Settore bancario italiano, il 2026 sarà l’anno della trasformazione IA secondo Experian

Il sistema finanziario globale sta attraversando una fase di trasformazione profonda, e così anche il settore bancario italiano: dalla semplice proliferazione di progetti pilota a un utilizzo dell’intelligenza artificiale capace di generare valore economico concreto, gli istituti di credito hanno progressivamente integrato l’IA nei processi di concessione del credito.

A dirlo è l’ultimo report di Experian, società specializzata nei servizi informativi, secondo cui, negli ultimi due anni gli investimenti dedicati a queste tecnologie sono quadruplicati, segno di un’accelerazione significativa nell’adozione degli strumenti basati su algoritmi e analisi avanzata dei dati.

Ora il settore bancario italiano si prepara alla fase successiva: quella della maturità operativa, in cui l’intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto una sperimentazione tecnologica, ma uno strumento capace di produrre risultati concreti e misurabili.

Dalla sperimentazione al valore: la sfida dell’AI nel settore bancario secondo Experian

Secondo il report Global Insights 2026: Predictions for Credit and Fraud Risk di Experian, il settore finanziario globale sta entrando in una fase di trasformazione cruciale, passando dalla diffusione di progetti pilota all’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale capaci di generare valore economico concreto.

Una maturità operativa, il cui percorso, tuttavia, oggi è ancora incompleto. Il 95% dei progetti pilota di IA generativa non produce risultati economici misurabili e soltanto il 15% dei decision maker che lavorano sull’AI ha registrato un miglioramento della marginalità negli ultimi dodici mesi grazie all’innovazione tecnologica. Proprio su questo aspetto Experian è particolarmente chiara: “chi adotterà le giuste strategie di governance e qualità dei dati potrà dunque contare nel 2026 su un vantaggio di crescita“.

Nel frattempo, le banche utilizzano mediamente otto strumenti di risk management e il 79% degli operatori dichiara di voler ridurre e consolidare il numero dei fornitori. Una tendenza che apre la strada alla costruzione di infrastrutture IA più integrate, governate e verificabili, necessarie per scalare l’innovazione con maggiore fiducia.

Qualità dei dati e governance: le priorità per il futuro dell’AI

Sempre Experian sottolinea come le priorità strategiche del settore risultano sempre più chiare e ruotano attorno a qualità, accessibilità e standardizzazione dei dati. Non a caso, il 29% degli intervistati indica proprio i limiti nella disponibilità o nella gestione dei dati come il principale ostacolo allo sviluppo dell’IA.

Allo stesso tempo, l’80% degli operatori prevede di aumentare l’utilizzo di dati alternativi o basati sul consenso per rafforzare i processi decisionali nel credito, mentre il 67% intende ricorrere ai dati sintetici per sviluppare modelli più sicuri dal punto di vista della privacy. Anche qui Experian sottolinea che il successo di queste strategie dipenderà però “dall’implementazione in parallelo di tracciabilità, lineage dei dati e framework di governance solidi, che trasformano i volumi di dati in intelligence azionabile“.

Il report evidenzia inoltre un forte consenso sul potenziale dell’automazione: il 92% degli intervistati ritiene che l’uso di IA e sistemi automatizzati migliorerà velocità ed efficienza operative. Guardando al futuro, il 38% considera invece l’AI agentica tra le tecnologie destinate ad avere il maggiore impatto nei prossimi cinque anni, soprattutto nell’ambito dell’underwriting.

Parallelamente, il settore sta attraversando anche una fase di ottimizzazione degli investimenti. Secondo Experian,”con una fase di ottimizzazione degli investimenti in corso, dove i CFO europei che stanno riallocando circa il 25% della spesa AI pianificata fino al 2027 verso progetti con ROI dimostrabile, la pressione per passare dalla sperimentazione a deployment governati e misurabili si traduce in opportunità concrete per chi ha l’infrastruttura giusta”.

Settore bancario italiano dentro la rivoluzione IA: il 75% la utilizza già nei servizi

L’onda IA non riguarda solo il sistema finanziario globale: anche settore bancario italiano è dentro questa rivoluzione tech. Negli ultimi due anni gli investimenti in tecnologie basate sull’intelligenza artificiale da parte degli intermediari finanziari sono più che quadruplicati, con circa il 10% delle grandi banche che ha dichiarato di avere progetti IA attualmente in fase di sviluppo. Lo stesso Armando Capone, CEO di Experian Italia, ha sottolineato come le banche italiane abbiano accolto “con prontezza l’intelligenza artificiale nei loro processi: il 75% ha già avviato l’utilizzo di alcune componenti sia nell’onboarding digitale sia nelle attività di valutazione”.

Tra l’altro, questa evoluzione del settore bancario italiano si colloca infatti in un momento particolarmente delicato per il settore. In primavera la Banca d’Italia pubblicherà il report finale del progetto sull’intelligenza artificiale sviluppato insieme a OCSE e Commissione Europea. Parallelamente, dal 2 agosto entreranno in vigore i principali requisiti dell’EU AI Act, destinati a introdurre un quadro normativo più definito in termini di documentazione, trasparenza e gestione del rischio per i sistemi di AI utilizzati nei processi di credito e nella prevenzione delle frodi.

Si tratta di una doppia novità che è già attesa dal settore bancario italiano. Secondo l’analisi di Experian, l’86% delle istituzioni finanziarie si aspetta un rafforzamento del controllo normativo, mentre l’87% prevede una progressiva convergenza tra le funzioni di credito, prevenzione frodi e compliance nei prossimi cinque anni. “Quando la Banca d’Italia fornirà le linee guida e l’EU AI Act definirà standard comuni”, sottolinea il CEO di Experian Italia, “gli istituti che avranno integrato in modo profondo la governance dell’AI nella propria architettura tecnologica saranno pronti ad accelerare e a distinguersi dalla concorrenza”.

Settore bancario italiano e globale nella sfida dell’IA: opportunità per i possessori di certificati

L’analisi di Experian si inserisce in un filone già evidenziato nei mesi scorsi anche da McKinsey, che in un proprio report aveva sottolineato il peso crescente delle nuove tecnologie — intelligenza artificiale in primis — nelle strategie di investimento del settore bancario italiano e globale.

Proprio la crescente integrazione dell’IA nel settore bancario rappresenta un cambiamento rappresenta un cambiamento anche per investitori e possessori di certificati d’investimento, in particolare per quanto riguarda la gestione del rischio e i processi decisionali degli istituti emittenti. Molti certificati presenti sul mercato sono infatti collocati o strutturati da grandi banche, che stanno progressivamente adottando strumenti basati su IA per migliorare analisi dei dati, valutazioni creditizie e sistemi di prevenzione delle frodi.

L’evoluzione descritta nel report di Experian — con investimenti in forte crescita, maggiore attenzione alla governance dei dati e una progressiva convergenza tra funzioni di credito, frodi e compliance — potrebbe tradursi in processi di valutazione più avanzati e più rapidi, oltre che in modelli di gestione del rischio più sofisticati. Per il mercato dei certificati questo significa potenzialmente strutture di prodotto più evolute e una maggiore capacità degli emittenti di monitorare le esposizioni finanziarie.

Allo stesso tempo, l’arrivo di un quadro normativo più definito, con le future linee guida della Banca d’Italia e l’entrata in vigore dei requisiti principali dell’EU AI Act, spingerà il settore bancario italiano verso standard più elevati di trasparenza, tracciabilità dei dati e controllo dei modelli algoritmici. Un passaggio che potrebbe contribuire a rendere più robusti i processi interni delle banche e, di conseguenza, rafforzare anche l’infrastruttura che sostiene strumenti finanziari come i certificati.

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