Poste Italiane propone Opas totalitaria su TIM: numeri, strategie e analisi dell’operazione

Scatta l’assalto di Poste Italiane a TIM. La società guidata da Matteo Del Fante punta al principale operatore telefonico italiano con un’operazione da 10,8 miliardi di euro: un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) che, se andrà a buon fine, riunirebbe nuovamente Poste e Telecomunicazioni sotto un unico gruppo a controllo pubblico.

Un gruppo in grado di offrire servizi diversificati a milioni di utenti, con un valore aggiunto stimato in centinaia di milioni di euro, rafforzando così la presenza dello Stato in settori strategici della comunicazione e della tecnologia.

Poste Italiane lancia OPAS su TIM: verso la nuova PosTim

A sorpresa, invece di una scalata graduale, il Cda di Poste Italiane ha annunciato il lancio di un’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su TIM, per un valore complessivo di circa 10,8 miliardi di euro per l’intera Telecom Italia. Poste offrirà agli azionisti di TIM 0,0218 azioni proprie per ogni titolo consegnato, più una componente in denaro di 16,7 centesimi per azione. L’obiettivo dell’Opas è acquisire l’intero capitale sociale di TIM e procedere alla revoca dalla quotazione delle azioni di TIM su Euronext Milan.

Se dovesse andare in porto l’impresa, dall’unione di Poste Italiane e TIM nascerebbe un gruppo con ricavi aggregati pari a 26,9 miliardi di euro, un margine operativo di circa 4,8 miliardi e oltre 150 mila dipendenti. Una nuova «PosTim» in grado di offrire servizi di logistica, finanziari, assicurativi, cloud e telefonici, appoggiandosi a una rete distributiva capillare sul territorio nazionale: 13 mila uffici postali, 4 mila punti TIM e oltre 49 mila partner terzi.

Sul piano economico, Poste Italiane stima un valore aggiunto di 700 milioni derivante dall’aggregazione. L’integrazione (dal costo stimato di 700 milioni) dovrebbe generare 500 milioni di risparmi, principalmente grazie alla riduzione del costo del debito di TIM all’interno di un gruppo con spalle finanziarie più solide, e 200 milioni di ricavi aggiuntivi derivanti dalla vendita incrociata di servizi tra clienti Poste Italiane e TIM.

«PosTim» diventerebbe inoltre un protagonista di primo piano nel mercato delle telecomunicazioni italiano, con oltre 24 milioni di clienti nella telefonia mobile (19 di TIM e 5 di Poste Mobile). Secondo la società, l’operatore combinato avrà le risorse finanziarie e la scala necessarie per sostenere investimenti in infrastrutture digitali nazionali, innovazione e manutenzione. Il nuovo gruppo punta infine a diventare il fornitore di riferimento per imprese e pubblica amministrazione nei settori cloud, gestione dati, intelligenza artificiale, Internet delle Cose e cyber-security.

Poste Italiane e TIM: analisti divisi sull’Opas totalitaria

Le prospettive di questa nuova PosTim appaiono molto promettenti, anche per la sola Poste Italiane. Secondo Mediobanca Research, l’operazione avrebbe effetti positivi sugli utili normalizzati di Poste a partire dal 2027, nonché un impatto neutrale sul dividendo per azione basato sugli utili 2026. Gli analisti sottolineano come la leva finanziaria rimanga coerente con il mantenimento dell’investment grade. Le stime preliminari indicano una posizione finanziaria netta combinata intorno ai 10 miliardi di euro, mentre un EBITDA pro-forma superiore a 6 miliardi porterebbe la leva a circa 1,7 volte. “Il nuovo gruppo aumenterebbe inoltre dimensione e liquidità, con un potenziale di creazione di valore nel medio termine”, aggiungono gli esperti di Mediobanca.

Intanto, diverse società di intermediazione mobiliare hanno aggiornato il rating delle due società. Equita conferma il Buy su Poste e TIM, con target price rispettivamente a 26,5 euro per Poste, 0,7 euro per le azioni ordinarie di TIM e 0,82 euro per le azioni di risparmio. Secondo gli analisti, l’operazione appare “leggermente diluitiva sul fronte dell’utile per azione (EPS) di Poste nel 2027, ma diventa accrescitiva a regime, con un incremento del +10% (pre-sinergie)”.

Meno entusiasta è Barclays, che conferma invece il rating Neutral su TIM, con prezzo obiettivo di 0,62 euro per le azioni ordinarie e 0,74 euro per quelle di risparmio. Gli analisti della banca inglese segnalano che l’offerta “non cattura tutte le potenzialità” del gruppo di telecomunicazioni, tra cui: il consolidamento del mercato italiano, gli earnout legati a FiberCop e una maggiore razionalità nel mercato dei consumatori, che potrebbe tradursi in trend superiori alle attese.

Dal delisting di TIM alla nascita di PosTim: cosa cambia per i possessori di certificati

La nascita di PosTim potrebbe comportare dei cambiamenti concreti per investitori e possessori di certificati legati a TIM o Poste Italiane.

Già la stessa creazione del gruppo a guida comunque pubblica (lo Stato italiano, tra Tesoro e CDP, manterrebbe oltre il 50% del capitale) potrebbe portare a una maggiore stabilità e liquidità del gruppo nel medio-lungo periodo, offrendo prospettive più solide per gli strumenti finanziari legati al nuovo operatore combinato.

Da sottolineare anche l’eventuale uscita di TIM dalla Borsa, un’operazione che, come dimostrato dai precedenti casi di delisting, potrebbe incidere sui prezzi di riferimento dei certificati collegati, comportando possibili rimborsi anticipati o conversioni secondo le condizioni contrattuali.

Per questo motivo, gli investitori dovranno monitorare con attenzione l’evoluzione dell’Opas e gli scenari previsti per la gestione dei certificati, valutando eventuali strategie di copertura o riallineamento del portafoglio.

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