliorando.

Il dollaro consolida tra tassi FED e greggio

L’indice del dollaro, il benchmark che misura la performance del biglietto verde rispetto a un paniere composto da sei tra le principali valute mondiali, cede un po’ di terreno e si attesta a quota 101,77 punti, appostandosi nei pressi della fascia bassa del canale entro cui ha oscillato nel corso del mese.

Da inizio settembre l’indice aveva mostrato una spinta rialzista costante, risalendo dall’area dei 99 punti fino ad agganciare la zona dei 103 punti nella settimana trascorsa.

A influenzare le ultime sedute del dollaro sono le indicazioni degli operatori sul FOREX, che continuano a prezzare una fase di prolungata pausa da parte della Federal Reserve. Dati FedWatch di CME Group: i mercati monetari attribuiscono una probabilità implicita dell’87% all’ipotesi che la banca centrale americana mantenga i tassi d’interesse invariati nel corso della prossima riunione di politica monetaria, programmata a partire dal 28 ottobre.

Proprio la questione dei tassi è un elemento che limita le possibilità di estensione del rialzo nel breve termine per il dollaro. Ma non è il solo. Anche l’inflazione e i prezzi del petrolio stanno influenzando le trattazioni. A tal riguardo, i futures sul barile di Brent hanno ceduto il 2,3% nelle prime fasi di contrattazione, in forza della deroga esecutiva firmata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il provvedimento ha disposto la revoca temporanea di specifici dazi e sanzioni sulle transazioni energetiche russe, favorendo un maggiore afflusso di combustibile da Mosca verso i mercati e le catene di approvvigionamento mondiali.

L’euro tiene la posizione nonostante OAT e tensioni in Francia

Nel frattempo, l’euro scambia a 1,1234 dollari tentando un timido recupero nonostante gli eventi avversi sul fronte obbligazionario europeo. I futures sui titoli di Stato francesi (OAT) avanzano dello 0,2%, mentre i contratti sui Bund tedeschi registrano un progresso dello 0,1%.

Proprio questo allargamento dello spread rispetto ai Bund tedeschi è dovuto dalla debolezza relativa dei titoli di Stato transalpini, ma anche dal contemporaneo balzo ai massimi pluriennali dei Credit Default Swap (CDS), gli strumenti utilizzati dagli operatori per assicurarsi contro il rischio di insolviamo del debito sovrano francese, giunto alla cifra record del 119% rispetto al Prodotto Interno Lordo.

Ciononostante, la complessiva tenuta della moneta unica lascia intendere che la comunità finanziaria non reputi ancora le turbolenze parigine come una minaccia sistemica per la tenuta dell’intera Eurozona.

La valuta unica prova inoltre a ritrovare stabilità a dispetto delle tensioni interne alla Francia, dove le autorità locali hanno disposto misure straordinarie come il coprifuoco in diverse città per arginare il flusso delle proteste antigovernative.

Lo yen sfreccia sulle aste dei titoli di Stato

Passando al quadro asiatico, fino a ieri il dollaro aveva ribadito la propria forza nei confronti dello yen. Ma nelle ultime sedute di contrattazione sui mercati orientali, lo yen ha interrotto una scia negativa di due giornate consecutive di perdite rispetto al dollaro, mettendo a segno un recupero dello 0,2% e portandosi a quota 158,15.

A fornire ossigeno alla divisa nipponica è stato il positivo riscontro dell’asta di titoli di Stato a 20 anni. Il collocamento dei titoli di Stato giapponesi a 20 anni ha fatto registrare richieste pari a 5,84 volte l’importo offerto dalla banca centrale, un netto balzo rispetto al rapporto di copertura di 4,01 rilevato nella precedente asta.

Spieghiamo meglio la dinamica. Quando sul mercato secondario e primario la domanda di titoli cresce, i prezzi salgono e parallelamente i rendimenti scendono, dal momento che l’emittente può riconoscere tassi inferiori a fronte di un costo di acquisto più alto.

Nel caso specifico, il rendimento del benchmark a 20 anni giapponese si è contratto al 3,71%, accusando una flessione di 0,06 punti percentuali (6 punti base). Questo afflusso di capitali verso gli asset nipponici ha offerto il supporto necessario per il rafforzamento dello 0,2% dello yen nei confronti del dollaro.

Dollaro tra euro e yen: nuove indicazioni per i possessori di certificati

Tassi invariati negli USA, calo del greggio, volatilità di euro e yen e tensioni sui titoli sovrani europei. Un mix indigesto per investitori e possessori di certificano, proprio per questo devono prestare attenzione. 

Da una parte l’ampliamento dello spread OAT/Bund e le tensioni politiche in Francia aumentano la volatilità dei titoli bancari europei. Dall’altra il calo del Brent del 2,3% penalizza le compagnie petrolifere spesso presenti come sottostanti Worst-Of nei certificati a cedola periodica.

C’è da dire però che l’aspettativa di tassi USA fermi al rialzo va a sostenere le strutture di certificati a capitale protetto o con cedole fisse, rendendo meno probabili shock sul pricing dovuti a bruschi rialzi dei tassi sconto. A sua volta, la stabilità dell’euro attorno a 1,12 e la forza del dollaro riducono la volatilità valutaria di breve periodo, stabilizzando i prezzi dei certificati.

Detto ciò, meglio evitare per ora la vendita. Trattandosi di tensioni legate a fattori geopolitici temporanei e decisioni di politica monetaria ampiamente previste dagli operatori (87% di probabilità di tassi fermi), non occorre liquidare affrettatamente i certificati a capitale condizionatamente protetto se i sottostanti quotano ancora ampiamente sopra i livelli di guardia.

Al limite, in presenza di sottostanti energetici o bancari, si può controllare la distanza attuale dei titoli sottostanti rispetto alle barriere di capitale e di stacco della cedola, in attesa dell’evolversi della situazione tra le banche centrali.

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