È un momento decisamente favorevole per Generali, che, sostenuta dalle indiscrezioni su possibili nuovi accordi nel settore bancassicurativo, ha visto il titolo spingersi ai massimi, riportando la capitalizzazione su livelli che non si registravano da oltre 26 anni.
Per i Leoni di Trieste si profila un anno particolarmente dinamico, caratterizzato da diversi dossier strategici in valutazione, tra possibili partnership e ipotesi di nuovi riassetti azionari e industriali.
Generali ai massimi da 26 anni: capitalizzazione sopra 60 miliardi
È record per il titolo del colosso assicurativo, che mercoledì 6 maggio ha chiuso le contrattazioni a 39,09 euro (+2,2% rispetto alla seduta precedente), portando la capitalizzazione complessiva a 60,07 miliardi di euro.
Il valore supera così il precedente massimo di 39,06 euro, raggiunto quasi 26 anni fa, il 29 novembre 2000, quando la capitalizzazione del gruppo si attestava a 53,8 miliardi.
A sostenere il titolo della compagnia assicurativa sono state in particolare alcune novità emerse sul fronte industriale e strategico. Come le indiscrezioni su possibili accordi nel comparto bancassicurativo.
UniCredit e Generali, dialogo aperto sulla cooperazione
Il 5 maggio, l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, presentando i risultati trimestrali della banca, ha confermato che sono in corso colloqui per esplorare una cooperazione operativa nei settori assicurativo e del wealth management. Allo stesso tempo, ha precisato che la partecipazione dell’8,72% detenuta in Generali rappresenta esclusivamente un investimento finanziario, senza alcuna implicazione sul fronte della governance del gruppo triestino.
Diversi analisti stanno infatti valutando ipotesi alternative sul riassetto del sistema. In particolare, Deutsche Bank, in un report dedicato a una possibile integrazione tra MPS e Banco Bpm, ha ipotizzato anche la cessione della quota del 13,2% detenuta in Generali (tramite la controllata Mediobanca) da parte del Monte dei Paschi, con l’obiettivo di finanziare parte dell’operazione. Una mossa che permetterebbe di liberare capitale significativo e di strutturare l’eventuale deal con una componente in contanti, rendendolo più sostenibile dal punto di vista finanziario.
Tuttavia, a detta di DB, la cessione della partecipazione in Generali potrebbe comportare effetti collaterali rilevanti, considerando che quella quota rappresenta una fonte importante di utili per il perimetro Mediobanca-MPS, rendendo l’operazione meno neutrale di quanto sembri.
Generali, asset chiave per i possessori di certificati (ma occhio alla volatilità)
Indubbio che per investitori e possessori di certificati legati al titolo (o a panieri che includono Generali) il raggiungimento dei massimi storici da parte dei Leoni di Trieste rafforza il potenziale di performance, soprattutto per strumenti a capitale condizionatamente protetto o con barriera lontana.
C’è da dire però che, al tempo stesso, questo nuovo record aumenta l’esposizione a fasi di volatilità, anche per via delle voci di consolidamento bancario e di possibili riassetti azionari.
In particolare, operazioni straordinarie o semplici movimenti di partecipazioni rilevanti possono incidere rapidamente sul prezzo del sottostante, con effetti diretti sulla probabilità di attivazione di barriere, autocall o meccanismi di rimborso anticipato.
Per gli investitori, il punto centrale diventa quindi la gestione dell’esposizione: strumenti con barriere ravvicinate o leva implicita elevata risultano più sensibili alle notizie di M&A e alle indiscrezioni bancarie, mentre strutture più difensive offrono maggiore stabilità ma minore partecipazione al movimento.

