Le banche europee confermano la propria resilienza, con un livello di patrimonializzazione in aumento e una qualità degli attivi ai massimi dal 2020.
Lo evidenziano le recenti statistiche di vigilanza bancaria della Banca Centrale Europea relative al quarto trimestre del 2025, che delineano un comparto creditizio solido ma chiamato a fronteggiare, nei prossimi tre anni, le incertezze legate a fattori macrofinanziari, geopolitici e tecnologici.
Banche europee in ripresa: patrimonializzazione ai massimi secondo la BCE
Il settore creditizio europeo, secondo la Banca Centrale Europea, chiude il quarto trimestre del 2025 con livelli di patrimonializzazione in aumento e una qualità degli attivi ai massimi dal 2020.
Sul piano statistico, i principali indicatori mostrano un’evoluzione positiva. In particolare il coefficiente CET1 aggregato delle istituzioni significative, che sale al 16,18%, in crescita rispetto al 16,10% del trimestre precedente e al 15,97% registrato un anno prima. A livello geografico emergono differenze rilevanti: “tra Paesi”, si legge nella nota, “il CET1 ratio varia dal 13,29% in Spagna al 22,05% in Lituania”. Parallelamente, il Tier 1 ratio si attesta al 17,68%, mentre il total capital ratio raggiunge il 20,32%.
Sul fronte della redditività, pur in presenza di una lieve flessione tecnica, le banche europee mantengono una buona tenuta. Il ritorno sul capitale (RoE) si colloca al 9,53%, in calo rispetto al 9,88% del trimestre precedente, ma sostanzialmente in linea con il 9,54% di un anno fa. Anche in questo caso, si osservano differenze tra i vari Paesi, con valori che oscillano dal 6,38% in Germania al 15,37% in Portogallo nel quarto trimestre del 2025.
Resta stabile, infine, il margine di interesse netto, che si posiziona all’1,52%, sostanzialmente invariato rispetto all’1,50% del trimestre precedente.
Crediti deteriorati in calo per le banche europee
Sul fronte della qualità del credito, il rapporto tra crediti deteriorati (NPL) si è attestato al 2,18% nel quarto trimestre del 2025, segnando il livello più basso dall’avvio della serie storica nel 2020. Il calo è stato sostenuto sia dalla riduzione dello stock di NPL — diminuito di 2,78 miliardi di euro (-0,78%) — sia dall’espansione dei prestiti complessivi, cresciuti di 146,92 miliardi di euro (+0,91%).
Analizzando il dato per comparti, il rapporto NPL sui prestiti alle famiglie si è portato al 2,11%, in miglioramento rispetto al 2,16% del trimestre precedente e al 2,23% registrato un anno prima. Per quanto riguarda i finanziamenti alle società non finanziarie (NFC), l’indicatore si è attestato al 3,45%, in lieve calo rispetto al 3,51% del trimestre precedente e al 3,53% su base annua.
“Considerando il portafoglio NFC per segmento, il rapporto NPL per prestiti garantiti da beni immobili commerciali si è attestato al 4,41%, in calo rispetto al 4,58% del trimestre precedente e al 4,59% di un anno fa“. Infine, per le piccole e medie imprese, l’indicatore si è attestato al 4,73%, in calo rispetto al 4,88% del trimestre precedente, ma sostanzialmente in linea con il 4,75% registrato dodici mesi prima.
Banche europee: liquidità in aumento rispetto al Q3 2025
Focus anche sulla liquidità, che per il quarto trimestre del 2025 si rafforza significamente nelle principali banche europee. Il Liquidity Coverage Ratio (LCR) aggregato è salito al 158,60%, in aumento rispetto al 156,71% del trimestre precedente, grazie soprattutto alla contrazione dei deflussi netti di liquidità, diminuiti di circa 58 miliardi di euro (-1,76%) nell’arco di tre mesi.
Parallelamente, emerge un risultato di rilievo anche per il rapporto tra prestiti e depositi (Loan-to-Deposit Ratio), che si attesta al 100,49%, segnando il secondo livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2015. Il calo rispetto al 101,50% del trimestre precedente riflette un approccio particolarmente prudente nella gestione degli attivi, sostenuto al tempo stesso da una solida base di raccolta proveniente da famiglie e imprese non finanziarie.
BCE traccia le priorità per le banche europee: focus su resilienza e innovazione
In vista del triennio 2026-2028, la vigilanza della Banca Centrale Europea — guidata da Claudia Buch — ha delineato una serie di priorità strategiche. Su tutte, emerge un obiettivo chiave: rafforzare la resilienza delle banche europee di fronte alle crescenti incertezze globali.
Secondo Buch, la priorità assoluta consiste nel consolidare la capacità degli istituti di assorbire shock legati ai rischi geopolitici e alle incertezze macrofinanziarie. “Questo include mantenere solidi standard sul credito, livelli di patrimonializzazione adeguati e una prudente gestione dei rischi legati al clima”, ha sottolineato.
Un altro fronte cruciale riguarda l’innovazione tecnologica. “Le banche devono migliorare la gestione dei rischi operativi e garantire che la trasformazione digitale — inclusa l’adozione dell’intelligenza artificiale — sia supportata da sistemi di controllo robusti e adeguati”. Un tema, quello dell’IA, che si intreccia anche con le tensioni nel comparto del credito privato, attualmente sotto pressione per l’aumento dei riscatti e il progressivo rialzo dei tassi di insolvenza.
Buch ha inoltre annunciato un’importante novità sul fronte dei controlli: “verranno condotti degli stress test nel 2026 per identificare i rischi specifici sul settore bancario dalla geopolitica, che potrebbero ripercuotersi negativamente sulla posizione finanziaria delle singole banche.”
Banche europee e BCE: cosa significa per i possessori di certificati
Segnali dunque incoraggianti dalla Banca Centrale, ma che richiedono comunque una certa atteznione da parte di investitori e possessori di certificati con sottostante bancario europeo.
Il settore creditizio mostra infatti non solo una solida patrimonializzazione, ma anche una netta riduzione dei crediti deteriorati, e un’ideale stabilità del margine di interesse netto: tutti elementi che indicano un sistema più resistente agli shock, riducendo il rischio di insolvenza degli emittenti, elemento chiave per la sicurezza dei certificati. Anche il fronte della liquidità rafforza il quadro positivo, tra Liquidity Coverage Ratio aggregato al 158,60% e il Loan-to-Deposit Ratio al 100,49%.
Tuttavia, il futuro rimane segnato da incertezze: la BCE, tramite la Presidente Buch, ha indicato come priorità per il triennio 2026-2028 la resilienza delle banche europee ai rischi macrofinanziari, geopolitici e tecnologici, inclusa la trasformazione digitale e l’uso dell’intelligenza artificiale. Per i possessori di certificati, ciò significa che anche in un contesto di maggiore solidità, la volatilità dei sottostanti bancari potrebbe aumentare in caso di shock esterni o cambiamenti regolamentari, influenzando il valore dei prodotti strutturati.
In sintesi, l’analisi complessiva suggerisce che i certificati emessi da banche europee beneficiano oggi di una base patrimoniale e di liquidità più robusta, che riduce il rischio emittente. Al tempo stesso, la combinazione di pressioni geopolitiche, macroeconomiche e tecnologiche rende prudente una selezione attenta dei prodotti, privilegiando emittenti solidi e strutture con protezioni integrate, soprattutto per orizzonti di investimento medio-lunghi.


