BOJ tra inflazione e pressioni USA: pronto il rialzo dei tassi di interesse al 1,25%

Pressioni inflazionistiche e sollecitazioni internazionali si stanno facendo sempre più marcate sulla Bank of Japan (BOJ). Al punto che, secondo diverse voci di settore, l’istituto centrale giapponese potrebbe decidere già questo mese il suo primo incremento del costo del denaro dall’inizio dell’anno, portando i tassi di interesse su un livello massimo che non si vedeva da tre decenni.

Nel frattempo Governo Takaichi e BOJ lavorano per sostenere il corso dello yen, all’interno di uno scenario in cui si prevede ancora una divisa nipponica debole, nonostante l’insieme degli interventi disposti finora.

Bank of Japan alla stretta sui tassi: verso il massimo da trent’anni

A sostenere l’ipotesi di un nuovo rialzo dei tassi BOJ è un sondaggio della CNBC, secondo cui la maggior parte degli intervistati (89%) prevede che la Banca del Giappone porterà i tassi all’1,25% al ​​termine della riunione di due giorni prevista per venerdì.

L’eventuale decisione segnerebbe una spinta al ritmo del ciclo di restrizione monetaria. Un incremento adesso andrebbe infatti a rompere la cadenza semestrale seguita dalla Banca Centrale a partire dall’avvio del percorso di normalizzazione, iniziato a marzo 2024. L’ultimo ritocco verso l’alto dei tassi da parte della BOJ risale allo scorso giugno.

A confermare questo clima contribuirebbero anche le ultime uscite dei membri del consiglio della BOJ, le quali hanno evidenziato un orientamento decisamente hawkish, lasciando concretamente aperta la strada a un ritmo più sostenuto nei prossimi rialzi.

Anche tra intervistati c’è chi prospetta nuovi rialzi: addirittura, o una mossa risolutiva da parte della BOJ con un unico maxi-aumento da 50 punti base. Oppure due rialzi distinti da 25 punti base, cadenzati a sei mesi di distanza l’uno dall’altro.

Tra caro vita e tensioni estere: la spinta per un cambio di passo a Tokyo

Tre le principali motivazioni dietro l’aumento dei tassi: la tenuta dell’inflazione, la crescita degli stipendi e le esplicite pressioni diplomatiche esercitate dagli Stati Uniti.

In effetti, a luglio, l’inflazione complessiva in Giappone ha toccato il punto più alto dell’anno attestandosi all’1,9%, spinta specialmente dal rincaro dei costi energetici legato alle tensioni nel Medio Oriente e al conflitto in Iran. Nello stesso mese, le retribuzioni reali hanno registrato un incremento del 2,4%, segnando il settimo mese consecutivo di crescita.

In questo scenario macroeconomico poco favorevole si inserisce la posizione degli Stati Uniti, che hanno sollecitato senza mezzi termini Tokyo a proseguire nella strada dei rialzi. Tale sollecitazione si scontra con l’impostazione del Primo Ministro Sanae Takaichi, da sempre orientata a preservare una politica monetaria morbida affiancata da una politica fiscale di stampo espansivo.

I segnali più nitidi si sono visti di recente al vertice dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G20. In quell’occasione, il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha invitato il governatore della BOJ, Kazuo Ueda, ad attuare “misure decisive, sia di mercato che monetarie“.

Un vero e proprio richiamo all’austeriy, nonché una conferma del parziale fallimento delle ultime misure: ricordiamo che tempo fa le due Autorità hanno condotto un intervento congiunto e storico per dare ossigeno allo yen.

Nodo Yen e pressione americana: per la BOJ è tempo di scelte forti

Resta infatti centrale l’evoluzione del cambio dello yen. Le attese del mercato raccolte tra gli intervistati indicano che per il 61% del campione la valuta giapponese rimarrà scambiata in una fascia compresa tra 155 e 160 nei confronti del dollaro nel corso del prossimo mese.

A tal riguardo, secondo Homin Lee, macro-strategist senior presso Lombard Odier, l’atteggiamento restrittivo della BOJ contribuirà ad evitare un indebolimento oltre quota 160. Allo stesso tempo, uno spunto rialzista capace di riportare il cambio al di sotto di 150 (come era fino a ottobre 2025) si preannuncia complesso: su questo livello peserebbe l’opposizione dei rappresentanti del governo e del comparto industriale nipponico, intimoriti da un apprezzamento della moneta troppo repentino che danneggerebbe le esportazioni.

Di contro, gli Stati Uniti vedono con favore il rafforzamento della divisa giapponese. Un deprezzamento eccessivo dello yen finirebbe infatti per costringere Tokyo a liquidare asset statunitensi (compresi Treasuries) allo scopo di ricavare le risorse necessarie a sostenere la propria valuta sul mercato dei cambi. Un’ondata di vendite sul debito americano rischierebbe però di spingere ulteriormente verso l’alto i rendimenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti, già oltre la soglia psicologica del 5%.

Tassi BOJ e yen alla svolta: cosa devono fare i possessori di certificati

Investitori e possessori di certificati faranno meglio a monitorare con attenzione le prossime mosse della BOJ, soprattutto se si ha strumenti con sottostanti esposti all’economia giapponese, al cambio USD/JPY o EUR/JPY, o ad azioni/indici nipponici (es. Nikkei 225).

Un rafforzamento dello yen aumenterebbe il valore espresso nella divisa europea dei titoli o indici giapponesi. Con però tassi di interesse in rialzo, si creerebbero venti contrari per i grandi gruppi esportatori giapponesi (automotive, tecnologia, manifattura), il che potrebbe generare volatilita temporanea sui prezzi degli indici azionari nipponici, riavvicinando eventualmente le quotazioni alle barriere di protezione dei certificati.

A tal riguardo, è bene analizzare la distanza di ciascun sottostante giapponese dalla barriera di protezione del capitale (sia a scadenza sia continua/intraday). In caso di barriere molto vicine (es. meno del 10-15%), l’aumento di volatilità del Nikkei dovuto alla forza dello yen merita un monitoraggio più stretto.

Se i certificati sono prossimi alla scadenza e mostrano prezzi negativamente influenzati dalla volatilità temporanea sul cambio, consigliamo di valutare l’opportunità di attendere il valore di liquidazione, se però la barriera resta intatta.

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