Si mantengono solide le banche europee nella prima metà del 2026, a giudicare dalla capitalizzazione.
A confermarlo è l’ultimo studio condotto da Morningstar DBRS, che mette in luce come la redditività resiliente, unita a una gestione particolarmente attiva del capitale e a un deterioramento contenuto della qualità degli attivi, consenta agli istituti del Vecchio Continente di muoversi su cifre record e di mantenere un’ottima tenuta complessiva del sistema.
In futuro la situazione ptrebbe anche migliorare, in stretta relazione con le prossime decisioni che le autorità regolatorie prenderanno sul fronte delle riforme strutturali del settore bancario.
Report Morningstar DBRS: la capitalizzazione del credito europeo viaggia su cifre record
Alla fine di giugno 2026, il CET1 ratio medio delle 40 banche europee inserite nel campione analizzato da Morningstar DBRS si è posizionato oltre la soglia del 15%.
Un valore in lieve calo rispetto a quello registrato a fine 2025, che Morningstar sostiene non derivi da un indebolimento degli utili generati, quanto “a distribuzioni di dividendi da record, a una ripresa della crescita delle attività ponderate per il rischio (RWA) e ad operazioni di fusione e acquisizione“.
Parallelamente, la redditività ha battuto le stime: la tenuta è risultata decisamente superiore a quanto stimato al principio del percorso di riduzione dei tassi d’interesse intrapreso dalla Banca Centrale Europea a giugno 2024.
L’indicatore della redditività del capitale proprio (ROAE) ha segnato un incremento diffuso in quasi tutte le giurisdizioni tra il 2022 e la prima metà del 2026. Nello stesso arco temporale, le RWA totali si sono espanse di circa il 10%, conseguenza diretta della dinamica positiva dei prestiti e delle aggregazioni aziendali concluse sul mercato.
Cedole d’oro e maxidividendi: la risposta delle banche europee nel 2026
Proprio la combinazione tra una base patrimoniale solida e utili cospicui ha continuato a tradursi in un ritorno economico significativo per la compagine azionaria.
Le banche europee hanno erogato oltre 81 miliardi di euro sotto forma di dividendi in contanti attinti dagli utili netti del 2025. Tale ammontare rappresenta una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente e addirittura del 28% nei confronti del 2023. Computando anche i programmi di riacquisto di azioni proprie (buyback), il totale complessivo dei capitali distribuiti sale ulteriormente.
L’incremento annuale più consistente delle cedole pagate sugli utili 2025 si è registrato in Germania (+42%), Grecia (+36%) e Italia (+27%). Al contrario, precisa Morningstar, le banche del Regno Unito e quelle dei Paesi Bassi hanno rappresentato le uniche realtà a tagliare l’ammontare dei dividendi.
Secondo l’agenzia, il flusso delle distribuzioni rimarrà su livelli sostenuti nel breve termine, sebbene sia ragionevole attendersi un rallentamento nei ritmi di crescita man mano che la redditività si normalizzerà e le banche raggiungeranno progressivamente i propri obiettivi di capitale interno, “portando al contempo a termine operazioni di fusione e acquisizione (M&A) e assorbendo i restanti vincoli normativi derivanti dall’aggiornamento del quadro di capitale CRR3“.
Banche europee a prova d’urto, ma occhio alle incertezze
A dispetto della crescita delle remunerazioni e degli impegni sul fronte straordinario, le banche europee conservano margini di capitale rassicuranti rispetto alle soglie minime di legge.
Alla fine di giugno 2026, il CET1 ratio medio superava il requisito aggregato di circa 450 punti base. Le banche del Portogallo guidano questa graduatoria vantando il margine medio più ampio (800 punti base), seguite dagli istituti tedeschi (530 punti base), irlandesi (520 punti base) e olandesi (510 punti base). Al contrario, nel corso degli ultimi 12-18 mesi, questi margini di sicurezza hanno subito una contrazione in Grecia e in Italia.
Non mancano comunque le incertezze. La distribuzione ulteriore di risorse agli azionisti potrebbe trovare un limite nel rialzo delle erogazioni creditizie, in paletti regolatori più rigidi e negli impegni finanziari connessi alle integrazioni M&A. Inoltre, un eventuale ampliamento degli spread dei titoli sovrani rischia di ripercuotersi sui coefficienti CET1 determinando perdite da fair value.
Tuttavia, la portata di tale fattore dovrebbe mantenersi ampiamente gestibile, “dato l’elevato numero di titoli di Stato detenuti dalle banche e contabilizzati al costo ammortizzato“, sottolinea Morningstar.
Banche europee: una garanzia per i possessori di certificati?
Nel frattempo, le autorità di regolamentazione europee stanno lavorando su come riformare il settore, con focus il passaggio da requisiti patrimoniali più stringenti a un quadro più semplice e flessibile. Tali riforme, a detta di Morningstar, “miglioreranno la struttura, la prevedibilità e l’utilizzabilità dei requisiti patrimoniali, preservando al contempo la resilienza del settore“.
Insomma, il pericolo default si allontanerebbe ancora di più qualora dovessero passare queste riforme. Il che è tutto a vantaggio di investitori e possessori di certificati.
C’è da dire che già un CET1 medio superiore al 15% e cuscinetti fino a 450 punti base sopra i minimi normativi riducono significativamente la probabilità di default dell’emittente. Così come una redditività bancaria sostenuta e una buona tenuta dei crediti contro (possibili) scossoni sistemici.
Detto ciò, investitori e possessori di certificati dovrebbero comunque monitorare i sottostanti delle banche europee. Se i certificati hanno come sottostanti azioni di istituti di credito (specialmente tedeschi, greci o italiani), occorre considerare che l’aumento dei dividendi e dei buyback sosterrà le quotazioni nel breve termine, ma l’imminente normalizzazione dei margini d’interesse richiede di monitorare la tenuta dei livelli barriera.
