Medio Oriente, inflazione e tassi: uno scenario difficile per BCE e FED

Sembrava che il cessate il fuoco potesse reggere, ma il fallimento dei negoziati ha riportato lo scenario esattamente al punto di partenza, con tanto di blocco navale nello Stretto di Hormuz, come annunciato dal presidente Trump. Si apre dunque un nuovo capitolo della crisi in Medio Oriente che alimenta i timori di una nuova fiammata inflazionistica sia in Europa sia negli Stati Uniti. Uno scenario che potrebbe spingere le banche centrali, BCE e FED, verso interventi sui tassi di interesse tutt’altro che accomodanti.

Petrolio, gas e inflazione: il ritorno dell’incubo per BCE e FED

A fine febbraio, l’inflazione gravitava attorno al 2% e la crescita procedeva su ritmi prossimi al potenziale. Nell’Eurozona, in sostanza, era stato assorbito lo shock precedente legato al conflitto in Ucraina. Un percorso simile anche negli Stati Uniti, dove il raffreddamento dei prezzi al consumo stava creando le condizioni per una nuova stagione di tagli ai tassi.

Poi iniziò la guerra. E con il suo protrarsi da oltre un mese, la traiettoria della politica monetaria è tornata incerta su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il nodo riguarda soprattutto il rischio di una nuova pressione inflazionistica, alimentata dai rincari di gas e petrolio, complice la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz.

Negli ultimi trenta giorni i prezzi energetici sono finiti sull’ottovolante. Il Brent e il WTI sono passati rispettivamente da 73 e 67 dollari al barile fino a toccare quota 113 e 112 dollari, per poi calare leggermente durante la fase di cessate il fuoco. Dinamica analoga per il gas TTF, quasi raddoppiato da 31 a 62 euro nel giro di due settimane, prima di ridiscendere in area 47 euro.

Un contesto che ha rapidamente modificato le aspettative dei mercati sulla politica monetaria. Le stime su BCE e FED si stanno infatti spostando verso un orientamento più restrittivo, con la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi piuttosto che di tagli nel breve termine.

Europa verso la stagflazione: possibile rialzo dei tassi BCE?

L’8 aprile, l’annuncio della tregua aveva riportato un cauto ottimismo sui mercati. Gli operatori iniziavano a scontare due rialzi dei tassi BCE nell’anno, contro i tre ipotizzati nei giorni precedenti, con una probabilità del 25% di una prima stretta già ad aprile. Tuttavia, nei giorni successivi, le stime si sono nuovamente spostate in senso più restrittivo, con una probabilità salita a un terzo per un intervento già ad aprile e tre rialzi complessivi attesi nel 2026.

Decisivo sarà l’andamento dei prezzi energetici. A tal riguardo gli analisti di Bank of America hanno stimato che, in caso di petrolio stabile attorno ai 100 dollari al barile e gas a 90 euro fino a fine anno, l’inflazione dovrebbe attestarsi al 3,3% nell’Eurozona, mentre il PIL salirebbe solo dello 0,6%, con l’Italia ferma ad appena lo 0,2%. Alla luce di queste ipotesi, gli esperti di BofA prevedono due rialzi dei tassi BCE tra giugno e luglio. Al contrario gli esperti di Capital Economics ipotizzano una BCE attendista per tutto l’anno, basandosi su una previsione del gas in discesa verso i 50 euro entro fine 2026.

A prescindere la linea sembra quella hawkish, non a caso la presidente della BCE Christine Lagarde ha chiarito che Francoforte potrebbe intervenire in modo misurato anche nel caso in cui l’inflazione dovesse superare il 2% in maniera significativa, ma non persistente. A preoccupare però è il rischio della stagflazione. In presenza di inflazione elevata e crescita debole, lo strumento utilizzato per contenere il carovita (l’aumento dei tassi) finirebbe per accentuare il rallentamento economico. Per questo motivo, l’attenzione della BCE si concentrerà soprattutto sulla natura dello shock energetico: se l’aumento dei prezzi dovesse rivelarsi temporaneo e circoscritto a petrolio e gas, l’istituto potrebbe decidere di “guardare oltre”, evitando nuovi interventi restrittivi.

Inflazione anche per gli USA: nuovo stop per i tassi FED?

Situazione un po’ più problematica negli Stati Uniti, che si ritrovano a marzo con il ritorno delle pressioni inflazionistiche. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito al 3,3%, il livello più elevato da maggio 2024, in netto aumento rispetto al 2,4% registrato a febbraio.

Un dato che, pur risultando leggermente inferiore alle attese, conferma come il rincaro di petrolio e gas stia iniziando a riflettersi anche sui consumatori americani. Questo nonostante gli Stati Uniti siano un grande produttore di energia, a differenza dei Paesi dell’Eurozona, più esposti alle dinamiche dei mercati internazionali.

Un’inflazione più elevata rischia però di complicare sensibilmente i piani dell’amministrazione Trump, orientati verso un allentamento della politica monetaria. Anche con l’arrivo di Kevin Warsh alla guida della FED al posto di Jerome Powell, lo spazio per un taglio dei tassi appare sempre più limitato.

Dopo la pubblicazione degli ultimi dati, i mercati hanno infatti ridotto al 30% la probabilità di una sforbiciata ai tassi FED nel 2026. Mentre nel lungo periodo comincia ad aumentare quella verso i rialzi.

Tassi BCE e FED in bilico: cosa devono aspettarsi i possessori di certificati

Così come la situazione non è delle migliori per le banche centrali BCE e FED, non lo è nemmeno per investitori e possessori di certificati.

Il ritorno (al momento stimato) di un’inflazione più elevata e la prospettiva di tassi BCE e FED più alti potrebbero pesare sui prezzi dei certificati già in portafoglio, soprattutto quelli più sensibili ai tassi o con duration implicita elevata. C’è da dire però che l’aumento della volatilità e dei rendimenti attesi potrebbe tradursi in nuove emissioni con cedole più generose e barriere più profonde, rendendo il mercato primario più interessante.

Resta però centrale il rischio legato ai sottostanti: un contesto di stagflazione e instabilità energetica potrebbe aumentare la probabilità di eventi barriera, soprattutto per i certificati legati ad azioni cicliche o indici europei, imponendo una selezione ancora più attenta delle strutture e degli emittenti.

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