Continua ad aumentare il PIL Eurozona, sebbene in maniera non così elevata. Secondo la stima flash preliminare pubblicata da EUROSTAT, si registra infatti un incremento dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nell’Unione Europea: un rallentamento rispetto al secondo trimestre, quando il PIL era aumentato dell’0,6% nell’area dell’euro e dell’0,7% nell’UE, ma comunque sufficiente per evitare a Eurolandia di sprofondare nella recessione tecnica.
PIL Eurozona, resilienza economica e divari tra i grandi Stati membri
Siamo di fronte a un altro trimestre forte per il PIL Eurozona; nonostante il peggioramento dello shock energetico, l’economia continua ad essere resiliente. Lo si vede chiaramente anche analizzando il dato destagionalizzato. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il PIL Eurozona destagionalizzato è aumentato dell’1,3% nell’area dell’euro e dell’1,5% nell’UE nel terzo trimestre del 2026, dopo aver segnato un +1,2% nell’area dell’euro e un +1,4% nell’UE nel trimestre precedente.
Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili dati per il terzo trimestre del 2026, l’Irlanda si segnala anche stavolta prima della classifica, con una crescita del 5,5%. Un dato emblematico: come fa notare ING Think, senza l’Irlanda, il tasso di crescita dell’eurozona si è attestato su un discreto 0,2%.
Per quanto riguarda le altre potenze del blocco, la Spagna ha messo a segno una forte crescita dello 0,6% (in calo rispetto allo 0,7% del trimestre precedente). Anche questo mese, il paese iberico continua a superare la media dell’area dell’euro grazie alla produttività del mercato del lavoro, a un’industria turistica e a una domanda interna solide, oltre a una posizione fiscale relativamente favorevole.
A sua volta, la Germania è cresciuta solo dello 0,2% nel terzo trimestre, mentre la crescita della terza economia del blocco, l’Italia, è rimasta piatta (0,0%).
Male invece per la Francia, in contrazione dello 0,1%. Il paese transalpino è alle prese con l’impennata dei costi di finanziamento, mentre gli investitori si oppongono alla lotta politica per ridurre il suo elevato deficit di bilancio e il crescente debito nazionale.
Inflazione, energia e tassi: la BCE resta in bilico
Finora l’economia dell’Eurozona ha retto bene, riuscendo apparentemente a scrollarsi di dosso la crisi in Medio Oriente. La crescita aveva addirittura accelerato dopo l’inizio del conflitto a fine febbraio, una dinamica insolita per un grande importatore di energia.
L’impatto sull’inflazione è rimasto tra l’altro contenuto e i salari reali continuano a crescere. Se da un lato l’industria soffre per il caro energia, dall’altro trae spinta dal boom tecnologico e dall’aumento della spesa per difesa e infrastrutture. I mesi invernali si prospettano però più difficili, con i prezzi di energia e gas in costante aumento.
A questo si aggiunge la stretta creditizia segnalata dalla BCE, con tassi d’interesse più elevati che frenano la propensione all’indebitamento delle imprese. La Banca centrale europea ha scelto di lasciare i tassi stabili, ritenendo che il caro energia non si sia ancora tradotto in effetti a cascata sull’inflazione generale. Tuttavia, gli analisti non escludono un nuovo aumento del costo del denaro a dicembre se i prezzi energetici non accenneranno a scendere.
PIL Eurozona e le nubi sul 2027: i consigli per i possessori di certificati
Insomma, le prospettive del PIL Eurozona per il 2027 sono decisamente complicate, specie davanti alle ulteriori pressioni inflazionistiche in arrivo. A tal riguardo, Joe Nellis, responsabile della ricerca economica presso la contabilità MHA, ha sottolineato che se la crisi in Medio Oriente non verrà risolta nel prossimo futuro, “i costi dell’energia e dei trasporti continueranno ad aumentare, esercitando una pressione ancora maggiore sul costo della vita e sulle finanze delle famiglie“.
E così su investitori e possessori di certificati. Proprio la fase attuale comporterà un aumento della volatilità sui mercati, in particolare sui titoli ciclici, industriali e sulle aziende delle nazioni più in difficoltà come la Francia o con crescita piatta come l’Italia.
Se i mercati faticano a prendere una direzione chiara o subiscono correzioni a causa dei costi energetici, aumenta il rischio di toccare le barriere protettive, pur beneficiando eventualmente delle cedole periodiche se i sottostanti rimangono sopra i livelli di guardia.
Cosa fare, dunque? Intanto effettuare un’attenta analisi del proprio portafoglio per verificare la distanza delle barriere dei certificati attualmente in portafoglio rispetto ai prezzi di mercato dei singoli titoli sottostanti. E poi, se si temono scossoni improvvisi nei mesi invernali, valutare la rotazione verso certificati con cedole incondizionate o con meccanismi di autocallable, che permettano di disinvestire rapidamente in caso di rimbalzo tecnico dei mercati.








