Comincia ad aumentare sensibilmente l’inflazione Eurozona, anche se meno di quanto previsto. Lo certifica l’Ufficio statistico europeo (Eurostat), che ha pubblicato l’ultima stima flash dei prezzi al consumo in Eurolandia. Un dato che ovviamente ha già un colpevole, ossia la crisi energetica dovuta alla guerra in Iran, che non accenna a diminuire né a favorire la riapertura dello stretto di Hormuz.
Se la situazione dovesse persistere, per la Banca Centrale Europea sarà difficile evitare interventi decisi, come possibili rialzi dei tassi di interesse, dopo mesi di sostanziale sospensione e precedenti ribassi.
Inflazione Eurozona al 2,5% a marzo: pesa la componente energia
L’inflazione Eurozona accelera, ma meno di quanto previsto dagli analisti. La stima flash di Eurostat segnala un aumento tendenziale del 2,5% a marzo, rispetto al +1,9% di febbraio e leggermente sotto il consensus, che indicava +2,6%. Su base mensile, i prezzi al consumo registrano un incremento dell’1,2%, raddoppiando rispetto al +0,6% del mese precedente.
A destare maggiore attenzione è il dato core, che esclude energia, cibo e tabacchi, stimato al 2,3%, in lieve calo rispetto al 2,4% di febbraio e sotto le aspettative del mercato (+2,4%). Secondo Michael Field, chief strategist sui mercati europei di Morningstar, “ciò suggerisce che l’aumento dell’inflazione complessiva sia in gran parte dovuto all’aumento dei prezzi del petrolio“. Dello stesso avviso Ulrike Kastens, economista senior presso DWS, secondo cui “i prezzi di gasolio e benzina sono cresciuti nella maggior parte dei paesi, in alcuni casi con incrementi a due cifre, mentre altre categorie di beni hanno frenato l’inflazione”.
Sempre secondo Eurostat, nel mese di marzo il settore energetico registra il tasso annuo più elevato, pari al 4,9%, in netto aumento rispetto al -3,1% di febbraio. Seguono i servizi, con un +3,2%, leggermente in calo rispetto al 3,4% del mese precedente.
Crisi energetica e inflazione Eurozona, la sfida della BCE
Monta sempre di più l’idea (del tutto realistica) che la distruzione delle infrastrutture energetiche in Medio Oriente avrà ripercussioni sui mercati globali dell’energia per mesi, se non anni. Secondo Reuters, gli attacchi iraniani hanno compromesso circa il 17% della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto del Qatar, tra i principali fornitori dell’Europa. Con il risultato di ritrovarsi il greggio Brent in aumento del 47% dall’inizio di marzo, e il WTI di circa il 54%.
Tra l’altro, cambierebbe poco l’eventuale fine delle ostilità, a detta di Alain Bokobza, responsabile dell’asset allocation globale di Société Générale: “anche se si dovesse trovare un modo per porre fine alle ostilità dirette in tempi relativamente brevi, le conseguenze indesiderate del conflitto iraniano si faranno sentire per molto più tempo rispetto alle poche settimane inizialmente previste“.
Insomma, non una bella notizia per la BCE, che nei prossimi mesi deciderà il proseguo della sua politica dei tagli, iniziata a maggio 2024 dopo un anno di quasi ininterrotti rialzi. Le nuove tensioni in Medio Oriente richiamano fin troppo lo scenario del 2022, quando l’Europa era entrata in una forte crisi energetica a seguito dello scoppio del conflitto russo-ucraino. Proprio in tale circostanza, l’istituto di Francoforte decise di iniziare la sua stagione di rialzi, culminata a settembre 2023 con i tassi al 4,5%.
Al momento non sembra ci sia un effettivo interesse a una nuova stagione di rialzi. Nell’ultima seduta la BCE si è limitata a rivedere al rialzo le proprie previsioni sull’inflazione Eurozona: per il 2026 si attende una media del 2,6%, in aumento rispetto all’1,9% stimato a dicembre, mentre le previsioni per il 2027 sono passate dall’1,8% al 2,0%.
BCE tra rialzi e ribassi dei tassi: i commenti degli analisti
E qui la domanda del mese: davanti ai dati sull’inflazione Eurozona, quali saranno le prossime mosse della BCE?
Secondo Diego Iscaro di S&P Global Market Intelligence, la banca centrale potrebbe intervenire già ad aprile: “la combinazione di un’inflazione in aumento con un’attivita’ economica ancora debole rappresenta una sfida per la Bce” spiega l’analista in una nota ai clienti. “I segnali che suggeriscono che l’aumento dei prezzi dell’energia stia alimentando le aspettative di inflazione potrebbero indurre la BCE ad agire aumentando i tassi di interesse gia’ ad aprile“.
Di contro, Kamil Kovar di Moody’s Analytics sottolinea che, pur riconoscendo che l’inflazione a marzo ha raggiunto il 2,5%, il dato sia stato “inferiore alle attese” e dia supporto all’ala più accomodante della banca centrale. L’aumento, trainato dal settore energetico con un +7% su base mensile, potrebbe infatti vedere effetti completi solo nei prossimi mesi, poiché alcune rilevazioni sono state effettuate troppo presto per cogliere appieno il rincaro dei carburanti.
Al netto dell’energia, il quadro appare più moderato: i servizi hanno invertito il rialzo legato a fattori temporanei e i beni mostrano una dinamica debole. Nel complesso, secondo l’analista di Moody’s, i dati dell’inflazione Eurozona “forniscono argomenti alle colombe secondo cui è troppo presto per un rialzo dei tassi ad aprile“. Kovar prevede quindi un unico aumento a giugno, con la possibilità di ulteriori interventi a luglio o settembre.
Inflazione Eurozona in crescita: cosa significa per i possessori di certificati
Una situazione ambivalente per investitori e possessori di certificati, che tra inflazione Eurozona e incertezza della BCE rischiano di ritrovarsi alla mercé di eventuali oscillazioni. Soprattutto nel caso di certificati legati ai tassi di interesse o a sottostanti obbligazionari: potrebbero subire pressioni in caso di rialzi anticipati dei tassi, riducendo i rendimenti attesi a breve termine.
C’è da dire però che i certificati collegati a indici azionari o a materie prime energetiche potrebbero trarre vantaggio dall’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, già saliti rispettivamente del 47% e del 54% da marzo.
A prescindere, la volatilità generata dall’incertezza sulle decisioni della BCE e dall’evoluzione della crisi energetica richiede una strategia attenta e flessibile, con monitoraggio costante dei dati macroeconomici e dei movimenti dei mercati, per bilanciare rischio e potenziale rendimento dei certificati in portafoglio.

