Bond, torna la febbre sui rendimenti mentre le banche centrali preparano la stretta

Continua la vendita dei bond, e così i rendimenti, sempre più alti mentre le banche centrali valutano nuovi rialzi dei tassi per la stagione autunnale e invernale.

A guadagnarci da questa situazione è il settore azionario, che registra un incremento dei flussi d’acquisto, anche se nuove avvisaglie rischiano di frenare l’entusiasmo.

I rendimenti dei titoli di Stato strappano al rialzo

Tornano le vendite sui bond, e così a salire i rendimenti, azzerando i rialzi dei prezzi registrati di recente.

Ne è un esempio il Treasury bond, ormai grande ammalato della situazione, con il decennale che sale al 5,12% (aumento di 5 punti base), mentre il titolo a trent’anni cresce di 2 punti base raggiungendo il 5,45%.

In Europa si osserva una tendenza analoga: il Bund tedesco a dieci anni sale a quota 3,43% (+2 punti base), il BTP italiano tocca il 4,5% (+1 punto base), l’OAT francese arriva al 4,8% (+1 punto base) e il Gilt del Regno Unito sale al 5,39% (+2 punti base). Rimane invece stabile il Bonos spagnolo al 4,02%.

Per quanto riguarda i differenziali di rendimento dei bond, lo spread tra l’OAT francese e il Bund tedesco si mantiene stabile a 138 punti base, ridimensionandosi rispetto al picco di 159 punti base registrato a inizio ottobre. Lo spread italiano contro la Germania scende leggermente di un punto base fino a 107 punti base, allontanandosi dai 130 punti toccati nei primi giorni del mese.

L’azionario scommette sul rally delle Big Tech

E mentre l’obbligazionario bond continua a subire pressioni rialziste sui rendimenti, l’azionario torna tra i preferiti degli investitori, anche in questo clima di forte volatilità. Nell’ultima seduta, ad esempio, le borse asiatiche hanno chiuso in calo, appesantite dai dubbi sulla sostenibilità finanziaria degli ingenti investimenti e bond legati all’intelligenza artificiale, nonostante alcuni dati favorevoli sull’economia cinese.

L’attenzione resta focalizzata infatti sulle pubblicazioni trimestrali dei colossi della tecnologia come Meta e SpaceX. Secondo le analisi di Goldman Sachs, Meta fa parte del gruppo di cinque big tech il cui sforzo economico per l’intelligenza artificiale sfiorerà i 1,2 trilioni di dollari nell’anno a venire. Solo per Meta si stima una spesa per investimenti tra i 130 e i 145 miliardi di dollari.

Numeri tali per cui un ulteriore incremento rischia di allarmare il mercato: il gruppo dovrà registrare circa 62,5 miliardi di dollari di ricavi per centrare il valore medio delle proprie stime interne.

La speranza del mercato è che Meta possa superare le attese del consenso, in una settimana in cui si attendono anche le trimestrali di realtà come Lam Research, Texas Instruments, Tesla e SpaceX. A livello generale ci si aspetta una crescita degli utili complessiva vicina al 30%, trainata dal settore tecnologico.

Nel frattempo, un po’ di ristoro su obbligazioni e futures azionari (sia a Wall Street che in Asia) è arrivato dal recente calo dei prezzi del petrolio, in seguito alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di rinunciare ad alcune sanzioni contro la Russia, anche se in seguito ha affermato che non è stata presa una decisione definitiva sulla questione.

FED e BCE pronte a prolungare i rialzi

Dietro questo clima tra bond e azioni c’è la costante preoccupazione degli investitori per una possibile riaccelerazione dell’inflazione. A pesare sono i dati sui prezzi alla produzione negli Stati Uniti, che a settembre hanno mostrato la crescita mensile più marcata degli ultimi quattro anni, guidata dall’aumento dei costi energetici con effetti a catena su vari settori dell’economia. A questi si aggiungono ai dati sui prezzi al consumo diffusi recentemente, risultati superiori alle previsioni dei mercati, alimentando l’ipotesi che la Federal Reserve possa procedere con ulteriori interventi al rialzo.

Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha però ribadito di non voler anticipare le decisioni del comitato interno: “non trovo opportuno dichiarare cosa potrei fare durante i prossimi incontri“, il che è coerente con la sua contrarietà alla forward guidance. Ma poco trasparente con i mercati, che hanno letto queste affermazioni come una mancata esclusione di un possibile rialzo nella riunione imminente, con le probabilità di un intervento a ottobre stimatili attorno al 15%. A prescindere, sale l’ipotesi di tre rialzi complessivi da 25 punti base nei dodici mesi successivi.

Sul fronte europeo, Joachim Nagel, presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della BCE, parlando con i giornalisti a Bangkok ha sottolineato come, a fronte dei due rialzi già effettuati, “se la situazione dovesse rimanere tale, non escludiamo la possibilità di dover adottare ulteriori misure“. L’aspettativa prevalente sul mercato prevede un nuovo intervento da 25 punti base entro la fine dell’anno.

Bond e volatilità: i rischi per i possessori di certificati

La volatilità è al centro ormai di entrambi i mercati, e investitori e possessori di certificati farebbero meglio a tenersi in guardia. Se si possiedono certificati a capitale protetto o condizionatamente protetto emessi in precedenza con cedole fisse, l’aumento dei tassi di interesse sui bond farà diminuire il loro valore di vendita prima della scadenza.

A sua volta, se i rialzi dei tassi creano correzioni sul settore azionario o tecnologico, i prezzi dei titoli rischiano di avvicinarsi ai livelli di barriera, aumentando il rischio di perdita del capitale (i certificate a capitale condizionalmente protetto dipendono dalla tenuta delle barriere sui sottostanti azionari).

Detto ciò, non c’è comunque motivo di allarmarsi troppo. Se le barriere sono lontane e la struttura del certificato non è compromessa, vendere prima della scadenza durante una fase di rialzo dei tassi significa incassare una perdita certa. Tenere il titolo fino a scadenza permette invece di beneficiare della protezione del capitale e del flusso cedolare, a patto che la barriera rimanga intatta.

Semmai, visto l’aumento dei tassi nei bond, può essere utile considerare una sostituzione (switch) con certificati di nuova emissione che sfruttano i tassi più alti per offrire rendimenti o livelli di protezione più adeguati.

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