Con il deciso calo del prezzo del petrolio registrato nelle ultime settimane, favorito dalle prospettive di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, si sono ridimensionati i timori di una nuova accelerazione dell’inflazione nell’Eurozona.
Ma non di un nuovo rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea. Se da un lato il rallentamento dell’inflazione offre margini di ottimismo, dall’altro l’istituto di Francoforte continua a monitorare con attenzione i possibili effetti ritardati degli aumenti dei costi energetici sull’economia reale. Elemento che, se confermato, darebbe all’Eurotower un motivo di alzare i tassi nelle prossime sedute.
Inflazione e petrolio in calo, ma la BCE resta prudente
C’è dell’ottimismo in Europa, almeno sul fronte dell’inflazione. Secondo la stima preliminare diffusa da EUROSTAT, i prezzi al consumo nell’Eurozona sono scesi al 2,8% a giugno 2026, un valore inferiore sia alle attese degli analisti, che prevedevano un 3,0%, sia al 3,2% registrato nel mese di maggio.
Speranze vengono anche dal comparto energetico. Il prezzo del Brent, che all’inizio di giugno si aggirava intorno ai 100 dollari al barile, è oggi 6 luglio intorno a circa 71 dollari, una flessione di circa il 23% nell’arco di un mese. Nonostante ciò, le quotazioni restano ancora superiori di circa il 18% rispetto a sei mesi fa, segno che il livello dei prezzi dell’energia rimane comunque elevato rispetto all’inizio dell’anno.
Anche la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha riconosciuto il miglioramento del quadro macroeconomico. In occasione della riunione annuale a Sintra (Portogallo), ha spiegato che i rischi legati a inflazione e crescita risultano oggi “più bilanciati” rispetto a quanto avveniva solo poche settimane fa.
Perché un nuovo rialzo dei tassi resta ancora possibile
Questa maggiore stabilità, tuttavia, non implica automaticamente la fine della stretta monetaria. Almeno per ora, diversi esponenti della banca centrale ritengono che il lavoro contro l’inflazione non sia ancora concluso; alcuni addirittura durante il forum di Sintra hanno sottolineato come gli effetti degli aumenti dei prezzi dell’energia legati al conflitto in Medio Oriente possano ancora trasmettersi all’economia nei prossimi mesi.
In altre parole, anche se il petrolio è tornato a scendere, gli aumenti passati potrebbero continuare a riflettersi su molti beni e servizi con un certo ritardo.
Una posizione condivisa anche dagli analisti di Barclays, secondo cui le pressioni inflazionistiche già accumulate stanno continuando a influenzare l’economia europea. Per questo motivo “riteniamo che ci sia spazio per un secondo aumento dei tassi di 25 punti base a settembre“.
Anche Citi mantiene una posizione simile. Gli analisti osservano che, pur con il Brent ormai vicino ai 70 dollari al barile e con un’inflazione di giugno inferiore alle aspettative, esistono ancora elementi che potrebbero giustificare un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.
Le voci più prudenti: nessuna corsa a nuovi aumenti
Accanto alle posizioni più rigorose emergono però anche orientamenti decisamente più cauti. Diversi membri del Consiglio direttivo della BCE ritengono infatti che non vi sia alcuna urgenza di procedere con nuovi rialzi nell’immediato.
Tra questi c’è Emmanuel Moulin, membro del Consiglio direttivo della BCE e governatore della Banca di Francia. Durante la conferenza Rencontres Économiques di Aix-en-Provence, in un’intervista rilasciata a Bloomberg, Moulin ha spiegato che la banca centrale si trova oggi in una posizione relativamente favorevole grazie all’ultimo aumento dei tassi e al contemporaneo calo del prezzo del petrolio.
Secondo Moulin, “al momento non si prevedono effetti di secondo ordine“, precisando inoltre che, pur essendo ancora troppo presto per anticipare le decisioni delle riunioni di luglio e settembre, i responsabili della politica monetaria hanno chiarito di non essere entrati in un nuovo ciclo di rialzi automatici.
Sulla stessa linea si è espresso anche il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel. Intervistato da Bloomberg, ha ricordato che tutte le opzioni rimangono aperte per le prossime riunioni della BCE, ribadendo un principio già evidenziato più volte da Lagarde: la banca centrale ha ormai abbandonato la forward guidance e prenderà ogni decisione riunione per riunione, sulla base dei dati economici disponibili.
Inflazione, petrolio e tassi BCE: i rischi e le opportunità per i possessori di certificati
Nei prossimi mesi le decisioni continueranno comunque a dipendere dal Consiglio direttivo presieduto da Christine Lagarde e, di conseguenza, ogni scenario resta ancora aperto.
Se il raffreddamento dei prezzi energetici dovesse consolidarsi, la BCE potrebbe decidere di rinviare un secondo aumento dei tassi oppure interrompere del tutto l’attuale fase restrittiva. Al contrario, se gli aumenti dell’energia dovessero continuare a trasferirsi su alimentari, servizi e salari, un nuovo rialzo rimarrebbe un’opzione concreta.
Davanti a tutto ciò, per investitori e possessori di certificati si apre un bivio quasi abissale: se la banca centrale dovesse interrompere i rialzi dei tassi o limitarsi a un solo ulteriore intervento, i mercati potrebbero beneficiare di un clima più favorevole, sostenendo soprattutto i certificati con sottostanti azionari e quelli dotati di barriere relativamente vicine ai livelli correnti.
Al contrario, un nuovo ciclo di rialzi più aggressivo potrebbe aumentare la volatilità e mettere sotto pressione alcuni sottostanti, rendendo più difficile il mantenimento delle barriere previste dai certificati.
Per questo motivo gli investitori dovrebbero monitorare attentamente le prossime riunioni della BCE, verificare periodicamente la distanza dei sottostanti dalle rispettive barriere e valutare se il proprio portafoglio sia coerente con uno scenario di tassi che potrebbe rimanere elevato ancora per diversi mesi.
