Resilienza è la parola d’ordine del mercato auto europeo, a giudicare dagli ultimi dati diffusi da ACEA.
Nel mese di settembre si registra un aumento del 5,7% da inizio anno, un risultato notevole nonostante il contesto macroeconomico difficile, caratterizzato dal persistente incremento dei prezzi dell’energia e dai venti contrari di natura geopolitica.
A sostenere questo percorso di crescita sono i veicoli elettrificati e ibridi, mentre i modelli tradizionali diventano un’opzione di acquisto sempre meno richiesta.
Mercato auto UE, la transizione accelera: ibride ed elettriche valgono quasi il 60% del mercato
La domanda per le varie tipologie di veicoli elettrificati è rimasta elevata, in particolar modo all’interno dei principali mercati europei, grazie alle misure di supporto per gli acquirenti e a un’offerta di modelli via via più estesa.
Dati ACEA, nei primi nove mesi del 2026 sono state immatricolate 1.931.465 nuove auto elettriche a batteria, raggiungendo così il 22,7% del mercato complessivo dell’Unione Europea e posizionandosi “come la seconda scelta di propulsore più popolare dall’inizio dell’anno“, sottolinea l’associazione.
Guardando al dato geografico, tre dei quattro maggiori mercato auto dell’UE (circa il 64% di tutte le immatricolazioni) hanno mostrato un incremento netto: Francia (+79,1%), Germania (+58,1%) e Danimarca (+40,3%). Anche il Belgio ha evidenziato una salita, seppur più contenuta, pari al 15,7%.
Traino principale sono le auto ibride-elettriche nell’UE, salite a 3.090.530 unità, con primi mercati auto del mese l’Italia (+20,8%), la Spagna (+20,5%), la Germania (+4,9%) e la Francia (+0,6%). Nel complesso, le motorizzazioni ibride-elettriche sono arrivate a coprire il 36,3% dell’intero mercato UE.
Parallelamente, le immatricolazioni di auto elettriche ibride plug-in hanno proseguito il loro trend di crescita, toccando le 860.257 unità nel periodo gennaio-settembre 2026, con ottimi risultati in Italia (+72,4%), Spagna (+34,7%) e Germania (+13,7%).
Le nuove ibride plug-in rappresentano adesso il 10,1% delle immatricolazioni nell’UE, segnando un passo avanti rispetto al 9% rilevato nello stesso lasso di tempo del 2025.
Crollo per benzina e diesel: sempre più piccola la loro quota nel mercato auto UE
E mentre auto elettriche e ibride aumentano la loro quota di mercato auto, benzina e diesel arretrano sempre di più.
A fine di settembre 2026, le immatricolazioni di auto alimentate a benzina hanno continuato segnato una contrazione del 19,1%, con flessioni rilevanti in tutti i grandi mercati del Continente. La Francia ha riportato la flessione più marcata, con volumi in calo del 36,1%, mentre perdite a doppia cifra si sono verificate anche in Germania (-22,7%), Spagna (-19%) e Italia (-16,4%).
Si contano 1.802.078 nuove auto immatricolate negli ultimi nove mesi per questa alimentazione, quota con cui la benzina è scesa al 21,2% del mercato dal 27,7% dello scorso anno.
Contestualmente, anche il comparto delle motorizzazioni diesel ha proseguito la sua discesa: le immatricolazioni registrano un calo del 19,5% e arrivano a coprire il 7,1% delle nuove immatricolazioni totali nell’UE, in calo dal precedente 9,3%.
ACEA: il mercato europeo resiste (+5,7%), ma la spinta vera arriva da Tesla e dai marchi cinesi
Spostando l’attenzione sui singoli gruppi del mercato auto UE, a settembre Stellantis registra un aumento delle vendite del 4,7% nell’UE con 139.582 unità, assestandosi su una quota di mercato del 14,4% (rispetto al 15,0% precedente). Tra i marchi del gruppo, Peugeot cresce del 5,7% ottenendo il 4,6% di quota, mentre Fiat sale del 24,3% portandosi al 2,7%.
Il Gruppo Volkswagen, considerando anche Audi e Porsche, subisce invece una contrazione del 4,1%, vedendo la propria quota scendere al 23,8%. Di contro, il gruppo Renault annota un +1,8%, portandosi a una quota del 10,5%.
Passando ai marchi premium, Mercedes evidenzia un incremento del 4,0% (quota al 5,5%) e BMW (inclusa Mini) segna un +0,9% (quota al 6,2%). In forte spinta appare Tesla, le cui vendite avanzano del 78,6% con 45.866 unità e una quota che sale al 4,7% (dal 2,9% precedente).
Come nella rilevazione precedente, anche stavolta i marchi cinesi continuano a ritagliarsi uno spazio sempre più ampio in Europa. A settembre le immatricolazioni firmate Byd salgono del 111,4% toccando 28.309 unità, con una quota di mercato pari al 2,9% (era l’1,5% un anno fa). Chery (che include i marchi Jaecoo, Jetour e Omoda) registra un balzo del 223,8% a 20.707 unità, per una quota del 2,1%.
Leapmotor, la cui distribuzione fa capo a una società controllata da Stellantis, cresce del 255,7% raggiungendo 10.229 unità. Risultano invece più contenute, ma pur sempre positive, le variazioni per Saic Motor (+24,8% a 22.978 unità, quota 2,4%) e per il gruppo Geely (+33,2% a 31.225 unità, quota 3,2%).
Mercato auto UE: i rischi per i possessori di certificati
Nonostante il dato complessivo generale, non sono tutte rose e fiori per investitori e possessori di certificati con sottostanze le aziende del mercato auto europeo.
Già la sola perdita di quote di mercato dei modelli a benzina e diesel, unita alla forte pressione competitiva sui prezzi esercitata dai produttori cinesi e da Tesla, potrebbe ridurre i margini operativi dei grandi gruppi europei (come Volkswagen o Renault). Il che può generare volatilità sui titoli azionari e aumentare il rischio di avvicinamento alle barriere di protezione del capitale presenti nei certificati.
A sua volta, l’accelerazione delle immatricolazioni di marchi come Byd o Geely modifica la struttura dei ricavi del settore occidentale.
Per il momento, investitori e possessori di certificati farebbero meglio a verificare se il certificato integra la clausola memoria per il recupero delle cedole, eventualmente non staccate in periodi di elevata volatilità del settore.
Conviene anche alutare la presenza di clausole di autocall. Perché se i titoli legati all’automotive dovessero subire fasi di debolezza per via della ristrutturazione verso l’elettrico, le probabilità di un riacquisto anticipato dal parte dell’emittente potrebbero ridursi, allungando l’orizzonte temporale dell’investimento.
