LVMH apre il 2026 in frenata: ricavi in calo e pressione dal Medio Oriente

Un avvio di 2026 piuttosto debole per LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton: il colosso francese del lusso ha chiuso il primo trimestre dell’anno con ricavi in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A pesare sulle performance è, ancora una volta, la stessa spina nel fianco che da settimane condiziona i mercati: il conflitto in Medio Oriente, che ha inciso in modo significativo sulle vendite.

LVMH chiude il primo trimestre 2026 con ricavi in calo

LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton ha archiviato il primo trimestre 2026 con ricavi pari a 19,1 miliardi di euro, in calo del 6% su base riportata rispetto ai 20,3 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025. Su base organica, però, il gruppo ha segnato un aumento dell’1%, leggermente inferiore alle stime degli analisti che prevedevano un +1,5% secondo il consensus Visible Alpha.

Andando a vedere le rispettive divisioni, Fashion & Leather Goods, la più rilevante per il gruppo con 9,2 miliardi di ricavi, ha registrato un calo organico del 2%. In controtendenza il comparto Watches & Jewelry, che segna la crescita più robusta con un +7% organico e ricavi pari a 2,4 miliardi. Positivo anche Wines & Spirits, in crescita del 5% organico a 1,3 miliardi.

Il segmento Selective Retailing cresce del 4% organico a 4 miliardi, con Sephora in espansione in tutte le aree geografiche. Infine, Perfumes & Cosmetics resta stabile su base organica a 2 miliardi, confermando un andamento sostanzialmente invariato nel trimestre.

L’impatto del conflitto in Medio Oriente sui conti di LVMH

A incidere sul risultato trimestrale di LVMH è stato in particolar modo il conflitto in Medio Oriente, che ha inciso negativamente per circa un punto percentuale sulla crescita organica del periodo, visto che la zona rappresenta circa il 6% del fatturato complessivo del gruppo.

Secondo quanto riportato da Reuters, le vendite nei mall di Dubai sarebbero crollate fino al 50% dall’inizio del conflitto, accompagnate da un forte calo del traffico nei principali centri commerciali. Tra l’altro, il suo impatto sui margini risulta proporzionalmente più elevato, considerata la redditività particolarmente alta della regione.

C’è da dire che le ripercussioni non si limitano però all’area mediorientale. Anche l’Europa ha registrato un calo dei ricavi del 3%, frenata dalla diminuzione dei flussi turistici provenienti dal Medio Oriente e dalla forza dell’euro, che ha inciso sulla competitività dei prezzi.

In un contesto “particolarmente perturbato” dal conflitto, LVMH mantiene comunque un atteggiamento prudente ma ottimista. Il gruppo vuole rimanere infatti “vigile ma fiducioso” per il resto dell’anno, facendo leva sulla diversificazione geografica e sulla varietà del proprio portafoglio di brand per consolidare la propria leadership globale nel settore del lusso.

LVMH sotto pressione tra Borsa e target price rivisti

Il risultato del trimestre non contribuisce a rasserenare il quadro per LVMH, che fatica a recuperare le perdite accumulate sui mercati azionari negli ultimi mesi. Il titolo del colosso del lusso ha infatti perso circa il 27% dall’inizio dell’anno, attestandosi intorno a 109,70 dollari e portando la capitalizzazione di mercato a circa 279 miliardi di dollari.

Il peggioramento del sentiment si riflette anche sulle valutazioni degli analisti, con diversi aggiustamenti al ribasso del prezzo obiettivo del titolo. Ad esempio, Jefferies ha ridotto il target su LVMH a 510 euro dai precedenti 610 euro, mantenendo una raccomandazione Hold.

Anche Morgan Stanley ha rivisto la propria posizione, declassando il titolo da Overweight a Equalweight e fissando un target price di 635 euro, citando preoccupazioni legate alla valutazione complessiva del gruppo.

Più cauta Kepler Cheuvreux, che ha tagliato il target a 680 euro a causa dell’aumento delle tasse e delle spese finanziarie, pur confermando la raccomandazione Buy. Di segno opposto TD Cowen, che ha invece alzato il prezzo obiettivo a 700 euro, evidenziando segnali di stabilizzazione in Cina e la resilienza del mercato statunitense.

LVMH tra trimestrali 2026 e Medio Oriente: cosa cambia per i possessori di certificati

Il quadro emerso dai conti e dalla debolezza del titolo LVMH non è il massimo per i possessori di certificati legati.

La fase di correzione del sottostante, unita alla crescente volatilità e alle revisioni al ribasso del sentiment degli analisti, aumenta il rischio di eventi barriera e può mettere sotto pressione le strutture più esposte a ribassi o a livelli di protezione non lontani dalle quotazioni attuali.

Nei certificati a capitale condizionatamente protetto, inoltre, il calo del titolo riduce il margine di sicurezza rispetto alle soglie di rimborso anticipato, rendendo più probabile un prolungamento della vita del prodotto senza autocall.

Allo stesso tempo, la forte sensibilità del titolo alle variabili macro e geopolitiche contribuiscea rendere la componente di rendimento più incerta, con una maggiore dipendenza dall’andamento di breve periodo del sottostante piuttosto che da fondamentali stabili nel medio termine.

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