BCE, non più solo prezzi dell’energia al centro della prossima riunione: il monito di Boris Vujčić

Ancora qualche settimana ci separa dalla prossima riunione del comitato monetario della Banca Centrale Europea. E già nell’aria c’è odore di un nuovo rialzo dei tassi, tanto per far compagnia all’omologa statunitense della Federal Reserve.

O forse no? Boris Vujcic, Governatore della Banca Centrale Croata ed esponente della BCE, è intervenuto per precisare l’approccio dell’istituto centrale, lasciando intendere che le decisioni sulle strette monetarie risponderanno a una visione più articolata rispetto al recente passato. Che vogliano ripensarci in merito al prossimo rialzo?

BCE, Vujcic frena sui prezzi dell’energia: “Servono decisioni più ampie”

In un’intervista rilasciata a Reuters, Vujcic ha voluto chiarire la linea dell’istituto di Francoforte: “Desidero sottolineare è che non consideriamo esclusivamente i prezzi dell’energia, ma un insieme molto più ampio di dati e criteri quando prendiamo decisioni di politica monetaria. Non sarebbe consigliabile concentrarsi esclusivamente sui prezzi dell’energia, per quanto importanti siano“.

L’affermazione segna una sfumatura rispetto al recente passato, dato che proprio il costo delle materie prime energetiche aveva guidato le ultime decisioni di politica monetaria a causa del suo impatto diretto sull’inflazione dell’Eurozona. Cosa è cambiato?

Ultimamente abbiamo assistito a una sensibilità molto elevata ai prezzi dell’energia. Ma bisogna tenere a mente le relazioni economiche più ampie”, e poi ha aggiunto, “Bisogna considerare tutti gli aspetti e non concentrarsi su un singolo insieme di dati.”

Dunque, si riconferma la classica strategia della BCE basata sulla valutazione “riunione per riunione“, improntata alla massima cautela.

Che sia motivo di uno stop ai rialzi dei tassi?

Forse no. Sollecitato sul fatto che un saggio d’interesse superiore al 2,50% rappresenti una politica apertamente restrittiva, Vujcic ha evitato categorizzazioni rigide: “Non mi piace soffermarmi troppo su etichette come ‘neutrale’ o ‘restrittivo’. Dobbiamo valutare quale livello di tassi d’interesse sia appropriato in un dato momento, piuttosto che concentrarci sulle definizioni“.

Sulle prospettive stagionali Vujcic ha poi aggiunto: “Se i prezzi rimangono a questi livelli, la questione cruciale è come sarà l’inverno. Un inverno rigido avrà un impatto negativo maggiore sul PIL e sui redditi reali rispetto a un inverno mite“.

Nonostante i rischi, le proiezioni diffuse dallo staff della BCE a margine della riunione di settembre mostrano un’economia dell’Eurozona capace di mostrare resilienza. Le stime di crescita del PIL sono state infatti riviste al rialzo: 0,9% nel 2026 (in aumento rispetto allo 0,8% delle previsioni di giugno), 1,4% nel 2027 (in aumento rispetto all’1,2%), 1,5% nel 2028 (stabile).

Verso un nuovo rialzo dei tassi sia per BCE sia per FED?

Probabilmente sì. Nonostante i toni prudenti di Vujcic, i mercati continuano a scommettere sul proseguimento della stretta monetaria. 

Secondo i dati dell’ECB Watch Tool, la probabilità di un ulteriore ritocco verso l’alto di 25 punti base si attesta oggi al 67%, mentre le chance che il tasso di riferimento tocchi il 3% entro dicembre si posizionano al 60%.

La traiettoria appare del tutto analoga a quella tracciata oltreoceano dalla Federal Reserve. Dati FED Watch, Wall Street assegna infatti una probabilità del 53% a un rialzo di 25 punti base alla prossima riunione, mentre per la finestra di dicembre la stima si attesta al 48%, con una quota del 40% di possibilità che i tassi USA raggiungano il target del 4,25%.

Sia l’economia americana sia quella europea hanno mostrato una buona capacità di assorbire le tensioni geopolitiche derivanti dal conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, come rilevato dall’ufficio studi di Intesa Sanpaolo Research, un’ulteriore escalation della crisi nell’area mediorientale potrebbe riaccendere la fiammata inflazionistica, il che inevitabilmente condizionerebbe le scelte future delle banche centrali.

Tassi BCE in rialzo entro fine anno: cosa cambia per i possessori di certificati

Incertezza sui tassi futuri della BCE e andamento altrettanto incerto dell’inflazione non sono il massimo per investitori e possessori di certificati.

Perché tutto fa rima con volatilità, e non solo. Quando le aspettative sui tassi restano incerte e la volatilità del mercato sottostante sale, i prezzi dei certificati sul mercato secondario tendono a scendere, anche se i sottostanti non hanno subito crolli drastici. Questo accade perché l’aumento della volatilità e dei tassi alza il rendimento dei bond sottostanti la struttura del certificato, penalizzando la quotazione del titolo sul book.

Perciò chi ha posizioni già in portafoglio dovrebbe inanzitutto controllare il margine di sicurezza residuo dei sottostanti rispetto alle barriere di protezione del capitale e delle cedole. Ed eventualmente privilegiare prodotti dotati di effetto Memoria sulle cedole, opzioni Step-Down per il rimborso anticipato e barriere profonde, se l’inflazione e i tassi dovessero rimanere elevati più a lungo del previsto.

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