Dopo la pausa natalizia, i mercati tornano a concentrarsi con attenzione sulle prossime mosse della FED, alle prese con crescenti divergenze sulle strategie di taglio dei tassi nel 2026 e con l’incognita del periodo post-Powell.
Mercati in attesa della FED, tra divergenze interne e nuovi tagli nel 2026
Sono passate circa tre settimane dall’ultima decisione della Federal Reserve, che nella riunione di 10 dicembre 2025 ha deciso un nuovo taglio dei tassi di interesse di 0,25 punti percentuali, portando il target dei fed funds nella fascia 3,50%–3,75%. Un taglio non più inaspettato: se a novembre le probabilità di un intervento erano considerate inferiori al 50% secondo il CME FedWatch Tool, alla vigilia dell’incontro erano salite stabilmente oltre il 90%.
Il motivo di questa inversione di aspettative sta soprattutto nelle dinamiche interne al FOMC: solo pochi giorni prima della riunione, membri un tempo più hawkish – favorevoli cioè a mantenere fermi i tassi – hanno cambiato posizione verso una visione più dovish, favorevole a tagli. Alla fine, sui 12 membri del Comitato, 9 hanno votato a favore del cut mentre 3 hanno dissentito, esprimendo dubbi soprattutto sugli ultimi dati relativi all’inflazione statunitense, oggi al 2,7%.
Una dinamica che probabilmente rimarrà uguale anche per la prossima riunione del 27‑28 gennaio 2026, quando il FOMC si ritroverà nuovamente per valutare se procedere con un ulteriore taglio dei tassi o fermare il ciclo di allentamento dopo tre riduzioni consecutive.
A influenzare la decisione peseranno soprattutto i nuovi dati macroeconomici in arrivo nelle settimane antecedenti l’incontro. Senza più l’incubo del blocco derivante dallo shutdown, la FED ora potrà finalmente avere accesso a statistiche più complete e tempestive sull’andamento dell’economia, in particolare occupazione e inflazione.
In ogni caso, la situazione attuale non sembra giustificare ulteriori interventi sui tassi. Secondo Morningstar, il tasso dei fondi federali si trova solo 0,5 punti percentuali sopra il cosiddetto livello “neutro”, stimato intorno al 3,0% dalla mediana dei membri del FOMC. “Pertanto, la maggior parte dei membri del comitato non ritiene più che la politica monetaria sia fortemente restrittiva“, suggerendo che la FED sia pronta “a rinunciare a un taglio dei tassi durante la sua prossima riunione di gennaio“. E questo perché eventuali riduzioni ulteriori, come quella ipotizzata per marzo, “dipenderanno esclusivamente dai dati economici che ne evidenzieranno la necessità“.
L’incognita del post-Powell: i favoriti oggi alla guida della FED
Altro nodo centrale è la successione alla guida della Federal Reserve: a maggio il mandato di Jerome Powell come presidente della banca centrale statunitense scadrà, e difficilmente l’attuale capo della Banca Centrale sarà disponibile per un ulteriore quadriennio.
Gli occhi degli investitori sono quindi puntati su tutti i potenziali favoriti alla poltrona della FED, un nuovo Numero Uno che avrà il compito di guidare la politica monetaria americana in un periodo segnato non solo da divergenze interne al FOMC ma anche da crescenti pressioni politiche, visto che il presidente Trump ha esercitato negli ultimi mesi una pressione inusuale sulla FED affinché tagli più rapidamente i tassi.
Ad oggi i favoriti sono tre: Kevin Hassett, direttore del National Economic Council della Casa Bianca, è noto per essere un sostenitore di una politica orientata ai tagli dei tassi e, secondo i mercati predittivi, è il più favorito per la nomina.
L’altro è Kevin Warsh: ex membro del Board of Governors della FED e attuale membro del CdA di UPS, in passato aveva reputazione più aggressiva su tassi più elevati, ma che oggi viene considerato da alcuni analisti come più accomodante rispetto al passato.
Il terzo è Christopher Waller: attuale governatore della Federal Reserve, di recente ha sottolineato che la banca centrale ha margini per abbassare ulteriormente i tassi e che potrebbe supportare un percorso di tagli più graduale.
Tassi FED 2026: buone probabilità di uno stop per gennaio
Difficile prevedere con precisione l’esito della riunione di gennaio 2026 della Federal Reserve. Secondo il CME FedWatch Tool, al momento i mercati attribuiscono circa il 75–80% di probabilità che i tassi restino invariati nella fascia attuale (3,50%–3,75%) e una chance tra il 20% e il 25% che venga approvato un taglio di 25 punti base
Tutto dipenderà, come già osservato, dai dati macroeconomici in arrivo nelle prossime settimane e dall’evoluzione delle dinamiche interne al Comitato. Tra l’altro, le divergenze tra i membri sembrano aumentare.
A parte Stephen Miran, che continua a sostenere che l’inflazione sottostante sia ormai prossima al 2% e che un ritmo di tagli più rapido aiuterebbe a riportare i tassi verso la neutralità, le altre posizioni dovish tra i membri votanti stanno mostrando segni di moderazione: ad esempio, Christopher Waller ha riconosciuto un raffreddamento del mercato del lavoro e si è detto favorevole a ulteriori riduzioni dei tassi, ma con un ritmo più graduale e senza fretta.
Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo, “il flusso recente di discorsi è coerente con una pausa prolungata da parte della Fed, anche perché i dati macroeconomici diffusi dopo lo shutdown sono distorti e non consentono una valutazione completa ai fini di un’azione immediata“.
Tassi FED 2026: consigli per i possessori di certificati
Come già detto pochi giorni fa, la prossima mossa della FED sui tassi di interesse sarà decisiva per investitori e possessori di certificati.
Con il taglio di 25 punti base già realizzato a dicembre e le probabilità attuali che a gennaio i tassi restino invariati, molti strumenti finanziari legati ai tassi d’interesse, come certificati a capitale protetto o legati all’andamento dei fed funds, potrebbero mostrare rendimenti stabili ma limitati.
Tra l’altro, un ritmo di tagli graduale, come indicato da Waller, potrebbe generare movimenti di prezzo contenuti, mentre un’accelerazione del ciclo di riduzione dei tassi favorirebbe strumenti short sui tassi o quelli legati a tassi variabili, aumentando il loro valore.
In questo contesto, la successione alla presidenza della Fed aggiunge ulteriore incertezza: la nomina di Kevin Hassett, favorevole a una politica di tagli più decisa, potrebbe spingere i mercati verso nuovi rialzi dei prezzi dei certificati legati a tassi in discesa, mentre figure più moderate come Christopher Waller suggeriscono un approccio più graduale, con effetti meno marcati.
In ogni caso, la strategia per gli investitori rimane la prudentissima osservazione dei dati macroeconomici e dei comunicati ufficiali della Fed: l’andamento dell’inflazione, del mercato del lavoro e le dichiarazioni dei membri saranno determinanti per comprendere se e quando i tassi subiranno ulteriori aggiustamenti.



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