Unicredit ottiene l’ok della BCE per salire in Commerzbank e incassa il favore dei mercati

Semaforo verde dall’Eurotower: la Banca Centrale Europea ha detto sì all’operazione Unicredit-Commerzbank ad aumentare la propria partecipazione nell’istituto tedesco dal 30% fino al 50%.

Ora manca solo il via libera da parte delle altre Authortiy (Antitrust della Commissione europea, l’autorità polacca per il controllo indiretto di mBank), affinché Unicredit possa mettere mano alla governance.

Via libera dalla BCE a Unicredit: avanti con il piano di Orcel

Nell’ambito della procedura prevista dalla normativa europea sull’acquisizione di partecipazioni qualificate, dopo un’istruttoria durata tre mesi, la Vigilanza della BCE ha autorizzato Unicredit ad aumentare la propria partecipazione, aprendo così alla banca guidata da Andrea Orcel la strada per il controllo del gruppo con manager Bettina Orlopp.

E permettendo anche di perfezionare il trasferimento dei titoli aderenti all’OPAS di quest’anno. Ad oggi, Unicredit conta già su una quota complessiva del 47,59% del capitale di Commerzbank, suddivisa tra azioni di proprietà, titoli apportati all’offerta e strumenti derivati. In virtù dell’assenza di diritto di voto sulle azioni proprie detenute dalla banca tedesca, tale partecipazione equivale di fatto al 49,65% dei diritti di voto totali.

Il percorso autorizzativo non si esaurisce tuttavia a Francoforte. Per completare il quadro normativo restano da superare altri due snodi fondamentali: l’esame antitrust da parte della Commissione Europea, con la scadenza della fase preliminare fissata al prossimo 16 novembre; e l’esito dell’istruttoria presso l’autorità di vigilanza polacca, chiamata a esprimersi sul passaggio di controllo indiretto di mBank, controllata al 69,1% da Commerzbank.

Dalla sede di Unicredit si prevede che l’iter burocratico e il soddisfacimento delle condizioni preliminari si concluderanno “verso la fine dell’anno; a quel punto UniCredit deterrà circa il 50% dei diritti di voto in Commerzbank e potrà assumere il controllo della banca“.

Unicredit accelera su Commerzbank: si fa strada l’ipotesi della fusione inversa

Una volta incassate le ultime autorizzazioni, scatterà per Unicredit la fase della governance. Dunque: convocare un’assemblea straordinaria nel mese di febbraio per procedere alla revoca dell’attuale Consiglio di Sorveglianza e alla nomina dei dieci membri spettanti alla quota azionaria di maggioranza.

Subito dopo la governance, scatterà la fase dell’integrazione. Ossia: la fusione inversa tra HypoVereinsbank, la controllata tedesca di Unicredit, e la stessa Commerzbank.

Un’impostazione societaria ancora ipotizzata, che però permetterebbe di rispondere alle richieste del governo di Berlino, garantendo sia il mantenimento della sede legale a Francoforte sia la permanenza della quotazione in Borsa.

Unico ostacolo nel piano di Orcel sono al momento le tempistiche. L’approvazione formale della fusione non dovrebbe rientrare nell’ordine del giorno dell’assemblea di aprile dedicata al bilancio 2026, anche a causa delle tempistiche necessarie per il confronto aperto con le autorità politiche tedesche.

È un passo dovuto: il governo di Berlino detiene ancora il 13,3% di Commerzbank e conta due propri rappresentanti nel consiglio di sorveglianza.

BCE e mercati spingono Unicredit: BofA conferma target price a 113 euro

Oltre al via libera della BCE, Unicredit ottiene un altro regalo: la conferma da Bank of America (BofA) dell’outlook positivo su Piazza Gae Aulenti, con prezzo obiettivo a 113 euro per azione, raccomandazione “Buy” e designazione a “top pick“.

Si prospettano infatti ottimi risultati nel prossimo trimestrale 2026. Gli analisti stimano un ulteriore utile netto di circa 3 miliardi di euro, che proietterebbe i risultati dei primi nove mesi verso un dato annualizzato vicinissimo ai 12 miliardi di euro, in rialzo rispetto alla guidance per il 2026, attualmente fissata a 11,5 miliardi.

E anche al consenso di mercato. Le proiezioni a lungo termine elaboratamente posizionano l’utile netto a 11,9 miliardi di euro per il 2026 e a 16,3 miliardi per il 2028, numeri superiori al consensus del 5-7%.

Le stime di BofA sull’utile netto – circa 11,9 miliardi di euro per il 2026 e 16,3 miliardi per il 2028 – si collocano rispettivamente al di sopra del consensus (11,3 miliardi e 15,3 miliardi) con uno scarto del 5-7%. Le stime di utile per il 2027-28 includono il contributo di Commerzbank con una quota di circa il 48%.

Secondo BofA, è fondamentale l’accordo di UniCredit con il governo tedesco, e proprio per far fronte ai requisiti richiesti (mantenimento sul mercato di una quota di minoranza pari a circa il 25%, garanzia del supporto finanziario al tessuto delle piccole e medie imprese locali…), l”ipotesi della fusione inversa si prospetta come la soluzione tecnica idonea.

Unicredit e Commerzbank insieme: buone prospettive per i possessori di certificati

In attesa del momento in cui Unicredit integrerà Commerzbank, investitori e possessori di certificati possono intanto godere della conferma dell’outlook del titolo di Piazza Gae Aulenti.

Il rafforzamento della redditività e dell’utile netto stimato dagli analisti tende a consolidare il profilo fondamentale della banca capogruppo, sostenendo la tenuta dei livelli barriera nei prodotti a capitale condizionatamente protetto.

Pertanto, i possessori di certificati non devono compiere azioni immediate. Al limite, possono monitorare gli avvisi societari pubblicati dall’emittente del proprio certificato nei giorni successivi all’ufficializzazione dei passaggi societari, così da verificare eventuali aggiornamenti sui valori di riferimento come prezzo d’esercizio e barriera.

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