Dollaro USA ai minimi da inizio giugno, con i mercati in attesa delle mosse FED e BOE

Dollaro USA resta ancora sui minimi anche all’inizio di questa settimana, mentre i mercati valutari reagiscono all’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran.

Tuttavia, lo scenario potrebbe cambiare rapidamente con le prossime decisioni delle principali banche centrali, tra cui Federal Reserve e Bank of England, attese nel corso della settimana.

Accordo USA-Iran e petrolio in calo: il mercato rallenta la reazione

Con il raggiungimento di un’intesa quadro per porre fine al conflitto, e la riapertura dello Stretto di Hormuz prevista nell’ambito del memorandum che dovrebbe essere firmato venerdì in Svizzera, il mercato valutario ha reagito in maniera ottimistica negli ultimi giorni, anche in forza dei prezzi del petrolio che si ritiravano.

Negli Stati Uniti, il dollar index, che misura la forza del dollaro rispetto a un paniere di valute tra cui yen ed euro, è rimasto pressoché stabile a 99,52, vicino ai minimi registrati dal 5 giugno.

Sul fronte valutario europeo, l’euro è salito dello 0,32% a 1,1605 dollari, mentre la sterlina ha guadagnato lo 0,16% a 1,3428 dollari, entrambe sui livelli più alti delle ultime settimane. Lo yen giapponese si è invece mantenuto stabile intorno a quota 160 per dollaro, una soglia considerata critica e potenzialmente osservata con attenzione dalle autorità giapponesi per eventuali interventi.

Secondo gli analisti di ING, la reazione dei mercati è stata più rapida rispetto alla situazione effettiva sul campo e potrebbe essere rivista alla luce dell’evoluzione dell’intesa. “Un riprezzamento più duraturo richiede una spedizione sicura, prevedibile e assicurata attraverso lo Stretto di Hormuz”, hanno affermato in una nota. “E la domanda potrebbe probabilmente essere più alta del solito poiché le riserve esaurite devono essere ricostituite. I rischi di una nuova escalation sono ridotti, ma non esclusi”.

Banche centrali protagoniste: tra Fed, BoJ e BoE cambia il sentiment

Ciononostante, la reazione del mercato valutario rimane comunque limitata, poiché i trader attendono commenti dai banchieri centrali di tutto il mondo. Ora infatti l’attenzione degli investitori è rivolta alle decisioni delle principali banche centrali, tra cui Federal Reserve e Bank of England, attese nel corso della settimana.

Già oggi si è espressa tra l’altro la Bank of Japan, che ha aumentato i tassi di interesse all’1%, ai massimi degli ultimi 31 anni, come ampiamente previsto. Tuttavia, il voto 7-1 del consiglio direttivo ha attirato l’attenzione degli analisti, segnalando una certa incertezza sui tempi del prossimo rialzo.

Per il momento esamineremo gli sviluppi economici, dei prezzi e finanziari, in particolare tenendo conto della situazione in Medio Oriente. Valuteremo se l’economia e i prezzi si stanno muovendo in linea con le nostre previsioni, così come i rischi. Con un’inflazione di fondo che si avvicina al 2%, dobbiamo essere consapevoli dei rischi al rialzo dei prezzi. Guideremo la politica in modo da non restare indietro”, ha dichiarato il vice governatore della BOJ Shinichi Uchida.

Ora rimangono la Federal Reserve e Bank of England. La prima dovrebbe mantenere i tassi nel range compreso tra 3,5% e 3,75% nella riunione di mercoledì, mentre ancora non c’è chiarezza per quelle successive. Secondo il CME FedWatch, le probabilità di un possibile rialzo dei tassi a dicembre sono intorno al 50%, (la settimana prima era a oltre il 70%).

Di contro, la Bank of England sembra destinata a mantenere i tassi di interesse al 3,75% nella riunione di giovedì. Il governatore Andrew Bailey ritiene che la banca centrale possa prendersi il tempo necessario per valutare se l’aumento dei prezzi dell’energia legato alla guerra in Iran possa generare pressioni inflazionistiche durature. A differenza della Banca Centrale Europea, che la scorsa settimana ha alzato i tassi per la prima volta in quasi tre anni, Bailey sostiene che la BoE abbia già intrapreso una stretta indiretta, interrompendo di fatto i precedenti piani di taglio dei tassi previsti per quest’anno.

Volatilità in aumento e mercati in equilibrio precario: i rischi per i possessori di certificati

C’è da aspettarsi nelle prossime sedute un aumento della volatilità potenziale, il che non è il massimo per investitori e possessori di certificati.

Se da una parte la stabilità temporanea del dollaro e il rientro del rischio geopolitico legato all’Iran potrebbero sostenere gli strumenti legati a sottostanti azionari o valutari, dall’altra la doppia variabile banche centrali e inflazione (con eventuali sorprese restrittive da parte di Federal Reserve o Bank of England) potrebbe innescare movimenti bruschi su tassi, cambio e mercati azionari, impattando direttamente certificati con barriere o leva.

In questo contesto, la priorità per gli investitori è ridurre l’esposizione eccessiva a strutture sensibili ai tassi o al dollaro, monitorare attentamente le soglie di protezione e la distanza dalle barriere, e privilegiare strumenti con buffer più ampio o scadenze meno ravvicinate.

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