Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma a novembre, potrebbero accendere una fase di euforia sui mercati azionari globali. È la tesi di Ken Fisher, fondatore ed Executive Chairman di Fisher Investments, secondo cui il voto di midterm inaugura storicamente il periodo di nove mesi più consistentemente positivo nella storia di Wall Street, come spiegato nel commentario di mercato pubblicato da Fisher Investments.
Perché le elezioni di metà mandato spaventano (prima) e rassicurano (dopo)
Il ragionamento di Fisher parte da un’osservazione sul funzionamento della politica americana. Nel secondo anno di mandato presidenziale, come il 2026, prende avvio la campagna per le elezioni di metà mandato e la retorica si fa più estrema, alimentando incertezza sui mercati. Analizzando i dati dell’ultimo secolo, nei primi tre trimestri degli anni di midterm le azioni americane sono salite solo nel 46%, 58% e 60% dei casi rispettivamente.

Lo scenario cambia radicalmente dopo il voto di novembre. Alle elezioni di metà mandato, il partito del presidente in carica ha perso seggi alla Camera e al Senato rispettivamente nell’89% e nel 71% dei casi. Per Fisher è proprio questo l’elemento chiave: quando le leggi più divisive restano bloccate, le Borse festeggiano la fine dell’incertezza legislativa.
Il “midterm miracle”: +20% medio in nove mesi
I numeri citati da Fisher sono netti. Negli anni di elezioni di metà mandato le azioni americane sono salite nell’84% dei casi nel quarto trimestre e nel 92% dei casi nei nove mesi successivi al voto, con un guadagno medio del 20%. Si tratterebbe del periodo di nove mesi più consistentemente positivo nell’intera storia di Borsa, con un’unica performance negativa registrata durante la Grande Depressione.

Secondo Fisher, non conta quale partito sia al potere, né come si sia comportato il mercato prima del voto. È un elemento che, a nostro avviso, rende il quadro interessante per chi investe: il fenomeno descritto da Fisher prescinde dagli schieramenti politici e si basa su un dato ricorrente, la riduzione del rischio legislativo percepito dal mercato.
L’effetto si estende oltre Wall Street
L’onda lunga del rally post-elettorale, secondo l’analisi, non resta confinata agli Stati Uniti. Le azioni americane e quelle non statunitensi mostrano una correlazione di 0,83, un valore alto considerando che 1,00 indica un movimento parallelo nella stessa direzione. Anche il FTSE Mib e lo S&P 500 mostrano una forte correlazione di 0,70, il che significa che un rialzo di Wall Street tende a trasmettersi anche a Piazza Affari.
Come precedente, Fisher richiama il biennio 2022-2023: l’ultima volta che l’indice S&P 500 guadagnò il 26% in nove mesi, il FTSE Mib balzò del 43% in euro. Un episodio che, se la storia dovesse ripetersi, offrirebbe un parallelo diretto con la fase attuale.
Lo scenario politico 2026: Camera e Senato in bilico
Il contesto elettorale di quest’anno presenta margini ristretti. I repubblicani di Trump detengono una maggioranza risicata in entrambi i rami del Congresso: si vota per tutti i 435 seggi della Camera e per 35 dei 100 seggi del Senato. Dopo il ridisegno dei collegi elettorali, i seggi realmente contendibili sono circa 25 alla Camera e sette al Senato.

Due gli scenari principali delineati:
- i democratici conquistano almeno un ramo del Congresso, ipotesi considerata probabile vista la flessione di Trump nei sondaggi, determinando uno stallo legislativo completo;
- i repubblicani mantengono il controllo di entrambe le Camere, ma con una maggioranza ancora più ridotta, il che acuirebbe le divisioni interne al partito.
In entrambi i casi, secondo Fisher, il rischio legislativo percepito dal mercato è destinato comunque a ridursi, un fattore che a suo giudizio alimenterebbe ulteriormente la fiducia degli investitori.
Cosa osservare nelle prossime settimane
La lettura di Fisher va presa con la dovuta cautela: si tratta di una regolarità statistica, non di una garanzia, e la redazione ricorda che i mercati restano esposti anche ad altre variabili, dalle mosse della Federal Reserve sui tassi alle tensioni commerciali internazionali. Vale comunque la pena monitorare da vicino l’andamento dei sondaggi elettorali e la reazione di Wall Street nelle settimane immediatamente successive al voto di novembre, quando secondo questa tesi dovrebbe materializzarsi la svolta.
Per chi segue i mercati Usa con un’ottica più ampia, può essere utile anche il quadro tracciato in questo approfondimento sulle stime di crescita record degli utili dello S&P 500, utile per contestualizzare l’attuale fase di mercato in vista dell’appuntamento elettorale.
