Ben oltre le previsioni, l’inflazone UK è arrivata a quota 3,5% nel mese di settembre, con il netto rincaro dei prezzi della benzina e dei carburanti in generale a fare da traino principale ai prezzi al consumo.
Uno scatto in avanti che non solo va a comprimere ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie britanniche, ma anche a rafforzare l’ipotesi di un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Bank of England nella riunione del mese prossimo.
Inflazione UK al 3,5%: benzina e servizi spingono la fiammata dei prezzi
Va detto che, nonostante il dato abbia superato le stime degli analisti (in particolare la stima media del 3,4% formulata dagli economisti consultati da Reuters), era comunque nell’aria un nuovo incremento dell’inflazione, specie davanti all’evoluzione delle tensioni geopolitiche, e del conseguente rincaro dei prezzi energetici.
Il prezzo del diesel ha infatti toccato la soglia di 2 sterline al litro all’inizio di ottobre, spinto dal rialzo del greggio a livello globale che si è trasferito direttamente sui listini delle stazioni di servizio.
Non c’è dunque da stupirsi per il nuovo dato sull’inflazione UK diffuso dall’Office for National Statistics, in netta accelerazione rispetto al 3,1% di agosto. Tra l’altro, accanto alla componente energetica, continuano a preoccupare le pressioni interne.
L’inflazione dei servizi (indicatore chiave per misurare le tensioni sui prezzi interni) è salita al 3,7% dal 3,4% di agosto, battendo le stime del consenso condensate al 3,6%. Mentre l’inflazione core (la componente depurata da energia, alimentari, alcolici e tabacchi) è salita al 2,8% rispetto al 2,6% del mese precedente.
Regno Unito, l’inflazione UK corre più del previsto: Bank of England al bivio sui tassi
Lo aveva già segnalato Morningstar: il nuovo aumento avrebbe portato l’indice dei prezzi al consumo sui massimi degli ultimi dieci mesi; e avrebbe intensificato le pressioni sul Monetary Policy Committee (MPC) della Bank of England.
Da mesi il MPC è diviso sulla questione se lo shock energetico possa innescare effetti secondari più ampi e duraturi sul resto del paniere. David Rees, responsabile dell’economia globale di Schroders, aveva osservato al tempo che alla luce della ripresa dell’inflazione nei servizi, un intervento al rialzo sui tassi nel meeting di novembre apparisse ormai un’opzione quasi certa.
Altri non ne sono convinti. David Smith (gestore del fondo Janus Henderson High Income Trust HHI) aveva sostenuto che la BoE sarebbe rimasta in sospeso finché lo shock dei prezzi dell’energia non si fosse attenuato. Andrew Goodwin (capo economista presso Oxford Economics) in precedenza aveva affermato di aspettarsi che il MPC mantenga i tassi di interesse al 3,75% “fino a buona parte del 2027”.
Le stesse proiezioni sull’inflazione futura appaiono inoltre discordanti. Nel corso dell’incontro di settembre, l’istituto centrale aveva previsto un percorso di risalita dell’inflazione verso il 3,75% tra ottobre e la fine dell’anno, con un picco stimato intorno al 4,2% nel primo trimestre del 2027.
Di contro, il Fondo Monetario Internazionale aveva ipotizzato il raggiungimento del picco verso la fine del 2026, a cui sarebbe seguita una ripresa del processo disinflazionistico nella seconda metà del 2027. A sua volta, Goldman Sachs aveva stimato un picco più contenuto, pari al 3,9% entro il primo trimestre del 2027.
A prescindere, per il Regno Unito ci si attende un autunno decisamente rovente, anche sul piano della finanza pubblica.
Inflazione UK sopra le attese: stime, mercati e nodi di bilancio
Il nuovo governo laburista di Andy Burnham non ha davanti solo la problematica dell’inflazione UK. Gli stessi rendimenti obbligazionari, con il Gilt a 10 anni salito a 5,42% (in rialzo del +4,45% nell’ultima settimana), stanno esercitando “ulteriore pressione sulle finanze pubbliche e [John Healey, il nuovo Cancelliere dello Scacchiere] si trova ad affrontare difficili compromessi in termini di tasse e spesa”, afferma Stevenson di Fidelity.
I dati contestuali sulle finanze pubbliche mostrano un indebitamento statale pari a 24,5 miliardi di sterline nel solo mese di settembre, un valore superiore alle previsioni della vigilia.
L’azione congiunta di un costo della vita elevato e di un maggiore onere per il servizio del debito riduce pertanto lo spazio di manovra sulle finanze statali. Tra l’altro, secondo le stime rielaborate dal Financial Times, il margine di flessibilità del Cancelliere rispetto alle regole fiscali si sarebbe ridotto a circa 12 miliardi di sterline, quasi dimezzato rispetto ai 23,6 miliardi indicati dall’Office for Budget Responsibility lo scorso marzo.
Pertanto, se vuole finanziare gli interventi a sostegno del reddito delle famiglie senza sbilanciare i conti, il Tesoro potrebbe trovarsi costretto in sede di Budget 2027 a combinare aumenti fiscali e tagli alla spesa pubblica.
Inflazione UK e mercati: consigli per i possessori di certificati
Questo ritorno dell’inflazione UK verso quote decisamente alte, oltre alla prospettiva di tassi più elevati a lungo, non sarà un bene per investitori e possessori di certificati.
Soprattutto per quelli a capitale protetto, che soffrono la salita dei rendimenti dei titoli di stato sottostanti. Se i tassi salgono, il valore di mercato di questi strumenti tende a scendere nel breve termine, pur garantendo la restituzione del capitale a scadenza.
A ciò si aggiunge l’incertezza sulle mosse delle banche centrali e l’impatto sui costi aziendali, che possono accrescere la volatilità dei titoli azionari sottostanti ai certificati, avvicinando in alcuni casi i prezzi alle barriere di protezione.
Vista la situazione, investitori e possessori di certificati dovrebbero concentrarsi su due topic: la protezione e la durata breve. Dunque, su certificati con scadenze medio-brevi (12-24 mesi) o dotati di strutture con barriere profonde (es. barriere al 40% o 50%). O al limite guardare al settore monetario: se non altro la sterlina è rimasta pressoché invariata rispetto al dollaro.

