La crescita della produzione nell’Eurozona rallenta, mentre l’inflazione dei prezzi di acquisto raggiunge i massimi degli ultimi tre anni. A delineare questo scenario è il PMI Eurozona Flash di S&P Global, pubblicato oggi, che evidenzia come le difficoltà non colpiscano solo Germania e Francia, ma siano in gran parte legate al conflitto in Medio Oriente.
PMI Eurozona, servizi in calo ma manifattura in crescita
Ecco i principali dati del PMI Flash di S&P Global per marzo sull’Eurozona. Il PMI Eurozona Composito della Produzione scende a 50,5 (da 51,9 di febbraio), segnando il livello più basso degli ultimi dieci mesi. L’Attività Terziaria cala anch’essa a 50,1 (da 51,9), mentre la Produzione Manifatturiera registra un lieve calo a 51,7 (da 51,9). In controtendenza, il Flash PMI Manifatturiero sale a 51,4 (da 50,8), raggiungendo il massimo degli ultimi 45 mesi.
Uno scenario dunque altalenante, ma a prescindere i dati evidenziano un indebolimento della crescita della produzione del settore privato dell’Eurozona, spiegano gli analisti di S&P Global, principalmente a causa della riduzione dei nuovi ordini.
“In particolare, dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente, si è registrata una forte impennata del tasso di inflazione dei costi, la più rapida in più di tre anni. Anche i prezzi di vendita sono saliti notevolmente, ma l’accelerazione è stata molto meno accentuata rispetto ai costi”, sottolineano nel report.
Il conflitto ha inoltre creato interruzioni nella catena distributiva, con il manifatturiero che ha sperimentato i tempi di consegna più lunghi in più di tre anni e mezzo.
Sul fronte occupazionale, le aziende del settore privato hanno leggermente ridotto i livelli di personale. Il calo più significativo si registra nel manifatturiero, dove i tagli mensili persistono da giugno 2023. Il settore terziario ha invece visto un incremento marginale dell’occupazione, ma con il minor numero di assunzioni registrato da settembre scorso.
PMI Eurozona, Germania: manifatturiero regge ma i servizi rallentano
Guardando alla Germania, l’indice composito PMI Flash S&P Global ha registrato a marzo 51,9, in calo rispetto a 53,2 di febbraio. Un risultato decisamente grave per la locomotiva d’Europa, derivante secondo il report “da un rallentamento nel settore dei servizi, dove la crescita dell’attività economica si è moderata”.
Non è così invece per il fronte manifatturiero, dove la produzione ha segnato un’accelerazione al massimo degli ultimi quattro anni, con un indice a 53,7, spinta da un incremento dei nuovi ordini. In modo paradossale, l’aumento della domanda sembra sia legato al conflitto in Medio Oriente, con alcuni clienti che hanno cercato di anticipare eventuali interruzioni e accumulare scorte.
“Tuttavia, la ripresa degli ordini nel settore manifatturiero è stata più che compensata da un calo dei nuovi ordini nel settore dei servizi, con conseguente prima – seppur marginale – diminuzione delle vendite totali in tre mesi”, evidenziano gli esperti. A contribuire al rallentamento, secondo il report, sono stati l’incertezza crescente, il peggioramento delle condizioni finanziarie e l’aumento vertiginoso dei costi per i clienti. Infatti, a marzo, “il tasso di inflazione dei prezzi dei fattori produttivi nel settore privato tedesco ha raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni“.
Anche l’occupazione nel settore privato tedesco ha registrato un calo generalizzato. Tuttavia, il tasso di contrazione si è leggermente attenuato rispetto ai mesi precedenti, grazie a un rallentamento dei licenziamenti nel comparto dei servizi, che ha contribuito a mitigare l’impatto complessivo sul mercato del lavoro.
PMI Eurozona, Francia: produzione e servizi in calo
Situazione peggiore per la Francia, che chiude il primo trimestre con un nuovo rallentamento. L’indice composito PMI Flash France è infatti sceso da 49,9 a febbraio, valore indicativo di stagnazione, a 48,3 a marzo, il livello più basso degli ultimi cinque mesi.
A marzo si è registrata la prima riduzione della produzione manifatturiera dall’inizio dell’anno, accompagnata da un calo dell’attività dei servizi, più marcato su base mensile. Gli intervistati hanno attribuito la debolezza della domanda a fattori multipli: il conflitto in Medio Oriente, l’aumento dell’incertezza geopolitica e la prudenza dei consumatori in vista delle elezioni locali.
Un altro elemento critico riguarda l’inflazione dei prezzi, con i costi di produzione che hanno subito una brusca accelerazione, raggiungendo il livello più alto da novembre 2023.
Infine, i dati evidenziano un lieve calo dell’occupazione nel settore privato francese, interessando sia il comparto manifatturiero sia quello dei servizi, con una riduzione parziale dei posti di lavoro in entrambi i settori.
PMI Eurozona, fiducia delle imprese ai minimi storici recenti
A chiusura del report, sul fronte della fiducia delle imprese, le aziende del settore privato monitorate dall’indagine si sono mostrate molto meno ottimiste sulle prospettive per i prossimi 12 mesi rispetto a febbraio.
In Germania, le aspettative delle imprese sono scese al livello più basso degli ultimi 11 mesi, con riduzioni significative sia nel settore manifatturiero sia in quello dei servizi, pur rimanendo ancora in territorio positivo. In Francia, invece, gli intervistati si sono dichiarati preoccupati per l’impatto sulla domanda e sull’inflazione: la guerra in Medio Oriente ha pesantemente smorzato le aspettative delle imprese per l’anno a venire.
PMI Eurozona, implicazioni per i possessori di certificati
Uno scenario dunque non dei migliori quello tratteggiato dal PMI Eurozona Flash di S&P Global, soprattutto per investitori e possessori di certificati.
Solo il rallentamento della crescita manifatturiera e terziaria, tra aumento dei costi e difficoltà nella catena distributiva, potrebbe comportare volatilità dei rendimenti e una maggiore incertezza sui ritorni attesi.
In particolare, i certificati legati alla crescita economica tedesca o francese potrebbero risentire della contrazione dei servizi e della debolezza della domanda interna, mentre quelli con sottostante manifatturiero potrebbero beneficiare solo parzialmente della ripresa degli ordini.
Gli investitori dovranno quindi monitorare con attenzione inflazione, nuovi ordini e dinamiche occupazionali, fattori chiave che continueranno a influenzare l’andamento dei prodotti strutturati legati all’economia europea.
