La Banca Centrale Europea vira verso posizioni sempre più hawkish per quanto riguarda i tassi BCE. A Francoforte cresce infatti la propensione a riaprire la fase dei rialzi, complice l’incertezza legata alla situazione in Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz ancora sotto pressione e le tensioni che continuano a pesare sui flussi energetici.
Uno stallo che alimenta il timore di una possibile riduzione dell’offerta di idrocarburi nei prossimi mesi, dunque un nuovo impulso inflazionistico per l’area euro.
BCE pronta a rialzare i tassi: l’effetto Medio Oriente riaccende l’inflazione
La seduta del 30 aprile potrebbe essere ricordata come l’ultima in cui la Banca Centrale Europea ha mantenuto i tassi fermi al 2%. Già dal prossimo appuntamento, infatti, prende corpo l’ipotesi di un nuovo rialzo, in linea con le aspettative di mercati ed economisti, che (con una probabilità al 76% su ECB Watch) guardano alla riunione di giugno come al possibile punto di svolta, salvo cambiamenti significativi dello scenario macroeconomico. E così per il resto dell’anno, con due o tre rialzi entro fine 2026.
I banchieri centrali hanno scelto per ora la prudenza, congelando la politica monetaria in attesa di elementi più chiari sugli effetti della guerra in Medio Oriente. Al centro dell’attenzione resta soprattutto la situazione nello Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico energetico globale, la cui evoluzione potrebbe incidere in modo diretto sulle prospettive inflazionistiche dell’area euro. Lo stesso vicepresidente della BCE Luis de Guindos, intervenuto a un evento organizzato da el Economista a Madrid, ha sottolineato come l’incertezza legata all’area resti un fattore determinante per le prossime decisioni.
Proprio per questo, la presidente della BCE Christine Lagarde ha indicato nelle sei settimane che separano l’istituto dalla riunione dell’11 giugno un periodo cruciale per raccogliere dati aggiornati e rivalutare l’orientamento della politica monetaria. Secondo Lagarde, si tratta del “tempo giusto” per ottenere un quadro più completo dell’evoluzione economica e geopolitica.
Schnabel spinge per i rialzi dei tassi BCE
L’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi BCE trova già un sostegno significativo all’interno del Consiglio direttivo, in particolare tra le posizioni più “falco”. Tra queste spicca quella del membro hawkish Isabel Schnabel, che in un intervento a Londra, durante la quinta edizione della lettura annuale dedicata a Charles Goodhart, ha evidenziato come nell’area Euro l’inflazione stia tornando a crescere “in modo significativo al di sopra del livello obiettivo, in risposta ad un altro shock avverso sul lato dell’offerta”.
Secondo Schnabel, la natura degli shock economici rischia di diventare sempre più ricorrente, rendendo necessario rafforzare la capacità delle banche centrali di intervenire con decisione quando il proprio mandato lo richiede. Per questo, ha sottolineato, è “imperativo salvaguardare attentamente” la possibilità di adottare politiche monetarie restrittive quando necessario, senza condizionamenti esterni.
Anche se questo può comportare qualche problema con i Titoli di Stato. Schnabel ha infatti avvertito che eventuali tensioni sulle finanze pubbliche potrebbero tradursi in un aumento dei premi di rischio sui titoli di Stato, già in crescita, con possibili ulteriori pressioni al rialzo. “Questo potrebbe imporre costrizioni alla politica monetaria, dato che tassi più alti potrebbero minacciare la sostenibilità di bilancio“.
Per questo motivo, Schnabel ha richiamato la necessità di preservare l’indipendenza della politica monetaria da quelle forze che rischiano di eroderli. E questo richiede che i governi mettano le finanze pubbliche “su traiettorie autenticamente sostenibili“. In caso contrario, ha avvertito, si potrebbe assistere a una progressiva “dominanza fiscale”, in cui le esigenze di bilancio finiscono per prevalere sulle decisioni della banca centrale. Un’evoluzione che, secondo l’esponente della BCE, “consentirebbe progressivamente di perdere indipendenza e di portare a maggiore inflazione e a meno crescite economica“.
Tassi BCE, cambiamenti in arrivo per i possessori di certificati
L’avvio di una nuova stagione di rialzi sui tassi BCE potrebbe cambiare significativamente il profilo di rischio e rendimento dei certificati di investimento.
Un contesto di tassi BCE nuovamente al rialzo tende infatti a comprimere il valore delle attività finanziarie più sensibili ai tassi, incidendo in particolare sui certificati con sottostanti azionari e obbligazionari: da un lato aumenta il rendimento offerto dalle nuove emissioni, rendendo meno attraenti quelle già in circolazione; dall’altro cresce la volatilità dei mercati, soprattutto se la stretta monetaria si accompagna a un rallentamento economico.
Davanti a ciò, strumenti con barriere profonde o struttura “autocallable” potrebbero risentire di maggiori rischi di mancato richiamo anticipato, mentre diventerebbero più rilevanti le protezioni sul capitale e la qualità dei sottostanti.
A tal riguardo, investitori e possessori di certificati dovranno valutare con maggiore attenzione la resilienza dei payoff, visto l’eventuale scenario di tassi più alti e mercati meno stabili.
