Era ottobre quando l’oro spot aveva toccato il livello storico di 4.000 dollari l’oncia, a quasi nove mesi dal precedente traguardo dei 3.000 dollari. Se il rally dovesse proseguire nei prossimi giorni, l’oro potrebbe avvicinarsi, con soli quattro mesi di distanza dall’ultimo record, a quota 5.000 dollari, come già stimano diversi analisti e banche d’affari.
Dai 4.000 ai 5.000 dollari in pochi mesi: l’oro accelera ancora
Il prezzo dell’oro ha raggiunto nuovi massimi già nelle prime contrattazioni di mercoledì 21 gennaio, arrivando a toccare i 4.881 dollari l’oncia, sfiorando i 4.900 dollari. Non è iniziato il 2026 da un mese è già il metallo giallo ha guadagnato nel suo inarrestabile rally il 12,6% da inizio anno e oltre il 76% negli ultimi dodici mesi, superando record su record. Solo nel 2025, oltre ad avere toccato nuovi massimi almeno 555 volte, ha superato due volte le soglie psicologiche di mille dollari: a marzo, raggiungendo i 3.000 dollari, e a ottobre, oltrepassando i 4.000 dollari.
E dire che fino al 2007 l’oro non aveva mai raggiunto i mille dollari: è servita la crisi finanziaria di allora per spingerlo oltre quel tetto, fino ad arrivare a quota 1.500 nel 2011, con la crisi dei debiti sovrani. Proprio tutte le tensioni economiche e le crisi in corso continuano a trascinare il prezzo verso nuovi massimi quasi quotidiani, al che diversi esperti interpellati dalla London Bullion Market Association prevedono che l’oro possa superare i 5.000 dollari già entro quest’anno.
E così anche banche e società di intermediazione: ad esempio, Commerzbank, nella scorsa settimana, ha alzato il target a 4.900 dollari entro fine 2026, mentre Citi Research punta ai 5.000 dollari secondo l’ultimo outlook di metà gennaio. Alcune però puntano al ribasso, come HSBC, che vede il metallo giallo a 4.450 dollari entro fine 2026. Particolarmente sorprendente è però la proiezione di Goldman Sachs, che in pochi mesi è passata da 4.900 a 5.400 dollari entro fine anno. La stima più estrema resta quella di Julia Du, senior commodities strategist di ICBC Standard Bank, che ipotizza un prezzo dell’oro fino a 7.150 dollari l’oncia.
Dalle crisi globali alla de-dollarizzazione: perché l’oro continua a correre
Il trend rialzista dell’oro osservato negli ultimi mesi non è casuale: segue alcuni pattern già più volte segnalati, e ancora una volta ulteriormente accentuati dagli ultimi sviluppi globali. Dopo un 2025 da record e l’ingresso in un nuovo anno con un momentum ancora forte, il metallo giallo continua la sua corsa soprattutto sull’onda delle tensioni geopolitiche. Dalle crisi di Gaza e Ucraina fino ai più recenti dossier Venezuela e Groenlandia, il contesto internazionale alimenta l’incertezza e spinge gli investitori a rafforzare l’esposizione verso gli asset rifugio, con l’oro che si conferma il principale beneficiario.
A tutto questo si aggiungono tassi reali in calo e la spinta alla de‑dollarizzazione: il rapporto tra euro e dollaro si è indebolito nel corso del 2025, passando da 1,1554 a ottobre a 1.1741 al 21 gennaio 2026. Un fenomeno che incentiva ulteriormente la domanda di oro come alternativa di riferimento monetario e di protezione dall’incertezza.
È interessante notare che mentre gli acquisti delle banche centrali avevano dominato i guadagni nei cicli al rialzo del 2023 e del 2024, nel 2025 il rally si è ulteriormente accelerato grazie a una crescente domanda del settore privato. Come evidenziato da Goldman Sachs, “gli investitori privati che acquistano oro per coprire i rischi politici globali, e hanno determinato il sorprendente rialzo delle nostre previsioni sui prezzi, non stanno liquidando le loro posizioni nel 2026″, il che alza di fatto il punto di partenza delle proiezioni di prezzo. In una nota datata mercoledì, la società ha inoltre stimato che gli acquisti delle banche centrali raggiungeranno in media circa 60 tonnellate nel 2026, “poiché è probabile che le banche centrali dei mercati emergenti continuino a diversificare le loro riserve in oro“.
Sul fronte delle previsioni di mercato, Nicky Shiels, responsabile della strategia metalli di MKS Pamp, ha sottolineato che l’attuale ciclo di rialzo non somiglia a un picco speculativo passeggero, ma piuttosto a una tendenza più duratura. Secondo Shiels, il prezzo dell’oro potrebbe toccare 5.400 dollari l’oncia entro dicembre 2026, una crescita significativa ma coerente con i trend strutturali in atto. “L’oro è salito del 60%, quindi non vedremo un ritorno simile, ma 5.400 dollari rappresentano un buon +30% anno su anno. Si tratta di una corsa secolare. Non è un picco momentaneo di una materia prima”, ha spiegato.
Rally dell’oro: opportunità e rischi per i possessori di certificati
Se gli outlook di banche e analisti venissero confermati (anche quelli più estremi), per investitori e possessori di certificati legati all’oro si aprirebbe una fase decisamente favorevole. Il proseguimento del rally del metallo giallo spingerebbe ulteriormente al rialzo il valore del sottostante, il che potrebbe rafforzare il valore dei certificati long, soprattutto quelli senza cap o con barriere ampiamente distanti dai livelli attuali.
Allo stesso tempo, l’avvicinamento a soglie psicologiche rilevanti come i 5.000 dollari l’oncia aumenta la probabilità di movimenti correttivi, che possono riflettersi in modo non lineare sui prezzi dei certificati, soprattutto su quelli caratterizzati da meccanismi di protezione condizionata o da strutture più sensibili alla volatilità.
In sintesi, l’oro sui record storici rappresenta sì un vantaggio per i certificati già in guadagno, ma impone una valutazione attenta della situazione, al fine di evitare rischi improvvisi.

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