Le cinque principali banche italiane hanno chiuso l’ultimo trimestre del 2025 con un utile netto in crescita a doppia cifra. Lo conferma una recente analisi di Morningstar DBRS, secondo cui Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER Banca e MPS hanno registrato un utile netto aggregato di 6 miliardi di euro nel quarto trimestre del 2025.
Banche italiane trainate da solidità patrimoniale e ricavi in crescita
L’ultimo trimestre del 2025 si chiude per le cinque principali banche italiane con un utile netto aggregato in calo dell’8% rispetto al trimestre precedente. Escludendo gli elementi non ricorrenti, la crescita su base annua si riduce al 14%, con un calo trimestrale del 2%. Su scala annuale, invece, l’utile netto 2025 registra un incremento del 13%, o del 9% se si considerano solo i dati ordinari: un’ulteriore conferma della solidità del settore nonostante la moderata flessione rispetto ai tre mesi precedenti.
Anche il ROE medio certifica questo trend positivo: 13% nell’esercizio 2025, in calo rispetto al 14% dell’esercizio 2024, grazie a una base patrimoniale più elevata e a un contributo limitato agli utili derivanti dalle acquisizioni.
Bene anche la redditività, con i ricavi totali che nel quarto trimestre del 2025 sono aumentati dell’8% su base annua, trainati da tutte le componenti, dal margine di interesse alle commissioni nette fino ai proventi da negoziazione. Un punto in meno invece per i ricavi core (NII e commissioni nette), che hanno registrato un incremento del 7% sia su base annua sia su base trimestrale. Considerando l’intero esercizio, i ricavi totali sono saliti del 3%, con i ricavi core in crescita dell’1%, spinti anche dall’inclusione di BPS nel perimetro di BPER dal terzo trimestre e di Mediobanca in quello di MPS nel quarto trimestre, che secondo Morningstar DBRS ha rappresentato un importante motore di crescita dei ricavi.
Sul fronte patrimoniale, la solidità delle banche resta confermata: il coefficiente CET1 medio si attesta al 14,7% a fine 2025, in calo rispetto al 15,8% dell’anno precedente, principalmente per effetto delle acquisizioni, della maggiore remunerazione agli azionisti, del primo impatto di Basilea IV, della crescita organica del business e di un effetto una tantum legato al rilascio della riserva extra utili previsto dalla legge di bilancio 2026.
Rettifiche su crediti e NPE sotto controllo: prudenza e derisking guidano le banche italiane
Passando alle rettifiche su crediti, nel quarto trimestre del 2025 si è registrato un aumento del 44% su base annua e di 2,6 volte rispetto al trimestre precedente, principalmente per effetto delle acquisizioni e della consueta stagionalità di fine anno, periodo in cui le banche anticipano gli accantonamenti per supportare il futuro derisking. Su base annuale, le rettifiche per l’esercizio 2025 sono cresciute del 13%, riflettendo più l’intento delle banche di rafforzare i bilanci.
A sua volta, se il COR medio si è attestato a 32 punti base (bps) nel 2025, in calo rispetto agli anni precedenti, nel 2026 Morningstar DBRS prevede un moderato aumento per il COR, a causa dei rischi persistenti legati alle tensioni commerciali e alla debole crescita economica, elementi che continueranno a influenzare la gestione del credito e la prudenza patrimoniale delle banche.
Passando allo stock aggregato di esposizioni deteriorate (NPE), a fine 2025 lo stock è diminuito del 2% su base annua, sostenuto dalle azioni di recupero organico e dalle cessioni di NPE, che hanno più che compensato la bassa formazione di nuovi crediti problematici e l’allargamento del perimetro derivante dalle acquisizioni. I rapporti NPE lordi e netti medi sono scesi rispettivamente al 2,3% e all’1,2%, rispetto al 2,9% e all’1,5% di fine 2024, beneficiando anche dell’espansione del credito e dell’inclusione di BPS e Mediobanca, che hanno apportato profili di rischio particolarmente solidi. La copertura totale media dei NPE si è attestata intorno al 49%, sostanzialmente stabile su base annua.
Banche italiane tra prestiti in ripresa e dividendi a doppia cifra
Per quanto riguarda la crescita dei prestiti, l’Italia ha registrato performance inferiori alla media dell’area euro, sebbene il divario si sia ridotto nel 2025: i prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,5% su base annua a dicembre, mentre quelli alle imprese hanno segnato un +2,1%, a fronte di una crescita media nell’area euro pari al 3% per le famiglie e al 3,1% per le imprese.
Secondo Morningstar DBRS, la sottoperformance italiana rispetto al resto d’Europa è stata causata principalmente da una ripresa ritardata della domanda di credito, e non tanto da interruzioni dell’offerta di credito. Guardando al futuro, l’agenzia prevede che la crescita dei prestiti continuerà a riprendersi nel 2026, anche se la lenta crescita economica e il protezionismo commerciale continueranno a frenare il ritmo della ripresa.
Infine, sul fronte dei dividendi, le banche italiane prevedono di distribuire circa 16,7 miliardi di euro in contanti a valere sugli utili netti del 2025, in aumento del 26% su base annua, con un payout ratio medio del 62%, in crescita rispetto al 56% del 2024.
Alcuni istituti puntano inoltre a ricorrere al riacquisto di azioni proprie come parte della remunerazione complessiva agli azionisti. Tra questi spicca Intesa Sanpaolo, il cui CdA ha avanzato una proposta di buyback da 2,3 miliardi di euro, autorizzato dalla BCE, che dovrebbe partire a luglio 2026 dopo l’approvazione assembleare.
Banche italiane solide, una buona notizia per i possessori di certificati
L’analisi di Morningstar DBRS evidenzia dunque un settore bancario complessivamente stabile e solido, il che è un segnale importante per gli investitori e per i possessori di certificati legati alle banche.
In particolare per il valore dei prodotti, visto che la combinazione di utile netto in crescita e solida patrimonializzazione, oltre a rafforzare tale valore, riduce il rischio di eventi straordinari che potrebbero influenzarne negativamente il rendimento. Allo stesso tempo, la crescita dei dividendi e le operazioni di buyback aumentano la probabilità di incassi periodici e possono contribuire a un andamento positivo dei prezzi dei certificati legati al rendimento azionario.
Tuttavia, è importante considerare che le rettifiche su crediti e l’evoluzione dei NPE, pur in miglioramento, e la prevista moderata crescita del COR nel 2026 restano comunque fattori di volatilità, che possono influenzare in parte la performance di strumenti derivati o strutturati basati sulle azioni delle banche.
In sintesi, i dati confermano un contesto di solidità e redditività, ma evidenziano anche la necessità di monitorare attentamente i rischi di questo scenario. Soprattutto per chi investe attraverso certificati, sia in termini di esposizione che di potenziale rendimento.

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