Tassi BCE e FED sotto stress: guerra in Iran e boom di petrolio e gas complicano la politica monetaria

Anche la politica monetaria dei tassi BCE e FED rimane coinvolta dall’escalation del conflitto in Medio Oriente. Con i mercati energetici in fermento, tra Brent che viaggia oltre i 90 e il gas che in mattinata ha superato quota 60 euro, sarà inevitabile un rialzo del prezzo dell’energia, e quindi dell’inflazione stessa. Un conflitto prolungato nella regione potrebbe infatti far esplodere i prezzi, generando un “picco” inflazionistico nell’Eurozona e rallentando la crescita economica: effetti che non risparmierebbero neanche gli Stati Uniti, mettendo dunque in soqquadro le politiche di entrambi gli istituti.

Petrolio e gas in volo, mercati in allerta per l’inflazione in arrivo

Il conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran sembra seguire un copione già visto con la crisi russo-ucraina, almeno per quanto riguarda l’andamento dei mercati energetici. Lo dimostrano le oscillazioni del Brent, passato dai 72 dollari di venerdì agli 84 odierni, segnando un aumento complessivo di circa il 15‑16%. Peggio ancora il gas, con il TTF di Amsterdam che è schizzato dai 31 dollari di venerdì agli odierni 60 dollari, più che raddoppiando il suo valore in pochi giorni, e senza mostrare segni di rallentamento.

Situazioni analoghe si erano registrate agli albori della guerra russo-ucraina: il TTF era salito dai 98 dollari di febbraio ai 125 di marzo 2022. Il petrolio aveva invece registrato un aumento più contenuto, passando dai 97 di febbraio ai 104 di marzo, con un rally proseguito fino a maggio, quando il Brent raggiunse i 115 dollari al barile.

A premere con forza nella situazione odierna è soprattutto il gas, e i motivi sono chiari: il traffico nello Stretto di Hormuz è stato fortemente ridotto, costringendo a deviazioni più lunghe e costose. Pesa inoltre la decisione della compagnia energetica statale del Qatar di sospendere la produzione di GNL e prodotti correlati a seguito di attacchi militari ai suoi impianti in due località.

Insomma, uno scenario decisamente esplosivo, che potrebbe causare un “picco” sostanziale dell’inflazione nell’eurozona e ridurre la crescita economica, come ha spiegato Philip Lane, capo economista della BCE, in un’intervista al Financial Times.

Proprio sul fronte inflazione, il dato flash dell’inflazione dell’Eurozona a febbraio 2026 segna l’1,9%, in aumento rispetto all’1,7% di gennaio e oltre le stime degli analisti, mentre l’inflazione core su base annua raggiunge il 2,4%, sopra il +2,2% previsto. Un dato che non è proprio il massimo per la Banca Centrale Europea, che tuttavia mantiene un atteggiamento di attesa, monitorando attentamente il mercato prima di decidere eventuali interventi sui tassi BCE.

Tassi BCE e FED: Francoforte mantiene prudenza, Stati Uniti verso nuovi tagli

Al momento, però, le principali banche centrali europee e americane sembrano mantenere la calma, limitandosi a un monitoraggio attento della situazione, anche in vista delle prossime riunioni per eventuali tagli dei tassi BCE e FED.

Per quanto riguarda i tassi BCE, sempre Philip Lane ha sottolineato che Francoforte “monitora con grande attenzione la situazione globale per comprenderne le conseguenze economiche“. Si mantiene dunque la direzione della presidente Christine Lagarde, ossia di prendere decisioni “riunione per riunione“, seguendo da vicino l’evoluzione dei mercati e le dinamiche dell’economia europea.

Decisioni che, a detta degli operatori monetari, non andranno nella direzione di nuovi tagli ai tassi BCE: i mercati hanno infatti ridotto le già basse probabilità di un taglio dei tassi BCE nel corso del 2026. Addirittura gli operatori prevedono non solo l’assenza di mosse nella riunione del 19 marzo, ma addirittura che Francoforte manterrà invariata la politica monetaria per tutto l’anno.

Maggiori indicazioni arriveranno con le prossime proiezioni macroeconomiche di marzo, che però potrebbero non riflettere l’impennata dei prezzi energetici registrata ieri: le stime pubblicate a dicembre 2025 erano basate su un petrolio a 65 dollari al barile (oggi il Brent ha toccato 90 dollari) e gas a 33 euro per MWh (oggi oltre 60 euro). Il timore principale è che l’aumento dei costi di gas e petrolio pesi sul PIL annuo, frenando la crescita economica europea, stimata dalla BCE all’1,2% per il 2026.

Diversa la situazione per la FED. L’economia americana è relativamente più protetta dall’aumento dei prezzi energetici grazie alla significativa produzione interna. Inoltre, il cambio alla presidenza previsto a maggio, con Kevin Warsh che prenderà il posto di Jerome Powell, potrebbe rendere la Banca Centrale più dovish nei mesi successivi. Al momento gli operatori prevedono ancora due possibili tagli dei tassi negli Stati Uniti nel 2026, ma una forte escalation del conflitto in Iran potrebbe rendere queste riduzioni più difficili. Secondo gli economisti, l’inflazione americana potrebbe risalire verso e oltre il 3%, alimentata anche da dazi e stimoli fiscali.

Tassi BCE e FED tra guerra e inflazione: cosa significa per i possessori di certificati

Riprendendo quanto già detto in merito alle conseguenze della Guerra in Medio Oriente, investitori e possessori di certificati dovrebbero mantenere un approccio improntato sulla cautela, aspettandosi dunque una certa volatilità dei mercati energetici. L’impennata del Brent, salito dai 72 dollari di venerdì agli oltre 90 oggi, e del gas TTF, raddoppiato in pochi giorni, potrebbe influenzare direttamente i certificati legati a materie prime o a indici energetici, generando oscillazioni significative dei prezzi.

Occhi anche sul fronte della politica monetaria: la decisione di Francoforte a mantenere un approccio “agile” sui tassi BCE, con politica monetaria stabile per tutto il 2026, potrebbe incidere sui certificati a leva o su quelli legati a obbligazioni e strumenti finanziari sensibili ai tassi. Situazione leggermente diversa negli Stati Uniti: l’economia locale è relativamente più protetta dall’aumento dei prezzi energetici, inoltre la FED sembra comunque orientata a qualche taglio dei tassi durante l’anno. Almeno oggi: la situazione potrebbe cambiare se il conflitto dovesse inasprirsi.

In questo contesto “particolare” per tassi BCE e FED, gli investitori devono considerare sia i rischi di perdite temporanee sia le opportunità di ribilanciamento o copertura del portafoglio, valutando con attenzione la leva e l’esposizione dei propri certificati agli scenari energetici e macroeconomici in rapida evoluzione.

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