S&P 500, utili robusti per le aziende, ma senza fuochi d’artificio: focus sulle midterm

Crescita degli utili robusta come sempre, ma stavolta senza troppe sorprese positive. Questa è la rotta dello S&P 500, stando alle stime dello S&P 500 Earnings Scorecard di LSEG I/B/E/S, che indicano un aumento del 31,6% degli utili delle società dell’indice nel terzo trimestre del 2026.

Resta però da capire come si muoveranno i mercati dopo le elezioni di midterm, considerando che anche la maggioranza al Congresso può orientare l’andamento del listino.

S&P 500, energia e tecnologia trascinano la corsa dei conti trimestrali

Finora hanno pubblicato i conti 299 aziende su 500 (60% dell’indice). Di queste, l’81,6% ha battuto le attese sugli utili, contro l’86,1% del trimestre precedente e l’84,1% del primo. La sorpresa media si ferma al 4,5%, circa la metà dell’8,5% registrato tre mesi prima.

Per chi ha già pubblicato, la crescita effettiva degli utili è del 32,4%, che scende al 26,4% escludendo il comparto energetico. Sul fronte dei ricavi, la crescita stimata è del 13,6% (14,2% per chi ha già comunicato i dati). Solo il 69,9% ha superato le previsioni, rispetto al 77,7% del secondo trimestre, con una sorpresa media del 2,4%.

A livello settoriale, a spingere la corsa sono l’energia (utili più che raddoppiati, +146,2%), e la tecnologia (+68,9%). Seguono i materiali (+32,8%) e gli industriali (+24,5%), mentre in coda troviamo i beni di consumo discrezionali (+3,9%), il real estate (+5,5%) e i beni di consumo di base (+5,8%).

Frena in modo netto il settore dei servizi di comunicazione, con una stima di crescita scesa al 18,5% dal 49% previsto a inizio mese. Nei beni di consumo discrezionali, inoltre, il 31% delle aziende ha deluso le attese sugli utili e il 55% quelle sui ricavi.

Come sarà il resto del 2026 tra stime e incognita midterm

E ora il futuro. Sempre secondo gli analisti di LSEG, è prevista per le aziende che compongono il paniere dell’S&P 500 una crescita degli utili del 29,7%, in lieve aumento rispetto al 28,5% stimato a inizio ottobre. Mentre per l’intero 2026 si punta a un incremento del 36,1%, destinato poi a rallentare al 16,4% nel 2027.

C’è da dire però che qualcosa potrebbe cambiare a seconda dell’esito delle elezioni di midterm, con il Super Tuesday previsto per domani 3 novembre. Secondo un’analisi del Financial Times, chi compra azioni americane all’ultima chiusura prima di una scadenza di midterm guadagna nei sei o dodici mesi successivi. Un andamento curioso, che a detta del quotidiano londinese, si spiega in parte con il dissolversi dell’incertezza politica una volta votato.

In genere, comunque, a una solida performance post-elettorale fa da contraltare una fase preparatoria piuttosto debole. Secondo FT, nei cicli di midterm dal 1942 in poi l’S&P 500 ha perso in media il 18% dal picco al minimo nel corso dell’anno.

Le ombre sulle quotazioni S&P 500 con il rebus delle elezioni

Per alcuni gestori, tuttavia, questa fase positiva potrebbe interrompersi stavolta, nonostante i guadagni a due cifre accumulati dai listini quest’anno (al netto della recente correzione dei titoli tecnologici). A preoccupare è infatti l’orizzonte. La scorsa settimana i prezzi del petrolio sono tornati ai livelli di aprile, spinti dalle speculazioni su una possibile intensificazione della campagna militare statunitense contro l’Iran dopo il voto.

Inoltre, qualcosa è cambiato rispetto al passato. A cominciare dalle valutazioni. Le azioni USA non sono mai state così costose alla vigilia delle elezioni di medio termine: dati di Robert Shiller, il rapporto prezzo/utili ciclicamente corretto (CAPE) dell’S&P 500 si attesta a quota 40,7, ben oltre il precedente record di 33,8 toccato nell’ottobre del 1998.

A ciò si aggiunge la politica. Stando al Carson Investment Research, dal 1951 l’S&P 500 ha registrato un rendimento medio annuo del 13,7% con un presidente repubblicano e un Congresso diviso, a fronte del solo 4,9% ottenuto quando i democratici controllavano sia la Camera sia il Senato sotto un presidente repubblicano. Una spiegazione dei maggiori risultati ottenuti con un Congresso diviso è che l’impasse rende più difficile l’approvazione di una legislazione radicale che possa perturbare troppo i mercati.

S&P 500 tra 2026 e midterm: cosa non devono fare i possessori di certificati

Nonostante le incognite del midterm imminente e dell’andamento in generale delle tensioni geopolitiche, è bene rimarcare che questo 2026 difficilmente si chiuderà in territorio debole: per il calo più marcato dell’S&P 500 quest’anno si è fermato al 9%, cioè la metà della media storica per gli anni di midterm.

Semmai, per investitori e possessori di certificati, i problemi sono più sul fronte della volatilità. Con i mercati sui massimi e oscillazioni forti nel settore tech, la vicinanza a eventuali barriere protettive sui certificati legati a panieri di azioni tecnologiche o discrezionali aumenta il rischio di compromissione del capitale o di perdita dell’effetto bonus.

Inoltre, le tensioni geopolitiche sul petrolio e gli esiti del voto di midterm possono innescare rotazioni rapide tra settori, penalizzando i sottostanti legati ai beni di consumo o alla tecnologia.

Detto ciò, meglio evitare per ora mosse impulsive, soprattutto se dettate dal voto, sull’onda dell’ansia pre-elettorale: conviene anzi sfruttare la situazione per verificare che l’esposizione complessiva del portafoglio sia coerente con la propria tolleranza al rischio.

Continua a leggere: