Tassi BOE, tagli verso uno stop a marzo: torna il rischio inflazione nel Regno Unito

A causa della guerra in Medio Oriente torna ad aleggiare in tutto il mondo occidentale lo spettro dell’inflazione. Non solo l’Unione Europea, ma anche il Regno Unito rischia di trovarsi stretto nella morsa di un nuovo aumento dei prezzi, mentre fatica ancora a smaltire l’inflazione persistente degli ultimi mesi.

Proprio questa dinamica sfavorevole potrebbe spingere la Bank of England a rinviare ulteriormente qualsiasi decisione sul taglio dei tassi BOE, rimandando la scelta a data da destinarsi.

Tassi BOE: stop ai tagli a breve termine, l’inflazione torna protagonista

Prima dello scoppio della guerra in Iran, la Banca d’Inghilterra sembrava destinata a tagliare i tassi di interesse già nella riunione della prossima settimana. O almeno questo sarebbe stato lo scenario, se non fosse scoppiato il conflitto tra Stati Uniti-Israele e l’Iran, con tanto di turbolenze che continuano ancora oggi a scuotere l’intero Medio Oriente.

Negli ultimi giorni la guerra sta danneggiando le infrastrutture energetiche locali e portando di fatto alla chiusura del corridoio marittimo dello Stretto di Hormuz, mettendo a rischio le forniture globali e spingendo i prezzi dell’energia verso l’alto (il Brent ha superato nuovamente i 100 dollari al barile, dopo aver sfiorato i 120 dollari all’inizio della settimana).

Proprio il Regno Unito, al pari dell’Unione Europea, è particolarmente vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi energetici: nonostante abbia una produzione propria di petrolio e gas nel Mare del Nord, il Paese importa circa il 40% del petrolio e fino al 60% del gas naturale. Se i prezzi dell’energia dovessero restare elevati, sarebbe inevitabile una nuova fiamma inflazionistica, replicando quanto visto nel 2022 durante il conflitto russo-ucraino.

E pensare che fino a poco tempo fa l’inflazione sembrava avviata a un calo: a gennaio si era ridotta al 3%, rispetto al 3,4% di dicembre. Ciò aveva alimentato le speranze che la previsione della Bank of England di un calo dell’inflazione verso l’obiettivo 2% fosse sulla buona strada; e che dunque un taglio dei tassi BOE, dall’attuale livello del 3,75%, fosse giustificato e proprio dietro l’angolo. Invece, la guerra in Medio Oriente ha ribaltato le attese degli economisti, che ora prevedono un rinvio dei possibili cut sui tassi BOE.

Tassi BOE, a quando i prossimi tagli? Le previsioni di economisti e banche

Davanti a questo scenario, molti analisti non guardano più a un taglio dei tassi a marzo, ma decisamente più avanti nel tempo. Oltre l’85% degli economisti intervistati da Reuters (43 su 50) prevede che la Banca d’Inghilterra manterrà i tassi BOE invariati al 3,75% il 19 marzo, segnando un’inversione rispetto al sondaggio di febbraio, quando il 65% auspicava un taglio già a marzo.

Anche le banche mostrano crescente scetticismo su un allentamento imminente. Goldman Sachs ha rivisto per la seconda volta in questo mese le proprie previsioni, posticipando i tagli attesi a causa dei rischi inflattivi legati al rialzo dei prezzi energetici in Europa. Ora la banca prevede tre riduzioni di 25 punti base: le prime due a luglio e novembre 2024, seguite da un terzo a febbraio 2027. Secondo Goldman Sachs, il tasso ufficiale potrebbe stabilizzarsi al 3% entro l’inizio del 2027, ma in uno scenario più negativo la banca centrale potrebbe limitarsi a un solo taglio quest’anno, o addirittura non intervenire affatto.

Anche Standard Chartered e Morgan Stanley hanno spostato in avanti le proprie stime, collocando il primo taglio nel secondo trimestre a causa dell’impennata dei prezzi energetici provocata dal conflitto in Medio Oriente. UBS, invece, prevede due riduzioni dei tassi BOE ad aprile e luglio, anziché a marzo e giugno come inizialmente ipotizzato.

Eppure, nonostante i mercati sembrino ormai orientati a uno stop temporaneo dei tagli sui tassi BOE, le ultime previsioni di Reuters indicano un livello dei tassi al 3,25% entro fine settembre, invariato rispetto al sondaggio precedente. Molti economisti mantengono comunque aspettative di allentamento monetario nel corso dell’anno, soprattutto a causa dell’indebolimento del mercato del lavoro: la disoccupazione negli ultimi tre mesi del 2025 ha infatti raggiunto il livello più alto da oltre un decennio. Lo stesso vale per l’inflazione: le stime complessive sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto a febbraio, suggerendo che la maggior parte degli esperti ritiene temporaneo il recente rialzo dei prezzi del petrolio.

Tassi BOE tra guerra e inflazione: cosa cambia per possessori di certificati

Uno scenario quindi non troppo allarmante per investitori e possessori di certificati, ma neanche particolarmente favorevole. Supponendo che i tassi BOE rimangano fermi al 3,75% più a lungo del previsto, chi detiene certificati a tasso variabile potrebbe godere di rendimenti più elevati rispetto a quanto si aspettavano gli investitori che puntavano su un alleggerimento monetario imminente.

Al contrario, i possessori di certificati collegati ai titoli di Stato britannici o ad altri strumenti sensibili ai tassi potrebbero affrontare maggiore volatilità — gli stessi Gilt hanno guadagnato circa mezzo punto percentuale dall’inizio del conflitto — mentre il mercato rivede le prospettive sui costi del denaro e l’impatto dell’inflazione sui prezzi degli asset sottostanti.

In sintesi, chi detiene questi strumenti dovrà muoversi in un contesto incerto a livello di mercati energetici e politica monetaria: a detta degli economisti, quello che verrà dopo “dipenderà in gran parte dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dal livello di interruzione delle forniture“.

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