L’occupazione USA cresce nel mese di febbraio 2026, e anche ben oltre le attese. A certificarlo è l’ultimo report della Automated Data Processing (ADP), che ogni mese pubblica questo report sul mercato del lavoro sulla base dei dati aggregati pervenuti dal settore privato non agricolo.
Un andamento dunque favorevole per l’economia statunitense, anche se non prima di elementi chiaroscurali, che la stessa FED dovrà valutare con attenzione nella prossima riunione del 17-18 marzo, chiamata ancora una volta a decidere se mantenere o modificare i tassi di interesse.
Occupazione USA a febbraio 2026: mercato del lavoro cresce oltre le attese
Crescono oltre le attese i posti di lavoro nel settore privato statunitense a febbraio 2026. Secondo l’ultimo report della ADP, gli occupati hanno registrato un incremento di 63 mila unità, a fronte dei +11 mila del mese precedente (rivisti da 22 mila), mentre le previsioni degli analisti indicavano un aumento tra i 48 mila (stima di consenso del Dow Jones) 50 mila (sondaggio Bloomberg).
A trainare la crescita dell’occupazione USA è stato principalmente il settore dei servizi (+47 mila). In particolare, i maggiori incrementi si sono concentrati nei settori educazione e servizi sanitari (+58 mila), seguiti da Information (+11 mila), altri servizi (+6 mila), servizi finanziari (+2 mila) e Leisure/hospitality (+1 mila). Di contro, la produzione di beni ha registrato un aumento più contenuto (+16 mila), mentre il comparto manifatturiero ha registrato un calo (-5 mila), inferiore comunque a quello registrato nel segmento dei professionisti (-30 mila).
Analizzando la crescita in base alla dimensione delle imprese, le piccole aziende hanno guidato l’espansione, con 60 mila posti di lavoro in più, mentre le grandi imprese hanno registrato un aumento di 10 mila unità. Le medie imprese, invece, hanno segnato un calo di 7 mila posti di lavoro.
Per quanto riguarda i salari, gli stipendi dei lavoratori che hanno mantenuto il proprio impiego sono aumentati del 4,5%, mentre coloro che hanno cambiato lavoro hanno visto un incremento del 6,3%, segnando il divario più contenuto da quando ADP monitora questo indicatore.
Occupazione USA a febbraio 2026: luci e ombre tra settori trainanti e stagnazione
Nel complesso, il mese si è rivelato positivo, anche se non mancano i limiti. Pur superando le aspettative complessive, la diffusione della crescita resta un punto critico per l’occupazione USA. Da una parte i settori dei servizi di istruzione e sanità hanno registrato un aumento di 58.000 unità, con l’edilizia che ha contribuito con 19.000 nuovi posti. Dall’altra parte, la maggior parte degli altri settori ha mostrato dinamiche stagnanti o negative: i servizi professionali e alle imprese hanno perso 30.000 posti, la manifattura 5.000 e commercio, trasporti e utilities 1.000 unità. L’unico altro comparto con un incremento significativo è stato quello dei servizi di informazione (+11.000), mentre altrove il mercato è rimasto sostanzialmente fermo.
Sul fronte salariale, la retribuzione dei lavoratori che hanno mantenuto il proprio impiego è cresciuta del 4,5%, invariata rispetto a gennaio. Gli aumenti salariali per chi ha cambiato lavoro, invece, sono scesi al 6,3%, segnando un calo di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e riducendo così l’incentivo al cambiamento di lavoro ai livelli più bassi da quando ADP monitora questo indicatore.
“Abbiamo assistito a un aumento delle assunzioni e gli aumenti salariali rimangono solidi, soprattutto per chi ha mantenuto il proprio impiego”, ha commentato Nela Richardson, capo economista di ADP. “Tuttavia, con le assunzioni concentrate solo in pochi settori, i nostri dati non mostrano alcun beneficio retributivo diffuso derivante dal cambio di lavoro”.
Occupazione USA a febbraio 2026: FED sotto osservazione dopo i dati ADP
Sostanzialmente, il rapporto sull’occupazione USA mostra un mercato del lavoro che sta gradualmente ritrovando stabilità, dopo una crescita quasi nulla dei posti di lavoro nel 2025. Anche i funzionari della Federal Reserve ritengono che il mercato del lavoro si stia stabilizzando, il che dovrebbe permettere loro di mantenere i tassi di interesse invariati nel prossimo futuro, concentrandosi sulla gestione di un’inflazione ancora persistente, al 2,4% nel mese di gennaio.
Lo stesso rapporto ADP evidenza delle preoccupazioni per un’inflazione persistentemente elevata, quest’ultima resa ancora più evidente dai combattimenti in Iran e in Medio Oriente. Difficile però stimare oggi a quanto potrebbe ammontare l’impatto della guerra in Iran sull’economia statunitense: gli stessi responsabili politici hanno recentemente affermato che è troppo presto per valutarne le conseguenze.
A prescindere, all’interno dei mercati cresce il timore che l’aumento dei prezzi del petrolio possa alimentare ulteriormente l’inflazione. Secondo il FedWatch del CME Group, gli operatori di mercato stimano ora che il prossimo taglio dei tassi FED non avverrà prima di luglio, riducendo anche le probabilità di un secondo intervento nel corso dell’anno. Decisivi (forse) saranno i prossimi dati macroeconomici: venerdì sarà pubblicato il nuovo rapporto sulle buste paga non agricole del Bureau of Labor Statistics, che a differenza dell’ADP include anche il settore pubblico. Wall Street prevede un aumento di 50.000 posti di lavoro a febbraio, mentre gli economisti stimano che il tasso di disoccupazione rimarrà stabile al 4,3%.
Occupazione USA in ripresa: cosa cambia per i possessori di certificati
Tra luci e ombre, i dati ADP di febbraio indicano un’economia statunitense tutto sommato in ripresa e relativamente stabile: un segnale dunque positivo per gli investitori, e così per i possessori di certificati legati agli indici o alle azioni americane. Tuttavia, la crescita concentrata in pochi settori e la stagnazione o il calo registrati in comparti come manifattura e servizi professionali indicano una dinamica non uniforme, a rischio volatilità.
Allo stesso tempo, la politica monetaria della FED resta un elemento chiave: i dati sul lavoro potrebbero portare la banca centrale a mantenere i tassi invariati nella riunione del 17-18 marzo, ma le preoccupazioni legate a un’inflazione persistente, alimentata anche dall’aumento dei prezzi del petrolio e dai conflitti in Medio Oriente, potrebbero influenzare futuri rialzi o tagli dei tassi.
Dal lato dei rendimenti, i certificati indicizzati a obbligazioni o a tassi di interesse potrebbero risentire di una maggiore incertezza sui movimenti della FED, mentre quelli legati agli indici azionari potrebbero beneficiare della resilienza dei settori trainanti.
In sintesi, per chi detiene certificati è fondamentale valutare sia il supporto alla crescita fornito dai dati occupazionali positivi, sia i rischi legati a inflazione e politiche monetarie, bilanciando attenzione alla performance dei settori trainanti e alla possibile volatilità dei mercati nei prossimi mesi.

