Shutdown addio, mercati e lavoratori tornano a respirare: occhi ora su dati ufficiali e FED

Dopo 43 giorni, il Presidente Donald Trump ha firmato il provvedimento del Congresso che pone fine allo shutdown, il blocco governativo che in questo mese e mezzo ha paralizzato il Paese e messo sotto pressione i mercati.

Shutdown archiviato, tregua per lavoratori e mercati

Dopo il via libera della Camera con 222 voti favorevoli e 209 contrari, il Presidente Trump ha firmato la legge che pone fine alla più lunga chiusura del governo federale nella storia degli Stati Uniti. Grazie alla nuova disposizione, sarà possibile finanziare le operazioni governative fino alla fine di gennaio e utilizzare miliardi di dollari accumulati durante lo shutdown per coprire arretrati come stipendi pubblici e sussidi agricoli.

Una vicenda che non solo ha generato squilibri nell’amministrazione federale, ma ha anche influito sul mercato, sebbene in misura meno significativa rispetto al settore pubblico. Secondo Flora Dishnica, investment manager di Pictet Asset Management, il blocco del governo “ha avuto un impatto limitato sui mercati e sulle prospettive macroeconomiche, e la fine dello shutdown dovrebbe consentire un quasi completo recupero dell’attività economica. Già dallo scorso fine settimana le notizie che suggerivano una possibile soluzione all’impasse governativa avevano alimentato dell’ottimismo sui mercati“.

La fine dello shutdown potrebbe inoltre ridurre leggermente la volatilità dei mercati, grazie alla ripresa della pubblicazione dei dati macroeconomici ufficiali, fermi dall’inizio della chiusura. Parliamo di dati essenziali per gli investitori, che fino ad oggi hanno preso in considerazione solo quelli provenienti da fonte privata: senza dati ufficiali sull’andamento del mercato del lavoro o sull’inflazione sarà infatti difficile valutare le prossime mosse della Federal Reserve sui tassi di interesse.

FED e tassi, l’incertezza resta nonostante la fine dello shutdown

Occhi puntati ora sull’appuntamento di dicembre, l’ultimo del 2025, quando la FED dovrà decidere se procedere o meno con un nuovo taglio dei tassi, attualmente compresi tra 3,75% e 4%. Secondo gli odds del CME Group, le probabilità attribuite a un taglio di 25 punti base sono al 51%, mentre il 49% degli operatori scommette su una pausa.

Sul fronte dei tassi, al momento, il Comitato non è completamente allineato. Da una parte abbiamo membri come Mary Daly, presidente della Federal Reserve di San Francisco, che ritengono un errore mantenere i tassi troppo a lungo, proponendo invece per un nuovo taglio. Dall’altra, invece, abbiamo il numero uno della FED, Jerome Powell, che preferisce attendere ulteriori dati macroeconomici prima di qualsiasi decisione.

Novità emergono anche sul fronte del quantitative tightening (QT), il programma di riduzione del bilancio avviato dalla FED negli ultimi anni e attualmente sospeso dopo la decisione dell’ultima riunione. Esponenti della Banca, come il presidente della Fed di New York, John Williams, hanno evidenziato tensioni nel mercato monetario, sottolineando la possibilità di un nuovo quantitative easing per sostenere l’economia.

Shutdown, Treasury stabili, ma volatilità in arrivo

Per quanto riguarda i Treasury US, a seguito della notizia della fine dello shutdown, i titoli del Tesoro sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre gli indicatori di volatilità hanno segnalato la possibilità di forti oscillazioni nei prossimi giorni.

I rendimenti del debito statunitense a 10 anni si sono mantenuti invariati al 4,08%, stabile anche su base mensile. Tuttavia, l’indice ICE BofA MOVE (che misura la volatilità del mercato obbligazionario) è salito al massimo di un mese, dopo aver toccato recentemente il minimo di quattro anni, indicando che l’imminente raffica di dati economici che saranno pubblicati dal governo potrebbe stimolare l’azione sui mercati.

Gli investitori del Tesoro statunitense si stanno preparando a una maggiore volatilità ora che il governo riprenderà a pubblicare più dati”, ha osservato Michiel Tukker, senior European Rates Strategist di ING Groep NV, in una nota ai clienti. Secondo Tukker, eventuali nuovi dati su inflazione e occupazione potrebbero influenzare in particolare la parte iniziale della curva dei rendimenti, poiché i mercati non hanno ancora definito del tutto le prossime mosse della FED.

Salvo imprevisti da parte dell’amministrazione, i dati relativi a settembre dovrebbero essere diffusi entro questo mese. Diverso il destino delle statistiche di ottobre: la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che è improbabile la pubblicazione a novembre dei report sull’occupazione e sull’indice dei prezzi al consumo di quel mese.

Shutdown, a cosa devono stare attenti i possessori di certificate

Alla luce degli attuali fattori di incertezza, secondo George Brown, senior US economist di Schroders, “gli investitori possono ottenere risultati migliori nel lungo periodo concentrandosi sui fondamentali delle società, senza lasciarsi influenzare eccessivamente dall’attuale clima di mercato”. In particolare, Brown consiglia di individuare “i gap di crescita presenti nelle società le cui prospettive di sviluppo a lungo termine sono sottovalutate dal mercato“.

Un’indicazione preziosa non solo per gli investitori azionari, ma anche per i possessori di certificate. In particolare quelli collegati ai Treasuries, che dovranno fare attenzione nei prossimi giorni: nonostante il mercato appaia stabile, gli indicatori di volatilità suggeriscono possibili oscillazioni nei prossimi giorni, legate alla pubblicazione dei dati macroeconomici e alle decisioni della FED sui tassi.

Conviene quindi seguire con attenzione i prossimi dati economici, per gestire al meglio il rischio e cogliere le opportunità di rendimento offerte dal mercato.

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  2. […] che, seppur ancora incompleti, i dati pubblicati dopo quello che è stato (finora) il più lungo shutdown di sempre, “sembrano fornire meno ragioni sia alle “colombe” che temono un rallentamento […]