ENI guarda al futuro tra investimenti, buyback e dividendi. Il gigante nazionale degli idrocarburi ha svelato il suo piano strategico fino al 2030, con l’obiettivo di rafforzare sia il settore tecnologico che le risorse umane.
Al centro della strategia anche la valorizzazione degli azionisti, supportata da un nuovo programma di riacquisto di azioni e dalla prospettiva di una cedola straordinaria, che rappresenta un significativo upside per chi detiene titoli ENI.
ENI presenta il piano strategico 2026-2030: focus su crescita e innovazione
Come il 2025 a livello di conti, anche il 2026 e gli anni a venire saranno segnati da ambizione e crescita, a giudicare dal piano strategico 2026-2030 recentemente presentato dall’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, insieme al top management del gruppo.
Un piano che punta su investimenti non solo in tecnologia e capitale umano ma anche sull’ulteriore sviluppo dei modelli di business legati alla transizione energetica, con un’attenzione particolare ai progetti di Exploration & Production (E&P), il cui portafoglio viene definito da ENI come il migliore “nella storia della Società“.
A tal riguardo, il colosso degli idrocarburi prevede una crescita annua della produzione E&P del 3-4% fino al 2030, “sostenuta da un portafoglio di progetti rilevanti già esistenti“, mentre la produzione underlying sarà ancora più elevata prima degli effetti delle operazioni in portafoglio, “generate dal modello dual exploration che hanno consentito di incassare oltre $13 miliardi dal 2013“.
Nel settore Global Gas & LNG Portfolio (GGP), ENI stima un Ebit pro-forma di circa 1 miliardo l’anno, con un ulteriore potenziale di crescita legato al piano, mentre il valore previsto per il 2026 si attesta anch’esso intorno a 1 miliardo di euro.
Per quanto riguarda i business della transizione energetica, l’attenzione è focalizzata sull’accelerazione di Plenitude, recentemente deconsolidata, e di Enilive. Per Plenitude, la società mira a raggiungere i 15 gigawatt di capacità installata entro il 2030, dai 5,8 GW raggiunti a fine 2025, con un Ebitda stimato di 1,3 miliardi nel 2026, che salirà a oltre 2,5 miliardi a fine piano. Per Enilive, invece, si prevede un Ebitda di 1,1 miliardi nel 2026, destinato a triplicare fino a 3 miliardi nel 2030, grazie anche alla ripresa del mercato dei biocarburanti.
ENI valorizza gli azionisti: dividendi, buyback e cedola straordinaria
Oltre agli investimenti, il piano strategico di ENI mette al centro anche la valorizzazione degli azionisti, attraverso una combinazione di dividendi, nuovo programma di riacquisto di azioni e, soprattutto, un potenziale upside che si traduce in una cedola straordinaria.
Per il 2026, è prevista la distribuzione di un dividendo di 1,10 euro per azione (“in aumento di circa il 5%“, rimarca il gruppo). A questa misura si affianca il nuovo buyback da 1,5 miliardi di euro, parte del programma 2028, che potrà essere aumentato fino a 4 miliardi, in caso di incrementi del cash flow operativo, come deliberato oggi dal consiglio di amministrazione.
A questi si aggiunge, poi, un meccanismo di valorizzazione legato all’upside del flusso di cassa operativo. Funziona così: se il prezzo del Brent resta fino a 90 dollari al barile, il 60% dei flussi di cassa incrementali rispetto al piano sarà destinato a un ulteriore riacquisto di azioni proprie. “Nel caso in cui il prezzo medio del Brent per l’anno superi i 90 dollari, o se i prezzi del gas o i margini di raffinazione superino del 50% lo scenario di budget, la Società destinerà l’intero flusso di cassa incrementale a un dividendo straordinario, da corrispondere agli azionisti nell’ultimo trimestre dell’anno“.
ENI e piano strategico 2026-2030: le opportunità per i possessori di certificati
Il piano strategico 2026-2030 offre degli spunti decisamente interessanti per investitori e possessori di certificati. In primis, l’aumento del dividendo ordinario a 1,10 euro per azione, che insieme al programma di riacquisto di azioni alla possibilità di una cedola straordinaria crea molteplici canali di ritorno economico rispetto al passato.
Da non trascurare il piano degli investimenti. La crescita prevista nei settori Exploration & Production e Global Gas & LNG, unita all’espansione dei business della transizione energetica come Plenitude ed Enilive, rende più solide le prospettive di generazione di cassa. Questo significa che i certificati, essendo legati alle azioni, potrebbero beneficiare non solo dei flussi derivanti dai dividendi ma anche di possibili apprezzamenti del prezzo di mercato delle azioni sottostanti, soprattutto nei casi in cui il Brent superi i 90 dollari al barile o i margini di raffinazione superino le attese del 50%.
In pratica, la combinazione di stabilità dei dividendi, riacquisti di azioni e meccanismi di upside straordinario offre ai possessori di certificati un’esposizione più diretta e potenzialmente più remunerativa alle performance operative e strategiche del gruppo, consolidando ENI come un asset chiave per investimenti a medio-lungo termine.


