160 miliardi di euro di obbligazioni bancarie in circolazione, che coprono il 40% dei mutui residenziali. Questo è il volume del mercato dei covered bond in Italia, che si conferma uno dei pilastri più solidi e dinamici del panorama finanziario europeo.
A scattare la fotografia di questa realtà è un’analisi dettagliata realizzata da Morningstar DBRS, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento la composizione, la dimensione, i punti di forza e i fattori di vulnerabilità del sistema Italia.
Obbligazioni garantite, l’Italia accelera a dicembre 2025
“Con un’economia da 2.260 miliardi di euro e 59 milioni di abitanti, l’Italia offre una base solida a questo mercato da 160 miliardi di euro“. Così Morningstar DBRS descrive il Paese Italia con riferimento ai dati rilevati a dicembre 2025: un terreno particolarmente fertile per questo genere di strumenti.
Tra l’altro, come precisa Tomás Rodriguez-Vigil Junco (Senior Vice President, Sector Lead European RMBS & Covered Bond Ratings, Morningstar DBRS), il mercato italiano delle obbligazioni bancarie garantite (covered bond) “continua a beneficiare di un quadro normativo consolidato, di un forte sostegno regolamentare, di elevati livelli di sovracollateralizzazione e di performance costantemente solide dei mutui a garanzia”.
Anzi, secondo Junco, questi titoli rimangono un canale di raccolta fondamentale per le banche italiane, “rappresentando una quota significativa del finanziamento dei mutui residenziali“.
Mutui e covered bond, così le banche italiane blindano il proprio finanziamento
I dati emersi dallo studio ribadiscono la centralità delle obbligazioni garantite nell’architettura finanziaria nazionale: questi strumenti coprono circa il 40% dello stock complessivo dei mutui residenziali in Italia. Tra i fattori di tenuta e resilienza del sistema spiccano la stabilità del mercato immobiliare e la qualità delle garanzie sottostanti.
“I principali gruppi bancari del Paese — guidati da Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco BPM — continuano a trainare l’attività di emissione attraverso frequenti offerte “tap”, rendendo i covered bond uno strumento di funding fondamentale per le banche italiane“, si legge nel report.
Dal punto di vista della qualità creditizia, i portafogli di copertura italiani continuano a registrare performance stabili nel tempo e prive di scossoni. La percentuale di crediti deteriorati con ritardi superiori ai 90 giorni si attesta infatti su livelli estremamente bassi.
Covered bond e tassi d’interesse: il mercato italiano resiste, ma guarda alla BCE
Questa fase di stabilità coincide tra l’altro con una ripresa dei volumi emessi, dopo il rallentamento registrato nel corso del 2025 per quanto riguarda le emissioni distribuite sul mercato.
Pur senza toccare i massimi storici raggiunti negli anni passati, il ritmo delle operazioni si mantiene vivace. “Allo stesso tempo“, precisa Junco, “i disallineamenti dei tassi d’interesse continuano a rappresentare un’importante area di attenzione per gli operatori del mercato, soprattutto in un contesto di tassi in evoluzione“.
Sullo sfondo rimangono infatti le aspettative di un possibile rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale Europea. Se da un lato il governatore della Banca centrale croata, Boris Vujcic, invita alla cautela, altri membri del Consiglio direttivo come Isabel Schnabel e Peter Kazimir (governatore della Banca centrale slovacca) hanno espresso posizioni più aperte verso un nuovo stretta monetaria.
E tutto ciò si riflette anche sulle aspettative dei mercati. I dati forniti dall’ECB Watch Tool indicano al momento una probabilità del 67% per un ritocco verso l’alto di 25 punti base, mentre la possibilità che il tasso di riferimento raggiunga il 3% entro il mese di dicembre si stima attorno al 60%.
Covered bond italiani tra i più forti d’Europa: una buona notizia per i possessori di certificati
Insomma, si riconferma ancora una volta la solidità del sistema bancario nazionale, il che è una buona notizia per investitori e possessori di certificati.
La tenuta dei fondamentali bancari, confermata dal successo della raccolta tramite covered bond e dalla bassa percentuale di crediti deteriorati, riduce il rischio che i sottostanti azionari intacchino le barriere di protezione dei certificati.
Semmai il cruccio è nei tassi BCE: se rimangono elevati o salgono, il costo del denaro tende a far scendere i prezzi di listino dei certificati già emessi sul mercato secondario. Di contro, il contesto di tassi alti permette agli emittenti di strutturare nuovi certificati con condizioni più generose, offrendo cedole periodiche più ricche e barriere più profonde.
A prescindere, chi possiede certificati (tipo Express o Cash Collect con sottostanti i primari gruppi bancari italiani) può beneficiare della forza strutturale del settore, purché il prezzo del sottostante si mantenga a distanza di sicurezza dalla barriera. Chi ha invece strumenti legati all’andamento dei tassi/obbligazioni, è bene che verifichi la durata residua. Se i tassi salgono, è meglio priviliegiare strutture a breve termine o dotate di meccanismi di autocall (rimborso anticipato) per non rimanere bloccati su rendimenti meno competitivi.

