I titoli di Stato dell’area euro provano a ritrovare stabilità, lasciandosi alle spalle parte delle tensioni e dei dubbi sulla tenuta dei conti pubblici in Francia e nelle economie più esposte. Lo stesso movimento interessa i Treasury americani, tornati a ricoprire il ruolo di bene rifugio dopo l’ultimo ripiegamento dei rendimenti.
Discorso diverso però per l’OAT decennale francese e per i BTP italiani, che continuano a muoversi in un quadro di spiccata volatilità.
Titoli di Stato tra stabilità e nuove tensioni sui mercati
Sul secondario europeo il Bund tedesco si attesta al 3,33%, evidenziando un calo di 7,4 punti base su base settimanale, mentre il decennale olandese si posiziona al 3,44% (-6 punti base). Nel resto della zona euro il Bono spagnolo registra un rendimento del 4,04%, gli ODT portoghesi il 3,90% e i titoli di Stato greci il 4,39%. Male anche per il gilt britannico, che viaggia al 5,34%, a causa delle ultime problematiche governative in attesa del Budget 2027, la legge di bilancio nazionale.
Diversa invece la situazione per il Treasury bond. Durante la seduta notturna si è assistito a un forte acquisto sui beni rifugio. A scatenare la corsa alla sicurezza sono stati i dubbi sul ritorno economico degli investimenti legati all’intelligenza artificiale e i possibili riflessi sulla crescita globale. Questo clima ha spinto al ribasso di quasi 20 punti base il rendimento del decennale statunitense, mettendo a segno la flessione giornaliera più marcata dal marzo del 2023.
Ma difficilmente durerà. Secondo Chris Rupkey, capo economista di Fwdbonds, l’ampiezza del calo registrato giovedì sui decennali rende incerte le prospettive di breve termine, il che ha lasciato smarriti gli operatori del settore.
Tra l’altro, nella giornata di venerdì è arrivata una nuova impennata dai future sul greggio, che hanno chiuso le contrattazioni sopra la soglia dei 100 dollari al barile. “Ciò significa più o meno che è in arrivo una maggiore inflazione, quindi i rendimenti obbligazionari si stanno adeguando al rialzo per tenere conto di questa impennata dei prezzi dell’energia“, ha affermato Rupkey.
Rendimenti sui massimi e spread record per l’OAT francese
Nonostante tutto, la vera grande ammalata della situazione rimane la Francia. Nella giornata di giovedì il rendimento dei Titoli di Stato francesi a 10 anni hanno superato la soglia del 5%, aggiornando i massimi degli ultimi 24 anni. Di conseguenza, lo spread con il Bund tedesco di pari durata si è allargato fino a sfiorare i 180 punti base (1,8%), toccando i livelli più alti dalla crisi del debito sovrano del 2011.
La seconda economia della zona euro attraversa una fase di forte pressione per via di fattori quali i costi del debito, arrivati sui massimi degli ultimi 25 anni, il disavanzo pubblico consistente, le tensioni sociali e l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027, con i sondaggi che vedono in testa le forze di estrema destra ed estrema sinistra.
E la situazione rischia di riflettersi sull’intero sistema finanziario continentale. Come sottolineato da Aneeka Gupta di WisdomTree, le banche francesi figurano tra i principali emittenti di debito all’ingrosso nell’Unione Europea: un rendimento permanentemente più elevato aumenterebbe il loro “costo del denaro ogni volta che rifinanziano, e questo si aggrava“, ha affermato Gupta.
Sulla questione si è espresso anche Christos Megalou, amministratore delegato della banca greca Pireo, ricordando che la Francia dispone di una dimensione economica tale da poter attivare diverse leve di contenimento. “Le autorità di regolamentazione, i politici, ma anche le banche, dispongono di meccanismi collaudati per garantire che, molto probabilmente, non avremo più un mega-problema simile“, ha aggiunto. “Ovviamente eseguiamo continuamente stress test nel nostro portafoglio.”
Chiusura record per la doppia emissione del BTP Valore
Sulla sponda italiana dei titoli di Stato, l’ultima sessione si è chiusa con una lieve contrazione dello spread tra BTP e Bund, sceso a 122 punti base dai 124 della seduta precedente. Il rendimento del BTP decennale si è posizionato al 4,56% rispetto al 4,57% precedente, mentre il Bund si è attestato al 3,34%.
Questi dati si inseriscono nel contesto del recente collocamento retail di titoli di Stato gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La prima doppia emissione del BTP Valore, partita il 19 ottobre e conclusasi venerdì scorso, ha registrato una raccolta complessiva di 16.622,518 milioni di euro attraverso 560.029 contratti.
Entrando nel dettaglio delle due opzioni offerte, il BTP Valore con cedole trimestrali crescenti ha ottenuto 385.962 adesioni, per un controvalore emesso di 12.071,383 milioni di euro. Mentre il BTP Valore Insieme ha raccolto 174.067 contratti, per un importo nominale totale di 4.551,135 milioni di euro.
Per adeguarsi all’andamento dei mercati, il MEF ha rivisto al rialzo i tassi definitivi rispetto a quanto comunicato il 16 ottobre, mantenendo la parità di rendimento finale tra le due formule. Per il BTP Valore con cedole trimestrali, i rendimenti definitivi sono stati stabiliti al 3,75% per il primo e secondo anno, al 4,20% per il terzo e quarto anno e al 4,75% per il quinto anno.
Per il BTP Valore Insieme, che prevede un’unica cedola corrisposta alla scadenza contestualmente al capitale, il tasso finale è stato fissato al 22,70%. Entrambi i titoli recano data di godimento 27 ottobre 2026 e scadenza 27 ottobre 2031.
Titoli di Stato in rally: i consigli per i possessori di certificati
Come abbiamo visto in altre occasioni, l’aumento dei rendimenti dei Titoli di Stato non gioca molto a favore degli investitori e possessori di certificati, se detentori di titoli con tassi più contenuti.
A prescindere, meglio per ora non vedere, anzi è fondamentale verificare la distanza attuale dalla barriera di protezione (sia sul capitale sia sui premi). Se le barriere sono ampie e lontane, i cali di prezzo sono dovuti prevalentemente alla componente tassi/volatilità e non a un reale rischio di perdita a scadenza.
In questo caso, la strategia migliore è spesso quella di mantenere il titolo in portafoglio e incassare le cedole, evitando vendite affrettate sul secondario a prezzi svalutati.
Chi sta invece valutando l’acquisto di nuovi certificati: il contesto di tassi alti è teoricamente favorevole ai risparmiatori, poiché consente agli emittenti di costruire prodotti con cedole più ricche o con barriere di protezione più profonde rispetto al passato. È consigliabile quindi monitorare le nuove emissioni, ma sempre privilegiare strutture con barriere conservative o meccanismi di airbag.