Continua il confronto tra Unicredit e Commerbank, e non nel migliore dei modi. In un documento rivolto agli azionisti, Piazza Gae Aulenti descrive un clima che somiglia più a un muro contro muro che a un tavolo negoziale: secondo la banca italiana, l’istituto tedesco sta rifiutando qualsiasi dialogo e l’accesso a informazioni chiave, preferendo seguire una strategia completamente autonoma.
OPS Unicredit su Commerzbank, tra ostacoli e incertezze
È passato quasi un mese dall’ultima mossa di Unicredit su Commerzbank. La banca italiana, che detiene una partecipazione vicina al 30% nella rivale tedesca, ha presentato a metà marzo un’offerta pubblica di scambio interamente in azioni del valore di circa 35 miliardi di euro.
La decisione dell’OPS, a detta di Piazza Gae Aulenti, è stata quasi dovuta: nel documento informativo, l’operazione viene descritta come il “risultato del preventivo rifiuto da parte di Commerzbank di ingaggiarsi in una qualsiasi delle alternative proposte“. Nonché di rispondere alle sue preoccupazioni e ai suoi suggerimenti volti a rafforzare la banca, prepararsi meglio per il futuro e creare ulteriore valore, oltre alle “continue azioni avverse che incidono sulla posizione dell’emittente“.
La banca guidata da Andrea Orcel ricorda di aver sempre mantenuto una linea improntata alla collaborazione fin dall’ingresso nel capitale di Commerzbank, sottolineando “la propria disponibilità a valutare possibili forme di cooperazione con la banca tedesca, mettendo a disposizione competenza e rete paneuropea per favorirne la crescita“. Tuttavia, la banca amministrata da Bettina Orlopp “non ha dato seguito a tale disponibilità, e non sono state attuate potenziali iniziative di creazione di valore“.
Da qui la decisione dell’OPS, un’operazione che però si trova già di fronte a un primo ostacolo: l’ostruzionismo di Commerzbank. Una situazione dunque delicata, soprattutto considerando che manca meno di un mese all’assemblea degli azionisti, convocata il 4 maggio, chiamata a deliberare l’aumento di capitale necessario per sostenere l’offerta.
L’OPS rischia di arenarsi per l’ostruzionismo di Commerzbank
Punto chiave di questo ostruzionismo da parte di Commerzbank sarebbe nel blocco delle informazioni. Ad oggi, dice Unicredit, non le è stato concesso l’accesso ai documenti relativi all’offerta pubblica volontaria, “né ha potuto avvalersi di un dialogo costruttivo con Commerzbank per valutare il pieno potenziale di creazione di valore”. Proprio per questo, Piazza Gae Aulenti si è dovuta basare esclusivamente su “dati di pubblico dominio“, senza poter svolgere “alcuna attività di due diligence“.
Si sperava con l’OPS di superare l’impasse, e anzi di riattivare un confronto. Invece, ora “è incerto sia che Commerz che Unicredit avvieranno un dialogo strategico costruttivo in merito a una possibile fusione o ad altre forme di cooperazione significativa, né che si possa giungere a un accordo su un percorso comune da seguire”.
E pensare che il potenziale di una possibile sinergia tra le due banche sarebbe enorme. Qualora Unicredit riuscisse a diventare socio di controllo al termine dell’operazione e Commerz decidesse di intraprendere un dialogo strategico costruttivo, si prospetterebbe un “notevole potenziale di crescita, tenuto conto del fatto che ciò aprirebbe le porte ad un’ulteriore integrazione, inclusa la potenziale fusione tra Commerzbank e UniCredit Germany, società interamente controllata“.
Un sogno per la banca di Orcel, che si scontra però con la realtà. Martedì, Commerzbank ha ribadito pubblicamente la propria contrarietà all’OPS, sottolineando che “gli elementi dell’operazione illustrati verbalmente da Unicredit, secondo Commerz, non dimostrano un potenziale di creazione di valore sufficiente per i propri azionisti rispetto alla strategia autonoma e al relativo orizzonte di piano“. L’istituto di Orlopp conferma così l’intenzione di proseguire concentrandosi sull’esecuzione della propria strategia autonoma.
Unicredit e Commerzbank, il rischio dell’impasse per i possessori di certificati
È abbastanza ovvio che lo stallo tra Unicredit e Commerzbank non riguarda soltanto i vertici dei due istituti, ma si riflette direttamente sul mercato e sugli strumenti finanziari collegati alle azioni di entrambe le banche, in particolare sui certificati.
Se dovesse continuare questo mancato dialogo tra le parti, non sarebbe assurdo un’eventuale periodo di volatilità, il che renderebbe più difficili le previsioni sui rendimenti futuri. A pesare sono anche le incertezze legate all’approvazione dell’aumento di capitale necessario per l’OPS e all’esito complessivo della trattativa: un successo potrebbe sbloccare un notevole potenziale di crescita, grazie a possibili sinergie e all’integrazione con UniCredit Germany, mentre un insuccesso o il persistere dell’ostruzionismo comporterebbe maggiore instabilità e possibili perdite.
In sintesi, per gli investitori, l’operazione si traduce in un aumento del rischio ma anche in un’opportunità potenziale, legata all’evoluzione della strategia di Unicredit e alla possibilità di rinegoziare un percorso comune con Commerzbank. La chiave sarà l’evoluzione dell’OPS e la capacità delle due banche di trasformare l’impasse attuale in un dialogo costruttivo, fattore decisivo per il valore futuro dei certificati.

