Stellantis chiude il terzo trimestre 2026 con primi segnali di una timida ripresa, trainata da ricavi netti in leggera crescita e da volumi di vendita che tengono duro in diverse aree del pianeta, accompagnati da una frenata drastica delle perdite nette.
Dall’altra parte della medaglia, però, restano delle ombre: mercati in cui la discesa fa registrare cali importanti e, soprattutto, una voragine di cassa bruciata che ha superato le previsioni degli analisti.
Europa e Sud America tirano la volata, boom delle vendite per le auto elettriche
Iniziamo con le good news. Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha messo a segno un fatturato di 37,6 miliardi di euro, un incremento dell’1% rispetto all’anno precedente, un risultato che riesce a battere i 36,37 miliardi su cui scommetteva il consenso di Bloomberg.
A spingere in alto questi numeri ci hanno pensato i volumi in crescita nell’Europa allargata (EU30) e la tenuta del Sud America, dove la stabilità delle consegne è stata aiutata da un contesto favorevole dei tassi di cambio.
Guardando all’EU 30, a volare sono soprattutto le autovetture BEV, con un +65% su base annua, una percentuale che sale addirittura al 93% se si sceglie di conteggiare anche Leapmotor. Discorso simile per i commerciali leggeri BEV, cresciuti del 46% nella stessa area. In entrambe queste zone geografiche, i ricavi netti sono saliti del 3%.
Diverso il polso della situazione in Nord America, dove le vendite complessive segnano un +1% rispetto allo stesso trimestre del 2025, sebbene dietro a questa media si nascondano flessioni dello 0,3% sia negli Stati Uniti sia in Canada, ampiamente compensate dal +24% registrato in Messico, che arriva al 28% includendo sempre Leapmotor.
Sul fronte della redditività, l’utile operativo rettificato si attesta a 300 milioni di euro, con un margine dello 0,7%, mentre la posizione finanziaria netta industriale si mantiene in territorio positivo a quota 5,4 miliardi, pur riducendosi rispetto ai 6,69 miliardi con cui si era chiuso il 2025.
Il rosso si riduce del 90%, ma la redditività resta compressa
E ora le bad news. Nonostante la buona prova sui ricavi, Stellantis ha drenato molta più cassa del previsto. Il free cash flow industriale si è chiuso in negativo per quattro miliardi tondi, mancando le stime del consenso che fissavano l’assorbimento a 3,4 miliardi. Un deflusso pesante, che comunque risulta inferiore ai cinque miliardi preventivati da Ubs e che mostra un piccolo passo avanti.
Allargando lo sguardo ai primi nove mesi dell’anno, il passivo del free cash flow si attesta a 4,93 miliardi, decisamente meglio dei 7,31 miliardi bruciati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Intanto, la liquidità industriale a disposizione si ferma a fine settembre a quota 42,7 miliardi, coprendo il 26% dei ricavi degli ultimi dodici mesi e rientrando così nella forbice tra il 25-30% indicata dalla guida strategica del gruppo Stellantis.
In mezzo a questo saliscendi di contanti, fa sorridere la dinamica della perdita netta globale. Il trimestre si è chiuso per Stellantis anche con un rosso di 453 milioni di euro, un importo che, per quanto consistente, rappresenta un crollo del 90% rispetto alla voragine di 4,53 miliardi registrata esattamente dodici mesi prima.
Guidance confermata per il 2026 e scommessa sul ritorno alla generazione di cassa
Per il futuro prossimo, il gruppo Stellantis non cambia rotta e conferma per l’intero 2026 una crescita dei ricavi a una cifra media, un margine operativo rettificato positivo a una cifra bassa e un free cash flow industriale complessivamente in ripresa rispetto all’anno precedente.
Nelle previsioni per l’ultimo scorcio dell’anno, l’azienda stima risparmi per alcune centinaia di milioni di euro (circa il doppio di quanto ottenuto nel trimestre appena archiviato), oltre a consegne consolidate in aumento e a listini prezzi che dovrebbero rimanere sostanzialmente stabili.
Tra le variabili che pesano sui conti spiccano i dazi doganali, il cui costo netto stimato per l’intero anno si aggira intorno al miliardo di euro, di cui 600mila già messi a bilancio nei primi nove mesi. A questo si aggiungono le uscite di cassa legate agli oneri del secondo semestre 2025, calcolate attorno a 1,6 miliardi per l’anno in corso, con la fetta maggiore di 1,1 miliardi già saldata entro la fine di settembre.
Stellantis tra alti e bassi: due consigli per i possessori di certificati
Malgrado le perdite e la cassa in rosso, la conferma della guidance per il 2026 e la riduzione della perdita rispetto allo scorso anno eviteranno a investitori e possessori di certificati scossoni ribassisti catastrofici.
Tuttavia, il forte consumo di cassa e la redditività ancora molto compressa (margine AOI allo 0,7%) confermano che la strada per il pieno recupero operativo è lunga e vulnerabile alle dinamiche macroeconomiche e ai dazi.
Detto ciò, investitori e possessori di certificati dovrebbero monitorare con attenzione la tenuta delle barriere a protezione del capitale, soprattutto se i prodotti sono esposti alla volatilità del settore automotive. In assenza di variazioni drammatiche nelle stime annuali (confermate dal management di Stellantis), meglio evitare impulsivi di vendita, a meno che la pressione finanziaria che il gruppo sta attraversando per centrare il target di generazione di cassa fissato per il 2027 non peggiori nel corso del tempo.


