Sembrava che il prezzo dell’oro fosse ormai destinato a raggiungere vette impossibili. Invece, le quotazioni dell’oro spot sono scivolate fino ai minimi delle ultime tre settimane. Un calo influenzato in particolare dagli sviluppi nei colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina, e che sta spingendo diversi analisti a rivedere le proprie previsioni di mercato.
Oro torna sotto 4000 dollari l’oncia: il rally si sta fermando?
All’inizio del mese l’oro aveva superato abbondantemente quota 4.000 dollari l’oncia, stabilendo un nuovo record storico e alimentando le aspettative di una crescita apparentemente inarrestabile, con proiezioni addirittura verso i 5.000 dollari.
Negli ultimi scambi, però, l’oro spot è sceso a 3.964,35 dollari l’oncia, dopo aver toccato il livello più basso dal 6 ottobre, mentre i future sull’oro si attestano a 3.983,1 dollari l’oncia.
Cifre comunque notevoli per un metallo che fino a pochi anni fa non superava 1.500 dollari l’oncia. Solo a partire dalla pandemia di Covid-19, il valore dell’oro ha cominciato a crescere senza quasi mai fermarsi, arrivando solo quest’anno a superare il tetto di 3.000 dollari a marzo e quello dei 4.000 dollari questo mese.
Dopo il rally dei primi giorni di ottobre, il metallo è tornato ora sotto la soglia “psicologica”, pur avendo guadagnato oltre il 51% dall’inizio dell’anno, anche grazie alle continue tensioni geopolitiche e commerciali e alle aspettative di possibili tagli ai tassi da parte della Federal Reserve.
Oro in calo grazie ad accordo Cina-USA (ma rebus su inflazione e banche)
Probabilmente a contribuire al calo dell’oro è stato il rinnovato ottimismo degli investitori sui negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. Sembra infatti che l’amministrazione Trump e quella di Xi Jinping siano ormai vicine a un accordo sulla questione delle terre rare, nodo da cui è partita la minaccia di nuovi dazi statunitensi contro Pechino.
Ciononostante, la situazione rimane incerta: si attendono ora i prossimi dati macroeconomici e le mosse delle banche centrali (in primis la FED con i tassi di interesse) per capire se l’oro continuerà il suo rally o se calerà ulteriormente.
Da una parte, un’inflazione più resistente del previsto o segnali di rallentamento della crescita globale potrebbe riportare l’oro al centro dell’attenzione degli investitori. Dall’altro, il continuo acquisto di oro da parte delle banche centrali dei Paesi emergenti, già da tempo grandi accumulatrici di ingenti riserve di metallo prezioso, potrebbe rendere improbabile un ribasso significativo del prezzo.
Oro spot in calo, si diffonde il “ribassismo” tra analisti
Nel frattempo, gli analisti non sono più tutti concordi sul rialzo dell’oro. Fino a poche settimane fa, banche come Goldman Sachs prevedevano per l’oro un percorso di crescita pressoché ininterrotto, addirittura verso i 4.900 dollari l’oncia entro dicembre 2026.
Al momento, solo realtà come la London Bullion Market Association mantengono una prospettiva rialzista: in un recente sondaggio, l’associazione ha stimato un rialzo del prezzo nei prossimi 12 mesi a 4.980 dollari l’oncia, circa il 27% in più rispetto ai livelli attuali.
Di contro, società come Citi e Capital Economics hanno rivisto al ribasso le loro previsioni sul prezzo dell’oro: Citigroup stima 3.800 dollari nel breve periodo (0–3 mesi), riducendo la previsione precedente di 4.000, mentre Capital Economics ha abbassato la sua stima per fine 2026 a 3.500 dollari. Anche Bank of America ha segnalato una fase di correzione, con un target ribassista a 3.800 dollari per il quarto trimestre.
Oro spot, a cosa devono stare attenti i possessori di certificate
È evidente che chi ha acquistato certificate legati all’oro spot prima del rally si trova ora a registrare un lieve calo del proprio guadagno complessivo, mentre chi è entrato più recentemente nella corsa ha inevitabilmente subito una riduzione dei profitti.
Il vero nodo, però, non è il calo temporaneo di questi giorni — già oggi le quotazioni sono tornate sopra i 4.000 dollari l’oncia — quanto gli eventi futuri, come il possibile accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti o gli interventi delle banche centrali per l’acquisto di altro metallo giallo. Tutti fattori che potrebbero generare nuove fiammate rialziste del prezzo dell’oro spot, così come provocare ulteriori ribassi.
In un contesto così volatile, diventa fondamentale per gli investitori monitorare costantemente non solo l’andamento dei prezzi, ma anche le previsioni macroeconomiche, i dati sull’inflazione e le mosse delle autorità monetarie.


