Tra le principali protagoniste del settore bancario italiano, anche Piazza Salimbeni archivia il primo trimestrale 2026 con risultati solidi. Il gruppo Monte dei Paschi di Siena ha infatti chiuso il periodo con numeri in forte crescita rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, quando non era ancora avvenuto il consolidamento di Mediobanca.
Proprio Piazzetta Cuccia rappresenta oggi il fulcro della strategia dell’istituto senese, con il processo di integrazione ancora in corso e destinato a ridisegnare gli equilibri del gruppo nei prossimi mesi.
MPS, primo trimestrale 2026 al rialzo tra ricavi e CET1
Nel primo trimestrale 2026, Monte dei Paschi di Siena registra ricavi complessivi pari a 1.960 milioni di euro, in crescita del 2,9% rispetto al primo trimestre 2025 pro-forma (che include il contributo di Mediobanca) e del 3% su base trimestrale.
Il risultato è sostenuto dall’andamento positivo delle principali componenti di business: particolarmente dinamico il comparto Wealth Management e Advisory, che accelera del 7,6% rispetto al trimestre precedente. Al netto del perimetro Mediobanca, il margine di interesse si attesta a 547 milioni (+0,8% annuo), mentre le commissioni nette raggiungono 410 milioni (+3% annuo).
A sua volta, il risultato operativo netto si porta a 947 milioni, in crescita del 9,5% su base trimestrale e del 3,4% su base annua, mentre il margine di interesse sale dell’1,9% trimestre su trimestre a 1.036 milioni. Le commissioni nette crescono del 2,8% a 618 milioni e gli altri ricavi della gestione finanziaria segnano un +8,4%.
Sul fronte patrimoniale, il CET1 ratio si attesta al 15,9%, con un buffer di circa 650 punti base rispetto ai requisiti regolamentari, considerando anche il payout ratio al 100% sui dividendi maturati.
MPS, utile solido nel trimestrale 2026 ma “non beneficia di effetti positivi delle imposte”
Andando a vedere il dato degli utili relativo al trimestrale 2026, quello ante imposte di gruppo si attesta a 911 milioni, in aumento del 15,6% rispetto al trimestre precedente e del 6,7% su base pro-forma, risultando leggermente superiore alle attese degli analisti (circa 511 milioni).
Ma quello di pertinenza della capogruppo è pari a 521 milioni, in diminuzione rispetto ai 692 milioni del primo trimestre 2025 pro-forma.
Il motivo di questo calo? Principalmente per effetto della diversa dinamica fiscale: nel 2025, infatti, il perimetro MPS aveva beneficiato di un provento straordinario legato alla rivalutazione delle DTA. Secondo quanto comunicato dalla banca, il risultato resta sostenuto dalla crescita a doppia cifra della performance operativa, mentre il confronto pro-forma “non beneficia di effetti positivi delle imposte“.
Integrazione con Mediobanca al centro della strategia del gruppo
Un trimestre dunque “solido“, per usare le parole dell’AD Luigi Lovaglio durante la call con gli analisti, “caratterizzato da un’esecuzione disciplinata e da un chiaro slancio strategico“. Un giudizio che riflette la fase attuale dell’istituto, sempre più orientato alla piena realizzazione del percorso di integrazione con Mediobanca, il cui contributo ai ricavi consolidati è pari a 925 milioni di euro.
Dopo una fase iniziale segnata da incertezze, Lovaglio sottolinea ora come il focus si sia spostato in modo deciso sull’esecuzione del piano industriale. “L’integrazione di Mediobanca rimane centrale, procede in linea con il piano ed è supportata da un chiaro modello operativo volto a preservare i punti di forza del brand e sbloccare sinergie ed economie di scala“.
Parallelamente, prosegue la riorganizzazione interna nelle cinque aree di attività del gruppo, con l’obiettivo di accelerare la creazione di valore nel medio periodo. In questo contesto si inseriscono anche le prime attività di distribuzione cross-group, già avviate in tutti i segmenti operativi.
La direzione di MPS tra M&A, Generali e altro
Rispondendo alle domande degli analisti su possibili ulteriori operazioni di M&A, Lovaglio ha chiarito che l’istituto è “esclusivamente concentrato sulle promesse fatte al mercato”. Ha però sottolineato come il contesto italiano sia destinato a nuove fasi di consolidamento, evidenziando la posizione di forza raggiunta dalla banca, anche grazie a un buffer di capitale tra i più elevati del settore. In questa fase, tuttavia, “siamo concentrati sul completamento del processo di integrazione con Mediobanca, garantendo che le sinergie previste si realizzino e che magari vengano superate“.
Un passaggio significativo riguarda anche la partecipazione in Assicurazioni Generali, destinata secondo il piano di aggregazione a confluire nella nuova struttura di Mediobanca. Sul punto, Lovaglio ha mantenuto una posizione prudente: “Siamo così tanto concentrati sul processo di integrazione con Mediobanca che onestamente non ho neppure pensato a quale scenario sarebbe plausibile o logico vendere la partecipazione in Generali. È meglio rimandare questo tipo di considerazioni“.
Al tempo stesso, il CEO ha riconosciuto il valore strategico dell’investimento, definendolo “un qualcosa di nice to have”, una fonte di redditività e un potenziale abilitatore di collaborazioni operative. “È ovvio che stiamo considerando tutte le opportunità che si possono presentare per offrire ai nostri clienti il miglior mix di prodotti“.
Sul piano della remunerazione degli azionisti, Lovaglio ha confermato che la banca tornerà a fornire indicazioni più precise in occasione della semestrale. “Quando riporteremo i dati semestrali vi diremo se e quando cominceremo a pagare un acconto sul dividendo, se da quest’anno o dal prossimo“. Secondo quanto indicato dal management, la remunerazione complessiva degli azionisti lungo l’intero arco del piano resta confermata.
Infine, il gruppo mantiene invariata la guidance per il 2026, con l’obiettivo di raggiungere un utile ante imposte intorno ai 3,5 miliardi di euro.
MPS e trimestrale 2026, contesto positivo per possessori di certificati
I dati del primo trimestrale 2026 di MPS non lasciano dubbi: è a tutti gli effetti un contesto decisamente favorevole per investitori e possessori di certificati, anche se più “sensibile” alle fasi dell’integrazione in corso.
Da un lato, la solidità dei risultati del trimestrale 2026, la crescita della redditività e un CET1 al 15,9% con ampio buffer rafforzano la percezione di stabilità del sottostante, elemento che in genere sostiene la resilienza dei certificati.
Dall’altro, l’evoluzione dell’operazione con Mediobanca introduce una variabile aggiuntiva: nelle fasi di integrazione e riallineamento strategico, la volatilità del titolo poitrebbe aumentare, incidendo sia sulle probabilità di autocall sia sul rischio di evento barriera nei prodotti più esposti.
In parallelo, la conferma di una politica di capitale robusta e di una remunerazione agli azionisti sostenuta (dividendi e buyback) potrebbe migliorare il profilo di rendimento atteso dei certificati, perché riduce il rischio percepito sul sottostante e può contribuire a stabilizzare i prezzi nel medio periodo.
