Tagliare o non tagliare i tassi? Il 2026 si apre con questo dilemma per la FED, chiamata nei prossimi mesi a decidere se proseguire con i cut o concedersi una pausa. Spunto di riflessione arriva dai dati sull’inflazione di dicembre 2025: per alcuni sono sufficienti a giustificare nuovi tagli anche anticipati, mentre per altri restano insufficienti per ora.
Inflazione USA riaccende le scommesse su nuovi tagli FED
Si intensificano le speculazioni su un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve prima della scadenza del mandato del presidente Jerome Powell, prevista per maggio. Lo stimolo è arrivato subito dopo la pubblicazione dei dati del Bureau of Labor Statistics (BLS), che hanno mostrato un aumento dell’inflazione di fondo leggermente inferiore alle attese.
Secondo il BLS, i prezzi al consumo a dicembre sono cresciuti dello 0,3% su base mensile, confermando il ritmo del mese precedente e le stime degli analisti. Su base annua, l’inflazione ha segnato un +2,7%, stabile rispetto al mese precedente e in linea con il consensus di Bloomberg. Nel caso del “core” rate, ossia l’indice dei prezzi al consumo depurato delle componenti più volatili quali cibo ed energia, l’indice ha segnato un aumento dello 0,2% mensile, inferiore al +0,3% previsto dal mercato e in linea con il +0,2% di novembre.
Prima della pubblicazione dei dati, il mercato indicava giugno come il mese più probabile per il prossimo taglio, quando Powell non sarà più alla guida della banca centrale. I numeri di oggi, però, hanno spinto gli operatori a rivedere le stime, portando le probabilità di un cut già ad aprile dal 38% al 42%.
Lo stesso Donald Trump ha accolto con favore i dati sull’inflazione di dicembre, sostenendo che confermano la sua richiesta al presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, di tagliare i tassi di interesse. Trump si è più volte scontrato con Powell su questa questione, al punto che le recenti tensioni stanno alimentando sospetti sull’eventuale apertura di un’indagine penale nei confronti del Numero 1 della FED, una mossa criticata sia da ex dirigenti dell’istituto sia da figure chiave del Partito Repubblicano.
FED pronta a una pausa dopo tre tagli consecutivi?
C’è da dire però che a dicembre, i prezzi al consumo hanno registrato comunque un aumento rispetto a novembre: lieve, ma abbastanza per rafforzare le aspettative di una Fed propensa a mantenere i tassi invariati questo mese. Molti operatori di Wall Street sottolineano infatti che, sebbene l’inflazione mostri globalmente segni di rallentamento, il mercato del lavoro resta piuttosto stabile: altro elemento che potrebbe scoraggiare la FED dall’abbassare il tasso di riferimento.
Lo stesso Bret Kenwell, analista di eToro, ha sottolineato come l’ultimo rapporto CPI, “pur in linea con le attese, potrebbe non essere sufficiente a spingere la FED verso tagli più aggressivi”. Tuttavia, “con un contesto occupazionale in rallentamento, l’inflazione potrebbe non rappresentare un vincolo così stringente sulla politica dei tassi.”
È anche vero che il core è salito meno del previsto, il che rafforza l’idea di una FED che, pur non intenzionata a tagliare i tassi questo mese, potrebbe comunque procedere con ulteriori riduzioni nel corso del 2026, dopo i tre interventi già effettuati da settembre. Le attese sono per ora a due cut: uno tra aprile e giugno, e un altro nel quarto trimestre.
Anche sul fronte obbligazionario i trader considerano ormai scontato almeno un taglio entro metà anno, sostenuti appunto dalla lettura più debole del previsto dell’inflazione. Gli interest-rate swaps non prezzano alcuna possibilità di intervento nella riunione di questo mese, ma indicano chiaramente un taglio entro giugno. I Treasury, inizialmente in rialzo dopo i dati, hanno poi perso slancio in attesa dell’asta di titoli trentennali prevista più tardi nella giornata. Per l’economista di Pimco, Tiffany Wilding, i dati rappresentano “un quadro misto” che la FED dovrà analizzare con attenzione. Dopo 75 punti base di tagli nelle ultime tre riunioni, i funzionari della banca centrale sembrano “abbastanza a loro agio nel prendersi una pausa”.
Tagli ai tassi FED 2026: cosa comporta per i possessori di certificati
Salvo inversione a U da parte del Comitato FOMC, per questo mese difficilmente la FED deciderà di tagliare i tassi e portare l’interesse a 3,25-3,50%: sul sito di FEDWatch le probabilità ad oggi di un nuovo cut entro fine mese sono del 3%.
Gli investitori e i possessori di certificati dovranno quindi volgere lo sguardo al resto del 2026, con il primo possibile appuntamento tra aprile e giugno. Un eventuale taglio dei tassi che a prescindere influenzerebbe i Treasury e i certificati ad essi collegati: i prodotti a tasso fisso o strutturati legati ai Treasury potrebbero infatti diventare più attrattivi, migliorando il loro rendimento relativo rispetto al mercato obbligazionario.
Al contrario, se la FED dovesse mantenere i tassi invariati, i certificati già emessi con cedole fisse rimarrebbero più convenienti dei nuovi strumenti, mentre quelli a tasso variabile offrirebbero rendimenti più contenuti.



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