L’ultimo trimestrale 2025 ha confermato la forza del settore bancario italiano, con risultati solidi che hanno superato le attese su più fronti, dagli utili alla redditività. Lo ha notato anche Deutsche Bank che, sulla scia del trend, ha formulato previsioni ottimistiche per il settore finanziario italiano, aggiornando al rialzo le stime per i prossimi quattro anni e i target price di diversi istituti di credito.
Deutsche Bank premia le banche italiane: stime e target price al rialzo
I solidi risultati del quarto trimestre, superiori alle attese, spingono Deutsche Bank a formulare previsioni ottimistiche per il settore finanziario italiano, con un aumento medio delle stime di utile netto del 5% per il quadriennio 2026-2029, grazie anche a un costo del rischio ora stimato intorno ai 30 punti base. In particolare, il colosso tedesco stima sull’utile per azione 2026-2029: +1% per Banco BPM, +4% per BPER e Credem, +5% per Intesa Sanpaolo, +2% per Monte dei Paschi e +3% per UniCredit, mentre sono previsti lievi cali per Banca Popolare di Sondrio (-3%) e Mediobanca (-1%).
Per Banco BPM, la traiettoria verso un utile netto 2027 di 2,15 miliardi di euro viene definita “promettente” da DB. Mentre per Credem, le stime sono state riviste al rialzo del 5% in media, sostenute da un margine di interesse netto (NII) atteso in crescita progressiva nei prossimi due anni. Infine, per BPER le stime 2026-2029 registrano un incremento medio dell’8%, con un costo del rischio inferiore a 40 punti base. “Abbiamo aumentato il payout ratio all’80% per ciascuno dei prossimi anni, pur non avendo ancora incluso alcun Share Buy Back nelle nostre previsioni, sebbene riteniamo altamente probabile che BPER ne realizzi almeno una parte – circa 600 milioni di euro – con il nuovo piano industriale”, dicono gli analisti.
In rialzo anche le stime relative al margine di interesse. Secondo DB, nonostante un Euribor a tre mesi previsto stabile al 2%, i piani di Intesa Sanpaolo e UniCredit puntano a una crescita del margine di interesse del 3% nel 2026. “Entrambe le banche dovrebbero accelerare la redditività, con un ROTE prossimo al 25% nei prossimi due anni, offrendo al contempo rendimenti del capitale intorno al 10%”. E con l’attività di prestito che segnala una crescita annua in accelerazione, dal 2,0% del terzo trimestre al 3,0% del quarto, “prevediamo ora un incremento del NII del 3% nel 2026, supportato anche dal maggiore contributo dei portafogli replicanti, che rappresentano stabilmente circa il 20% del net interest income”.
In questo scenario, i target price sono stati rivisti al rialzo. Gli analisti di Deutsche Bank hanno confermato la raccomandazione “Buy” su Banco BPM (13,7 euro, da 13,3), Banca Mediolanum (20,5 euro, da 19,4), Banca Popolare di Sondrio (19,4 euro, da 17,6) e BPER (13,4 euro, da 12,1). Rimane invece “Hold” il giudizio su Credem (17,1 euro, da 15,4) e FinecoBank (20,7 euro, da 19,5).
Banche italiane alla riscossa dopo la crisi del 2008
Gli upgrade di Deutsche Bank, insieme a quelli di altri grandi istituti, confermano la solidità del settore bancario italiano, che oggi sembra riscattarsi dai difficili anni successivi alla crisi del 2008, quando le banche erano particolarmente vulnerabili agli shock finanziari internazionali. Anche per Roberto Scholtes, responsabile della strategia di Singular Bank, le banche italiane sono oggi molto più solide e meglio gestite rispetto a vent’anni fa. “I bilanci risultano meno indebitati, con rapporti prestiti/depositi sotto il 100%, la dipendenza dai mercati interbancari e dei capitali per i finanziamenti è stata drasticamente ridotta e le fonti di reddito sono ora più diversificate”.
A rafforzare il comparto hanno contribuito anche le scelte strategiche degli anni passati: i salvataggi durante la crisi, le ristrutturazioni dei crediti deteriorati e le pressioni delle autorità europee hanno spinto le banche più deboli verso fusioni o risoluzioni, trasformando un settore in perdita in uno tra i più redditizi e resilienti d’Europa. Addirittura oggi le banche sono diventare il vero e proprio motore del FTSE MIB, che il mese scorso ha toccato i livelli più alti dal 2001: secondo Bloomberg, circa l’80% dei guadagni del mercato italiano è stato generato dagli istituti di credito, che pesano quasi il 40% del benchmark nazionale.
Cosa significhi tutto questo per i benchmark azionari italiani resta da valutare. Sempre secondo la testata statunitense, l’economia italiana dovrebbe continuare a crescere grazie a una riduzione della disoccupazione e alla moderazione dell’inflazione, creando un contesto positivo per le banche. Con la Banca Centrale Europea pronta a mantenere i tassi vicini agli attuali livelli, i ricavi da prestiti dovrebbero rimanere stabili.
Banche italiane: contesto favorevole per i possessori di certificati
L’upgrade dei titoli bancari da parte di colossi come Deutsche Bank è sempre una buona notizia per investitori e possessori di certificati, soprattutto alla luce delle stime rialziste su utili e margine di interesse, che rendono il contesto dei sottostanti più favorevole, riducendo il rischio di ribassi improvvisi e aumentando le probabilità di apprezzamento dei certificati collegati.
In particolare, i certificati legati a banche con raccomandazione “Buy”, come Banco BPM, BPER o Mediolanum, potrebbero beneficiare sia di eventuali rialzi dei prezzi dei titoli sia di flussi di cedole più stabili, grazie alla maggiore capacità degli istituti di generare utili e distribuire dividendi. Anche i certificati legati a banche con giudizio “Hold”, come Credem o FinecoBank, possono garantire rendimenti relativamente stabili, sostenuti dalla resilienza dei bilanci e dalla ridotta esposizione ai rischi di mercato, pur con un potenziale di crescita più contenuto.
A rafforzare questo scenario concorrono la crescita dei prestiti, la stabilità dei tassi BCE e la diversificazione delle fonti di reddito, elementi che contribuiscono a ridurre la volatilità dei sottostanti e a creare un quadro più prevedibile per i prodotti strutturati. Si auspica che le previsioni di Bloomberg sull’economia italiana e sul comparto bancario locale si concretizzino nel corso dell’anno, a beneficio non solo delle banche ma anche degli investitori.
