Tassi invariati tra il 3,50% e il 3,75% anche nella prossima riunione del Comitato FOMC della Fed. Lo sostengono in un recente report gli economisti di Intesa Sanpaolo, secondo cui alla luce dei recenti dati macroeconomici, ci sono sempre meno motivi per un nuovo taglio dei tassi.
Tassi Fed fermi tra 3,50% e 3,75%: le previsioni di Intesa Sanpaolo
La Federal Reserve si prepara al meeting del 27-28 gennaio con un atteggiamento di attesa. Secondo il Focus United States del Research Department di Intesa Sanpaolo, aggiornato al 23 gennaio 2026, le informazioni macroeconomiche disponibili dopo lo shutdown federale restano parziali e non forniscono elementi sufficienti per un cambio immediato della politica monetaria.
Dalla riunione del FOMC, gli economisti di Intesa Sanpaolo prevedono tassi stabili nell’intervallo 3,50–3,75%, visto che, seppur ancora incompleti, i dati pubblicati dopo quello che è stato (finora) il più lungo shutdown di sempre, “sembrano fornire meno ragioni sia alle “colombe” che temono un rallentamento troppo marcato del mercato del lavoro, sia ai “falchi” preoccupati dei rischi inflattivi“.
Il comunicato del FOMC dovrebbe mostrare poche variazioni rispetto a dicembre, anche perché il quadro informativo post-shutdown non è ancora completo. La crescita economica potrebbe continuare a essere definita solida, mentre la segnalazione dei rischi al ribasso sull’occupazione potrebbe risultare più attenuata. “In un contesto di persistente incertezza, dovrebbe emergere un resoconto pressoché bilanciato dei rischi sui due lati del mandato“.
Crescita solida e inflazione sotto controllo: buone prospettive per la FED
Guardando ai dati macroeconomici reali, la situazione per la prima economia mondiale non appare infatti critica. Sul fronte dei prezzi, l’indice dei prezzi al consumo per tutti gli articoli è aumentato del 2,7% da dicembre 2024 a dicembre 2025, con i prezzi alimentari in crescita del 3,1%, mentre l’inflazione core si aggira sul 2,6%, al ribasso di 0,2% rispetto alle attese. Un dato dunque stabile, ma ancora superiore all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Inoltre, secondo Intesa, “permangono rischi al rialzo sull’inflazione nel breve termine, soprattutto in quanto l’effetto dei dazi non è esaurito ma potrebbe essere solo ritardato“.
Passando all’attività economica, nel terzo trimestre del 2025 il Pil è cresciuto del 4,4% annualizzato, spinto dai consumi e dagli investimenti al netto delle costruzioni. Anche vendite al dettaglio ed esportazioni evidenziano una domanda sostenuta negli ultimi mesi dell’anno, nonostante le incertezze legate allo shutdown. A tal riguardo, Intesa Sanpaolo ha rivisto al rialzo le stime per il quarto trimestre, portando la crescita annua del 2025 al 2,2%.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro statunitense, mostra segni di stabilizzazione dopo il rallentamento autunnale. A dicembre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, mentre la crescita dell’occupazione, seppur inferiore alle attese, resta positiva. Tuttavia, il rapporto tra posti vacanti e disoccupati è sceso sotto l’unità a 0,92, il che suggerisce un possibile rallentamento prospettico dei salari. In più, gli indicatori di percezione delle famiglie continuano a deteriorarsi.
“In sostanza, il mercato del lavoro è in equilibrio ma con flussi modesti sia in entrata che in uscita e non mostra segnali di deterioramento nel breve. Prevediamo che il tasso di disoccupazione possa salire progressivamente fino al 4,7% in media nel 2026, prima di ridiscendere nel 2027”, commentano gli economisti di Intesa.
FED, voci di dissenso limitate dentro il Comitato FOMC
All’interno del Comitato, guardando alle possibili voci di dissenso o consenso rispetto alla sospensione dei tagli, gli economisti di Intesa ritengono probabile che anche in questa riunione si registri il dissenso di Miran, favorevole a una riduzione dei tassi di 25 punti base.
Tuttavia, almeno per ora, il FOMC potrebbe presentarsi compatto nella decisione quasi unanime di attendere. Più improbabile appare, invece, un voto contrario di Bowman.
In conclusione, si prevede che Powell ribadirà come la politica monetaria sia ormai vicina alla neutralità. Durante la conferenza stampa, il Capo della FED dovrebbe sottolineare la solidità della crescita, definendo il mercato del lavoro stabile ma fragile. Le pressioni sui prezzi saranno descritte come moderate e in gran parte riconducibili ai dazi, con aspettative inflazionistiche di lungo periodo ben ancorate.
“Alla luce dei recenti sviluppi istituzionali, non è escluso che una parte del Q&A sia dedicata ai temi di governance e indipendenza della Fed: il Presidente riaffermerà il rispetto del mandato della Fed, difendendone l’autonomia“.
Tassi FED fermi: cosa cambia per possessori di certificati
Se i tassi attuali venissero confermati nella prossima riunione del FOMC (scenario quasi certo: su FedWatch oggi le probabilità sono al 97,2%) la loro conferma garantirebbe stabilità sui rendimenti dei certificati legati ai tassi di riferimento FED.
In particolare, i prodotti con cedole indicizzate ai tassi Fed non subirebbero tagli immediati, mentre quelli progettati per beneficiare di futuri cali dei tassi potrebbero vedere posticipati eventuali incrementi di valore.
Al di fuori dei tassi FED, ulteriori fattori di supporto per i certificati verrebbero dalla stabilità monetaria e dalla crescita economica solida, anche se i dati restano parziali a causa dello shutdown.
In sintesi, l’attuale contesto offre agli investitori un periodo di relativa prevedibilità, pur in presenza di incertezze su inflazione e mercato del lavoro.


