L’intelligenza artificiale traina diversi settori dell’economia, non solo il solo comparto tecnologico e digitale.
Anche le borse finanziarie stanno subendo in modo evidente l’impatto di questa innovazione, specialmente per via della presenza sempre più massiccia dei titoli AI all’interno dei panieri dei principali indici di riferimento, spinti dai successi straordinari dei colossi che sostengono questa tecnologia.
I titoli AI conquistano le borse mondiali (in primis S&P 500)
Ne è un esempio l’S&P 500: secondo un’analisi firmata Goldman Sachs, l’indice statunitense ha nel suo paniere ben un 45% di titoli AI, azioni legate all’intelligenza artificiale. Un dato in fortissima crescita se confrontato con il 25% circa registrato al momento del lancio di ChatGPT alla fine del 2022.
Va detto però che questo aumento non si è verificato a scatti. Le ponderazioni degli indici legate all’intelligenza artificiale sono cresciute in modo continuo nel corso del 2024 e del 2025, interrompendosi soltanto per brevi pause.
Una dinamica simile suggerisce che il movimento sia guidato sia da una domanda strutturale, sia da un entusiasmo prolungato da parte degli investitori. La solida crescita degli utili, il miglioramento dei margini operativi e le aspettative sempre più alte sui futuri incrementi di produttività hanno rafforzato ulteriormente questa tendenza, secondo Goldman Sachs.
Un livello di concentrazione così elevato di titoli AI non è del tutto insolito durante le grandi fasi di transizione tecnologica, ma in questo caso la portata del fenomeno è davvero notevole. Con quasi la metà dell’indice legata ad aziende connesse all’intelligenza artificiale, la direzione del mercato azionario nel suo complesso finisce per dipendere sempre più dalle prospettive di un singolo settore e dal destino di una manciata di società dominanti.
Tra l’altro, i forti utili e lo slancio hanno spinto la concentrazione nella tecnologia mega-cap, aumentando sia il potenziale di rialzo sia la vulnerabilità ai cambiamenti di sentiment.
Listini e titoli AI: quando pochi colossi muovono l’intera finanza
Non bisogna pensare, tuttavia, che questo rally sia un’esclusiva delle Big Tech tradizionali. Oltre ai giganti più noti come Microsoft, Amazon, Alphabet (Google), Oracle e CoreWeave, gli analisti di Jefferies invitano a guardare anche verso il mondo della sicurezza informatica, citando realtà come Palo Alto Networks e Okta, oltre ai player specializzati nella gestione e analisi dei dati come Snowflake e Dynatrace.
Ci troviamo di fronte a un mercato dai confini in continua espansione. Secondo gli esperti di Jefferies, il settore dell’intelligenza artificiale potrebbe raggiungere dimensioni dieci volte superiori rispetto all’attuale spesa complessiva per il software.
Gli stessi analisti evidenziano come i fornitori di servizi cloud abbiano accumulato un portafoglio d’ordini e ricavi arretrati pari a 1,67 trilioni di dollari negli ultimi due anni, a fronte di impegni di spesa in conto capitale per 453 miliardi di dollari.
Di conseguenza, i timori legati al fatto che gli ingenti investimenti previsti possano prosciugare i flussi di cassa dei principali cloud provider risulterebbero, secondo le analisi di Jefferies, del tutto eccessivi, specie di fronte a un mercato indirizzabile per l’IA pari a 26,5 trilioni di dollari.
La corsa dei giganti tech e il divario con l’Europa nei listini
Ma se negli Stati Uniti il 60% della capitalizzazione del Nasdaq fa capo a società AI-friendly e in Giappone il Nikkei 225 mostra un 54,5% di capitalizzazione legato al tema e un 20,8% in termini di ricavi effettivi, nel Vecchio Continente la situazione è diversa.
In Europa, il peso dei ricavi generati dall’IA sull’indice è al momento marginale, a fronte di un peso sulla capitalizzazione complessiva che appare invece più ampio.
Come spiega Lorenzo Demaria, country manager Italia di JustEtf, ci sono pochi nomi nei panieri borsistici. Nel caso del DAX tedesco il contributo principale arriva quasi per intero da tre nomi: Siemens, Siemens Energy e Infineon, che vendono al ciclo IA una frazione piccola del proprio giro d’affari. Guardando invece al FTSE MIB italiano, l’esposizione al tema si concentra prevalentemente su quattro grandi titoli come Prysmian, Enel, STMicroelectronics e Terna.
I mercati nella morsa dei titoli AI: opportunità e rischi per i possessori di certificati
Non è tutto oro quello che luccica in questo caso, soprattutto per investitori e possessori di certificati. Quest’estrema concentrazione degli indici azionari sui titoli AI trasforma infatti radicalmente il profilo di rischio e di rendimento per chi detiene certificati di investimento.
Se il paniere sottostante al certificato è legato agli indici generali (come S&P 500 o persino indici europei) o a panieri tematici tech, la protezione offerta dalla barriera o l’incasso delle cedole periodiche non dipendono più dalla salute generale dell’economia, ma quasi esclusivamente dalle performance di pochissimi colossi dell’IA.
Un eventuale storno improvviso di queste singole aziende rischia di far crollare l’intero indice sottostante, avvicinando pericolosamente il prezzo del certificato alle soglie barriera.
Di fronte a questo scenario, chi possiede certificati dovrebbe verificare prima di tutto la composizione esatta dei sottostanti. E soprattutto diversificare il proprio portafoglio affiancando ai certificati tech prodotti che abbiano come sottostanti settori difensivi poco correlati all’intelligenza artificiale (come utility tradizionali, sanità o beni di consumo di prima necessità), oppure prediligere certificati con barriere particolarmente ampie (almeno al 50% o 60%) e con effetto memoria, così da poter reggere l’impatto di un’eventuale correzione dei mercati senza compromettere il capitale o l’incasso dei premi.
