Deficit commerciale USA torna a crescere: balzo inatteso a novembre

Segnali poco incoraggianti sul fronte del deficit commerciale degli Stati Uniti, uno degli obiettivi principali dell’Agenda Trump. A novembre, la bilancia commerciale ha registrato un forte aumento del disavanzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante l’intensificarsi della politica dei dazi.

Deficit commerciale USA in aumento a novembre: disavanzo di 56,8 miliardi

Secondo i dati del Bureau of Economic Analysis (BEA) del Dipartimento del Commercio americano, a novembre la bilancia commerciale degli Stati Uniti ha registrato un disavanzo di 56,8 miliardi di dollari, in forte aumento rispetto ai 29,2 miliardi di dollari di ottobre (dato rivisto da -29,4 miliardi) e ben al di sopra dei -43,4 miliardi stimati dagli analisti.

Le esportazioni sono state pari a 292,1 miliardi di dollari, in calo di 10,9 miliardi rispetto a ottobre, mentre le importazioni hanno raggiunto 348,9 miliardi, con un incremento di 16,8 miliardi. L’aumento del deficit di beni e servizi a novembre è stato guidato da un’espansione del deficit dei beni, salito di 27,9 miliardi a 86,9 miliardi, mentre il surplus dei servizi è aumentato leggermente di 0,3 miliardi, toccando 30,1 miliardi.

Da inizio anno, il deficit complessivo di beni e servizi è cresciuto di 32,9 miliardi di dollari (+4,1%) rispetto allo stesso periodo del 2024. Le esportazioni sono aumentate del 6,3%, pari a 185,7 miliardi di dollari, mentre le importazioni sono salite del 5,8%, per un totale di 218,6 miliardi.

Sul fronte geografico, secondo la nota del BEA, il deficit con l’Unione Europea è cresciuto di 8,2 miliardi, raggiungendo i 14,5 miliardi a novembre, con le esportazioni verso l’UE diminuite di 0,4 miliardi, attestandosi a 34,3 miliardi, e le importazioni aumentate di 7,7 miliardi, toccando 48,8 miliardi.

Esportazioni in calo, importazioni in crescita: il rebus del deficit commerciale USA

Un dato mensile deludente per l’amministrazione Trump, che fin dall’inizio del suo mandato ha fatto della riduzione del deficit commerciale una priorità, considerandolo un chiaro indicatore di debolezza economica. Va detto che gli effetti delle politiche protezionistiche si erano già fatti sentire, e in maniera positiva per la bilancia commerciale: dopo l’introduzione dei dazi reciproci nell’aprile 2025, il deficit aveva raggiunto a ottobre 29,4 miliardi di dollari, il livello mensile più basso dal giugno 2009.

Ma perché questo rialzo improvviso dopo un solo mese? Secondo gli analisti, in questo contesto reso più volatile dai dazi, il deficit è rimbalzato per via delle forti oscillazioni negli scambi commerciali. Guardando nel dettaglio i dati del BEA, le esportazioni sono calate a causa della diminuzione delle spedizioni di oro, prodotti farmaceutici, beni di consumo e petrolio greggio, mentre le importazioni sono salite, spinte dall’acquisto di farmaci esteri e attrezzature per nuovi data center.

Tra l’altro, secondo Diane Swonk, capo economista di KPMG, le fluttuazioni sono state guidate in particolare dal commercio dell’oro e dal settore farmaceutico, “incredibilmente volatile nel 2025”. Basti pensare al rally odierno: dopo aver toccato il record di 4.000 dollari l’oncia a ottobre, il metallo prezioso ha raggiunto i 5.000 dollari a metà gennaio, salendo oggi oltre i 5.600 dollari a causa delle rinnovate tensioni geopolitiche.

Inoltre, i dati dei mesi precedenti risentono della politica “imprevedibile” di Trump. Nei primi mesi della presidenza, molte aziende hanno accelerato le importazioni per approfittare della finestra prima dell’entrata in vigore dei dazi, provocando un’impennata sia delle importazioni sia del deficit commerciale. Dopo l’annuncio dei dazi globali ad aprile, le spedizioni importate hanno invece subito un calo. 

Deficit commerciale e le prospettive economiche sul PIL USA

Davanti a questi numeri, due domande sorgono spontanee: quale direzione prenderà il commercio? E le politiche di Trump riusciranno davvero a ridurre importazioni e deficit commerciale nel lungo periodo?

Difficile dirlo oggi, anche perché l’attenzione è tutta rivolta ai dati preliminari del quarto trimestre 2025, ancora in attesa di revisione. Per Eugenio Aleman, capo economista della banca Raymond James, l’aumento del deficit mensile potrebbe spingere a rivedere al ribasso le stime di crescita degli Stati Uniti per il trimestre. In effetti, il peggioramento del deficit a novembre rischia di ridimensionare le aspettative secondo cui il commercio continuerà a sostenere il PIL nel quarto trimestre, come era avvenuto nei due trimestri precedenti, quando aveva contribuito in modo significativo alla crescita.

Al momento, la Federal Reserve di Atlanta prevede un aumento del PIL a un tasso annualizzato del 5,4% nel quarto trimestre, mentre le principali banche di Wall Street, tra cui Goldman Sachs, stimano una crescita inferiore al 3,0%.

Nel frattempo, i dazi potrebbero subire ulteriori modifiche nelle prossime settimane. La Corte Suprema dovrà pronunciarsi presto sulla legalità di molti provvedimenti introdotti da Trump sulla base di una legge di emergenza degli anni ’70, ma l’amministrazione assicura che eventuali imposte revocate saranno rapidamente sostituite da alternative legali.

Deficit commerciale USA tra dazi e volatilità: i rischi per i possessori di certificati

Turbolenze sui dazi e oscillazioni del deficit non sono certo una buona notizia per investitori e possessori di certificati, anche perché l’aumento del deficit a novembre, insieme alle fluttuazioni nelle esportazioni e nelle importazioni, renderà più instabile il contesto per i certificati legati a materie prime, valute o settori industriali particolarmente sensibili ai dazi.

Chi detiene certificati sull’oro, però, potrebbe beneficiare del forte rally del metallo prezioso, spinto dalle tensioni geopolitiche e dal suo ruolo di bene rifugio. Diversamente, se dovesse continuare il trend, i possessori di certificati legati a settori come farmaceutico e tecnologico potrebbero affrontare bruschi alti e bassi legati alle importazioni e all’andamento delle tariffe.

In questo scenario, il rischio e l’opportunità camminano a braccetto: i possessori devono fare i conti con un mercato più incerto, dove le decisioni politiche e giudiziarie sui dazi possono cambiare rapidamente le prospettive di rendimento dei loro strumenti finanziari.

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