Un tonfo del 25% a Piazza Affari in appena una settimana, oneri straordinari per decine di miliardi di euro e una guidance completamente da riscrivere per l’anno in corso e per quelli a venire, con l’incognita cruciale legata al futuro del comparto elettrico. Inutile dirlo, Stellantis attraversa una fase tutt’altro che semplice.
Eppure, nonostante tutto, il mercato non sembra aver perso del tutto la fiducia nel gruppo, con alcuni analisti che hanno non solo riconfermato il rating del titolo, ma addirittura considerano il titolo un’opportunità su cui investire.
Maxi-svalutazioni e stop dividendo: il venerdì nero di Stellantis
Come già riportato nei giorni scorsi, venerdì il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa ha aggiornato il mercato sulla guidance dell’esercizio in corso, mettendo sul tavolo numeri pesanti: una svalutazione record da 22 miliardi di euro dovuti alla revisione della strategia sull’elettrico; esborsi di cassa per 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni. Per una perdita complessiva tra 19 e 21 miliardi nella seconda metà del 2025.
A peggiorare il tutto, la decisione di sospendere il dividendo per il 2025 e di autorizzare l’emissione di obbligazioni ibride perpetue fino a 5 miliardi di euro, con l’obiettivo di chiudere l’esercizio con una posizione di cassa stimata attorno ai 46 miliardi. Una misura difensiva, mentre Filosa ridisegna le priorità strategiche del gruppo, rallentando l’espansione sull’elettrico e tagliando gli investimenti ritenuti non più centrali.
Il mercato, però, non ha accolto positivamente l’annuncio: il titolo Stellantis è crollato a Milano fino al -25%, scivolando dagli 8,20 euro dell’apertura ai 6,25 euro in chiusura, con oltre 5 miliardi di capitalizzazione andati in fumo. A complicare il quadro si sono aggiunti i commenti degli analisti (da Citi a Equita fino a Barclays) che, pur senza intervenire in modo drastico su rating e giudizi complessivi, hanno espresso forti perplessità sui numeri e sulle prospettive delineate dal gruppo.
Stellantis ritrova la fiducia dei mercati (ma con qualche prudenza)
C’è da dire però che, a una settimana dagli eventi, il quadro si è in parte ricomposto: il titolo ha recuperato da lunedì a oggi il 7,5%, e il mercato ha iniziato a rivalutare la situazione nel suo complesso, pur mantenendo un atteggiamento improntato alla massima prudenza. Un esempio arriva da Jefferies, che ha ridotto il target price a 10 euro dai precedenti 13, ma ha confermato la raccomandazione buy, sottolineando come Stellantis “ha avviato lentamente il suo riposizionamento”. Sulla stessa linea Equita, che mantiene la raccomandazione hold con target price a 9,50 euro, osservando che “il peggio in termini di notizie è alle spalle, ma il free cash flow resta l’elemento più importante da monitorare da vicino”, indicando così nella generazione di cassa la vera cartina di tornasole per misurare la solidità del rilancio.
In effetti, al netto del tonfo in Borsa, la situazione non può essere letta come un disastro irreversibile. Sempre una settimana fa si era evidenziato come la maxi-perdita attesa, per quanto rilevante, non comporti lo scenario più temuto dagli investitori, ossia un aumento di capitale: lo stesso management ha escluso in modo netto questa eventualità.
Indicazioni rassicuranti arrivano anche sul fronte della liquidità: Stellantis prevede di chiudere il 2025 con circa 46 miliardi di euro di cassa. Un livello che, secondo gli analisti di Equita, equivale a circa il 30% del fatturato ed è in linea con il target dichiarato del 25-30%. In altre parole, pur dopo le svalutazioni e il riassetto strategico, la struttura patrimoniale e finanziaria del gruppo appare sì appesantita, ma ancora complessivamente solida.
Conviene investire in Stellantis? Per Barron’s è “buy”
A questo punto la domanda è inevitabile: ha senso investire su Stellantis, nonostante tutto? Per investitori diretti e detentori di certificate, il dubbio è più che legittimo. Secondo Barron’s, però, la risposta è sì. In effetti, restare alla larga dopo un ribasso così violento rischia di essere una scelta miope: con le aspettative ormai drasticamente ridimensionate, il titolo potrebbe offrire margini di recupero significativi. Addirittura, sottolinea il quotidiano di Dow Jones & Company, “il titolo Stellantis potrebbe salire del 50% semplicemente con un’esecuzione ordinaria del business”.
Certo, tutti questi oneri e svalutazioni non ispirano fiducia, infatti, come sottolinea Barron’s, una performance operativa di questo tipo alimenta il timore di una “value trap”, cioè un titolo intrappolato in un ciclo di consumo di cassa, tra tagli al dividendo e ricorso al mercato per finanziarsi. Eppure, “i fondamentali del settore auto non sono un mistero e l’azienda può tornare redditizia“. Ovviamente, “se sistema prodotti e distribuzione“.
Dopo due esercizi in cui l’utile operativo è scivolato addirittura a 5 miliardi nel 2024, il compito del CEO Antonio Filosa è chiaro: invertire la rotta. Un primo segnale è arrivato a fine dello scorso anno, con l’annuncio di un piano di investimenti da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti e il lancio di cinque nuovi modelli, tasselli fondamentali per ricostruire margini e quote di mercato.
Difficile dunque che la situazione peggiori ulteriormente, e anche altri analisti l’hanno notato: Emmanuel Rosner di Wolfe Research ha rivisto al rialzo il giudizio sul titolo dopo l’ultimo aggiornamento, sottolineando che l’asticella è stata abbassata e che tra il 2026 e il 2027 “è probabile un miglioramento sequenziale di utili e free cash flow, grazie ai nuovi prodotti che dovrebbero sostenere la quota di mercato negli Stati Uniti e offrire leva operativa”.
In questo contesto, un contributo decisivo potrebbe arrivare dai prossimi appuntamenti societari. I mercati guardano infatti con attenzione ai conti 2025 del 26 febbraio, ai risultati del primo trimestre attesi ad aprile e all’Investor Day di maggio: saranno passaggi chiave per verificare la credibilità del rilancio.
