Nonostante il contesto economico complesso, l’interesse per nuovi investimenti nelle economie avanzate resta vivo. Anzi, secondo un recente report di Barclays, l’incremento della spesa in intelligenza artificiale, infrastrutture energetiche e difesa, unito alla crescente esigenza di rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento, potrebbe dare il via a un nuovo ciclo di investimenti in questi mercati.
Si delinea dunque uno scenario di resilienza economica, che mette in discussione le preoccupazioni macroeconomiche emerse di recente, come quelle relative al credito privato.
Barclays: in arrivo nelle economie avanzate un nuovo ciclo di investimenti
Dopo due decenni di bassi tassi di investimento — lo scorso anno l’attività aveva raggiunto il 22% del PIL — le prospettive di un ritorno a livelli più elevati appaiono promettenti nelle economie avanzate, secondo gli analisti di Barclays. In particolare sul fronte dell’IA, le cui scoperte a detta del broker inglese, “hanno innescato un’enorme ondata di investimenti da parte delle aziende hyperscale“. E l’impatto è tale che “pure le aziende al di fuori del settore tecnologico dovranno investire per integrare l’IA nei propri flussi di lavoro“.
Ancora una volta, il mondo dell’intelligenza artificiale si conferma un vero e proprio boost finanziario nelle economie avanzate. E dalle dimensioni notevoli, anche su più comparti: per dimensionare l’entità dell’effetto, Barclays stima che i componenti sensibili all’IA potrebbero contribuire per 2,8 punti percentuali alla crescita media annua degli investimenti negli Stati Uniti entro il 2026, mentre in Europa l’impatto sarà probabilmente più contenuto.
E da qui una reazione “a catena”. Il crescente ricorso all’IA comporterà a sua volta un aumento del fabbisogno energetico nelle economie avanzate, mentre le tensioni geopolitiche, come i conflitti in Ucraina e Iran, hanno reso evidente “l’urgenza per l’Europa di investire nelle proprie infrastrutture energetiche”. Secondo Barclays, gli investimenti in energia potrebbero contribuire per 0,3-0,7 punti percentuali alla crescita complessiva degli investimenti negli Stati Uniti e in Europa nel 2026.
E a sua volta gli eventi geopolitici potrebbero stimolare gli investimenti nella difesa. Non a caso, i paesi della NATO si sono impegnati ad aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL, e gli analisti stimano che questo settore potrebbe aggiungere altri 0,3 punti percentuali alla crescita degli investimenti negli Stati Uniti e in Europa.
Unitamente a una normalizzazione degli investimenti in altri settori, questi fattori potrebbero portare, secondo Barclays, la crescita media annua degli investimenti nel 2026 al di sopra del 6% negli Stati Uniti e tra il 4,5 e il 5% nell’area euro e nel Regno Unito. Entro la fine del decennio, il rapporto investimenti/PIL potrebbe raggiungere o superare i livelli registrati negli anni ’90, segnando un ritorno a una fase di forte dinamismo economico.
Credito privato, rischio sotto controllo per le economie avanzate secondo Barclays
Si profila dunque uno scenario positivo per le economie avanzate. Il che è curioso se si pensa che fino a poco tempo fa erano emerse preoccupazioni macroeconomiche, in particolare sul credito privato. In realtà, secondo Barclays, nella sua forma attuale, questo settore ha una capacità limitata di generare perdite a cascata tali da compromettere l’intero sistema finanziario.
Pur non negando che “stiano emergendo sacche di stress, soprattutto nei segmenti sensibili ai tassi di interesse e ad alto indebitamento”, la banca inglese è però dell’idea che l’uso generalmente moderato della leva finanziaria (nonche la sua dipendenza da strutture di “back leverage” ben protette) “riduca sostanzialmente il rischio che tali stress si propaghino a cascata fino a sfociare in un’instabilità finanziaria sistemica“. In caso di perdite, secondo Barclays, è più probabile che queste vengano assorbite dagli investitori azionari, piuttosto che trasmesse attraverso il sistema bancario. Il rischio si concentrerebbe quindi “nella qualità del credito e nella trasparenza che nelle strutture dei fondi stessi“.
A conferma di ciò, i test di copertura degli attivi, i covenant dei finanziatori, i meccanismi di esclusione e i canali di finanziamento sovracollateralizzati offrirebbero una resilienza strutturale, anche se “l’opacità relativa alle valutazioni e ai fondamentali dei mutuatari complica la valutazione del rischio”. E sebbene “l’interconnessione delle strutture possa introdurre complessità e rischi di correlazione”, Barclays ritiene che i nodi più importanti del sistema finanziario siano oggi ben protetti.
Va inoltre sottolineato che il credito privato non è ancora stato messo alla prova da una recessione completa e prolungata, caratterizzata da elevati tassi di insolvenza e perdite realizzate. Questo rende gli esiti della ripresa incerti, ma, secondo il broker, si tratta di “un problema di rendimenti, non di natura sistemica“.
Barclays ed economie avanzate: opportunità e rischi per i possessori di certificati
In breve, lo scenario delineato da Barclays su investimenti e credito privato nelle economie avanzate offre prospettive interessanti per investitori e possessori di certificati, ma sempre da valutare con attenzione. L’impulso agli investimenti in intelligenza artificiale, infrastrutture energetiche e difesa, insieme alla resilienza del credito privato, può tradursi in un contesto di maggiore stabilità dei sottostanti dei certificati, con un potenziale incremento dei rendimenti legati a questi settori.
Allo stesso tempo, la presenza di sacche di stress nei segmenti più sensibili ai tassi di interesse e all’indebitamento richiama alla prudenza: le perdite, se dovessero manifestarsi, sono più probabilmente assorbite dagli investitori azionari che propagate attraverso il sistema bancario, riducendo così il rischio sistemico. Per chi detiene certificati, significa che il rischio principale resta legato alla qualità e alla trasparenza dei sottostanti, piuttosto che a un collasso generalizzato delle economie avanzate.
In pratica, gli investitori possono beneficiare di un contesto di crescita degli investimenti e di maggiore resilienza finanziaria, ma devono comunque monitorare la solidità dei fondi sottostanti e l’opacità di alcuni segmenti di mercato.

