Credito privato in tensione: insolvenze in aumento e riscatti sempre più frequenti

Il credito privato mostra segnali di crescente instabilità, a giudicare dai tassi di insolvenza, che potrebbero salire ulteriormente con l’avvento della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

A sostenerlo è la banca d’affari statunitense Morgan Stanley, che in una recente analisi ha sottolineato come i fondamentali del credito, in particolare quelli legati ai prestiti nel settore software, siano messi sotto pressione.

Il rischio è che tutto ciò possa riflettersi anche sui fondi, sempre più bersagliati da continue richieste di riscatto anticipato.

Credito privato, l’IA mette a rischio il settore software

Negli ultimi mesi, i mercati del credito globali hanno subito pressioni significative, mentre gli investitori cercano di valutare come l’intelligenza artificiale possa modificare i flussi di entrate delle aziende di software. I gestori di asset alternativi hanno concentrato ingenti risorse nel settore nell’ultimo decennio, attratti da utili prevedibili e margini elevati.

Nonostante al momento l’impatto dell’IA sui fondamentali non sia ancora “sostanziale” sui fondamentali del credito privato, secondo il team guidato da Joyce Jiang, l’elevato livello di indebitamento e le imminenti scadenze nel settore software potrebbero spingere le insolvenze verso livelli mai visti dalla pandemia.

Proprio il settore software è quello più esposto: gli strateghi sottolineano che i prestiti al comparto registrano il più alto indebitamento e i più bassi rapporti di copertura tra i principali settori. E anche se i mercati dei prestiti pubblici e privati hanno mostrato un certo raffreddamento, i tassi di insolvenza sono destinati a salire. Addirittura all’8%, secondo Morgan Stanley, a causa dei continui progressi dell’intelligenza artificiale.

Ed è un problema: il comparto software rappresenta il settore più rilevante nei portafogli delle società di sviluppo aziendale, con un’esposizione pari al 26%. In particolare, le obbligazioni garantite da prestiti (CLO, che cartolarizzano i prestiti alle medie imprese) hanno un’esposizione del 19% al settore, con molti prestiti in scadenza a breve termine.

Aumentano i riscatti nel credito privato

I timori che l’intelligenza artificiale possa erodere la redditività delle aziende software e compromettere la loro capacità di rimborso stanno prendendo sempre più piede nel mercato del credito privato, tra le principali fonti di finanziamento del settore tecnologico. Secondo gli analisti, questo scenario sta spingendo gli investitori a riconsiderare livelli di esposizione, rischi di riscatto e prospettive di raccolta.

A peggiorare il clima contribuiscono le recenti difficoltà di Blue Owl, che ha chiuso in modo permanente le possibilità di rimborso anticipato. Una decisione che ha innescato una marcata ondata di vendite tra i titoli dei gestori di asset alternativi attivi nel credito privato. Negli ultimi sei mesi il titolo Blue Owl ha perso oltre la metà del valore in Borsa, mentre KKR, Blackstone e Ares hanno tutti ceduto oltre il 40%.

Diversamente, altri colossi hanno evitato di preculdere totalmente il rimborso: proprio Morgan Stanley ha limitato i rimborsi in uno dei suoi fondi dopo che gli investitori hanno cercato di ritirare quasi l’11% delle azioni in circolazione, secondo quanto emerso da un documento normativo mercoledì. E così BlackRock, che ha limitato i prelievi da uno dei suoi principali fondi di debito dopo un picco di richieste di rimborso.

Credito privato (non) in crisi: cambio degli equilibri in arrivo?

Nonostante la situazione, gli strateghi della banca statunitense sottolineano che i rischi legati al credito privato, seppur rilevanti, non hanno natura sistemica, cioè difficilmente si estenderanno all’intero sistema finanziario. Un elemento chiave riguarda le società di sviluppo commerciale (BDC), che consentono anche agli investitori retail di accedere al credito privato. Si tratta infatti di un mercato strutturalmente poco liquido, in cui gli investimenti non possono essere facilmente dismessi in tempi rapidi.

Le BDC, che nel terzo trimestre 2025 gestivano circa 530 miliardi di dollari, hanno contribuito in modo significativo alla crescita del settore negli ultimi anni. Tuttavia, la loro diffusione ha anche aumentato l’esposizione del mercato a dinamiche più instabili, legate proprio al comportamento degli investitori al dettaglio di chiedere il rimborso alla prima avvisaglia.

In questo contesto, un rallentamento della domanda retail potrebbe modificare gli equilibri del mercato: “La moderazione della domanda al dettaglio di credito privato può spostare la composizione della base di acquirenti maggiormente verso gli investitori istituzionali e moderare la crescita del credito privato in futuro”, osservano gli strateghi.

Insomma, da un lato ridurrebbe la pressione sui riscatti, dall’altro porterebbe a una maggiore presenza di investitori istituzionali e, di conseguenza, a una crescita più moderata del credito privato.

Credito privato tra opportunità e rischi: cosa cambia per possessori di certificati

È uno scenario che impone cautela a investitori e possessori di certificati esposti, direttamente o indirettamente, al credito privato. L’aumento atteso dei tassi di insolvenza, unito alla pressione sui riscatti e ai primi segnali di tensione tra i grandi gestori, può riflettersi in una maggiore volatilità dei sottostanti e in un possibile peggioramento della qualità creditizia degli attivi collegati.

Il nodo centrale riguarda proprio l’esposizione al comparto software, oggi tra i più presenti nei portafogli e allo stesso tempo tra i più vulnerabili all’impatto dell’IA. Se i flussi di ricavi delle aziende dovessero risultare più incerti del previsto, la capacità di rimborso dei prestiti potrebbe indebolirsi, con effetti a catena su strumenti strutturati che incorporano questo rischio.

Detto questo, il quadro delineato dagli analisti di Morgan Stanley resta lontano da una crisi sistemica: i rischi appaiono circoscritti e selettivi, più legati a specifici segmenti di mercato che a un deterioramento generalizzato.

Diventa quindi cruciale valutare con attenzione la composizione del sottostante, il grado di diversificazione e la solidità degli emittenti, in un mercato destinato con ogni probabilità a diventare meno liquido e più selettivo.

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