Un secondo trimestre migliore delle attese è quello chiuso recentemente da Crédit Agricole, spinta dall’ottima performance della rete retail francese e dai profitti record messi a segno dalla divisione di gestione patrimoniale.
Un quadro finanziario decisamente solido, che permette all’istituto transalpino di chiudere i primi sei mesi dell’anno con ricavi in crescita a doppia cifra e di confermarsi un attore chiave negli equilibri del consolidamento bancario italiano, in particolare nelle manovre che coinvolgono il Monte dei Paschi di Siena.
Trimestrale d’oro per Crédit Agricole (e con dividendo in arrivo)
Nel dettaglio dei mesi compresi tra aprile e giugno, l’utile netto di pertinenza del gruppo ha raggiunto i 2,78 miliardi di euro, registrando un incremento del 7,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un risultato sostenuto da un forte balzo del margine operativo lordo, salito del 25,8%. Al netto della plusvalenza derivante dal deconsolidamento di Amundi US, l’aumento effettivo dell’utile si attesterebbe addirittura al 22,4%. I ricavi complessivi si sono attestati a 10,88 miliardi di euro (+12,9%), trainati soprattutto dal netto recupero del margine di interesse netto delle casse regionali (+38%).
Buona anche la resa delle attività italiane, che hanno generato profitti per 1,1 miliardi di euro, di cui 878 milioni di pertinenza diretta del gruppo.
Guardando all’intero semestre, l’utile di pertinenza ha toccato quota 4,87 miliardi di euro (+6,8% nominale, che sale al +14,5% escludendo la componente Amundi US), su ricavi totali pari a 20,88 miliardi di euro (+7,8%).
Alla luce di questi dati, il Consiglio di Amministrazione di Crédit Agricole ha deliberato un dividendo intermedio di 0,57 euro per azione con pagamento fissato per il 15 ottobre prossimo, cifra che corrisponde esattamente alla metà degli utili distribuibili generati nella prima metà dell’anno.
Il peso di Crédit Agricole nel risiko italiano: stop alle nozze BPM-MPS
Questa solidità patrimoniale permette così alla Banque Verte di rivendicare un ruolo di primissimo piano nel risiko bancario del nostro Paese. E anche di commettere qualche mossa ad effetto. Come accaduto nel corso della conference call con gli analisti organizzata per la presentazione dei conti, quando il CdA di Banco BPM ha diffuso una nota ufficiale per comunicare di aver deliberato all’unanimità l’interruzione dei colloqui per un’eventuale aggregazione con MPS, dato che non si sono “verificate le condizioni per giungere a un accordo condiviso tra le parti“.
E cosa c’entra Crédit Agricole? Come riporta MF, il gruppo detiene la principale quota di Piazza Meda (29,3%), e anche se dal quartier generale di Banco BPM hanno precisato che la decisione del board “non è stata conseguente alla presa di posizione del principale azionista”, si legge sul quotidiano finanziario. E che lo stesso Consiglio era già stato riunito per deliberare l’archiviazione.
Tra l’altro, l’esito dell’assemblea per far passare la fusione era già scontato, vista l’inequivocabilità delle dichiarazioni del numero uno dell’Agricole, l’AD Oliver Gavalda: “In questa fase è difficile vedere in che modo una fusione tra Mps e Banco Bpm possa creare valore per i soci di Banco BPM“.
I francesi del Crédit Agricole, forti della loro quota, hanno così stoppato l’ipotesi di fusione tra Banco BPM e Rocca Salimbeni, un progetto studiato dai rispettivi amministratori delegati (Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio) anche per creare una diga rispetto all’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Intesa Sanpaolo.
Crédit Agricole tra trimestrali e mancata fusione: cosa devono fare i possessori di certificati
Guardando ai soli dati del trimestrale 2026 di Crédit Agricole, la situazione è decisamente benigna per investitori e possessori di certificati, non a caso il titolo oggi sta andando forte nelle piazze europee, con circa il 3,5% a Parigi.
Nota importante però sull’uscita di scena dall’ipotesi di fusione con il Monte dei Paschi. Sebbene l’uscita riduca il rischio di execution e di integrazione che solitamente accompagna le grandi operazioni straordinarie, essa comporta per MPS la perdita (per il momento) di un potenziale partner industriale, il che potrebbe ripercuotersi sulla volatilità del suo titolo a Piazza Affari.
Per i possessori di strumenti derivati o certificati (come Cash Collect o Phoenix Autocallable), la cosa più saggia da fare adesso è verificare con precisione la composizione del basket dei propri certificate: se i titoli coinvolti lavorano come sottostanti singoli o “worst-of”, conviene monitorare i livelli di distanza dalla barriera e verificare le date di rilevazione più vicine.

