FED, ok al secondo taglio dei tassi: occhi puntati sul prossimo incontro di dicembre

Come ormai quasi tutti si aspettavano, alla fine la FED ha dato l’ok a un nuovo taglio dei tassi di interesse: altri 25 punti base che si sommano a quelli di settembre, portando l’intervallo obiettivo al 3,75%-4%. Ora tutti gli occhi sono puntati sull’appuntamento di dicembre, ma non è detto che anche in quell’occasione ci sarà un’ulteriore sforbiciata.

Tagli ai tassi di interesse, FED tra divisioni interne e dati economici

Alla fine la Federal Reserve, guidata ancora per qualche mese da Jerome Powell, ha rispettato le attese dei mercati, ormai quasi certi al 97% di un taglio ai federal funds di almeno 25 punti base per ottobre. Delusi invece quelli che speravano in un taglio più deciso di 50 punti base, tra cui Stephen I. Miran, membro del Federal Open Market Committee (FOMC). Durante il voto di ieri sera, la maggioranza – con Powell e la vicepresidente John C. Williams tra i sostenitori – ha optato per il taglio contenuto, mentre Miran ha votato contro, auspicando un intervento più corposo.

Intervento difficile da realizzarsi: la decisione di ridurre i tassi solo di 0.25 punti viene dal fatto che per il Comitato l’economia è, sì, in moderata espansione, ma è accompagnata da un rallentamento del mercato del lavoro e da un’inflazione ancora elevata. Nel comunicato, il FOMC ha sottolineato che i guadagni occupazionali si sono indeboliti nel corso dell’anno e che il tasso di disoccupazione è salito leggermente, pur restando su livelli contenuti fino ad agosto. L’inflazione, invece, è risalita rispetto all’inizio dell’anno, mantenendosi “lievemente elevata”.

In pratica un doppio problema per il duplice obiettivo della Fed: massima occupazione e stabilità dei prezzi al 2% nel lungo periodo. Tutto ciò potrebbe creare dei problemi per il prossimo appuntamento della FED a dicembre, e già lo stesso Powell ha fatto intendere che un nuovo cut non sarà così scontato.

Powell ribadisce cautela: i prossimi tagli dipenderanno dai dati

Durante la conferenza stampa al termine del direttorio, Jerome Powell ha chiarito in merito all’eventuale taglio di dicembre che “una ulteriore decisione non è cosa fatta. Abbiamo 19 partecipanti e in una fase in cui abbiamo tensione tra i due obiettivi (di inflazione e massima occupazione) abbiamo delle nette differenze di vedute. Non abbiamo preso una decisione e per dicembre guarderemo ai dati e al bilanciamento dei rischi“.

In sostanza, Powell ha ribadito quanto già sottolineato dal Comitato: eventuali nuove mosse sui tassi dipenderanno dai prossimi dati macroeconomici, dall’evoluzione del quadro congiunturale e dal bilanciamento dei rischi tra crescita e inflazione.

Si spera che nel prossimo mese vengano resi disponibili ulteriori dati, anche se non è affatto scontato: la Casa Bianca ha infatti annunciato che probabilmente a novembre non saranno pubblicati nuovi dati sui prezzi al consumo (CPI). Difficilmente i membri del Comitato si limiteranno a quelli diffusi il 24 ottobre, quando il CPI è risultato inferiore alle attese, pur mostrando che l’inflazione non accenna a raffreddarsi.

Prossimi tagli dei tassi FED legati agli utili societari e ai dati macro

Cruciali saranno anche i dati sugli utili trimestrali, che all’inizio della stagione avevano mostrato un avvio robusto: circa l’85% delle società ha infatti superato le attese. Secondo Bret Kenwell, analista US di eToro, finché la crescita degli utili resterà solida e i consumatori manterranno la loro forza, eventuali correzioni potrebbero rappresentare interessanti opportunità di acquisto.

E il mercato lo sa: fino a mercoledì, il Nasdaq 100 era in rialzo di oltre il 20% da inizio anno e di più del 55% rispetto ai minimi di aprile, continuando una serie positiva di sette mesi consecutivi. Tuttavia, come ha sottolineato il presidente Jerome Powell, un taglio dei tassi a dicembre è “tutt’altro che scontato”, e ciò potrebbe indurre alcuni investitori a frenare la recente corsa dei mercati, osserva Kenwell.

Le sorti del mercato appaiono quindi strettamente legate al prossimo appuntamento della FED e a quelli successivi. Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel, prevede un andamento ambivalente per l’economia americana: storicamente, dopo periodi di crescita sotto la media come quello osservato all’inizio del 2025, l’economia tende o a riaccelerare verso il trend di lungo periodo, oppure a scivolare in recessione.

In entrambi i casi, spiega Cleveland, sono probabili ulteriori tagli dei tassi, probabilmente più di quelli attualmente prezzati dal mercato. “In caso di recessione, la Fed interverrebbe con decisione a sostegno dell’economia; se invece prevalesse una crescita trainata dalla produttività, la ripresa avverrebbe con inflazione moderata e un graduale attenuarsi degli effetti dei dazi”. In questo contesto, Cleveland stima tre ulteriori tagli da 25 punti base nel corso del 2026.

Tagli FED, scenario complesso per i possessori di certificate

Con questo nuovo taglio dei tassi di interesse, i possessori di certificate e strumenti derivati collegati ai mercati finanziari (esclusi i certificate con cedole fisse o meccanismi di protezione) potrebbero trovarsi a fronteggiare cedole più contenute, a causa della riduzione dei rendimenti di riferimento.

Una situazione analoga potrebbe accadere a dicembre, sempre se il Comitato non decida invece per una sospensione dei cut a fronte dei dati che usciranno (si spera) nelle prossime settimane. A prescindere, le future mosse della FED incideranno sui mercati, che potrebbero dunque reagire con maggiore volatilità.

Gli strategist di Bloomberg segnalano infatti che il mercato dei Treasury rischia delusioni se la Federal non confermerà il percorso di tagli atteso. Tuttavia, alcuni analisti vedono spazio per una sovraperformance entro fine anno, con rendimenti ancora attraenti e domanda sostenuta di asset rifugio.

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  1. […] il taglio di ottobre, che ha portato i tassi al 3,75%-4%, tutti puntano ora a quello di dicembre, dato al momento al 65% come certo. Una prospettiva che però deve incontrare un ostacolo […]

  2. […] Passando al bilancio della BCE, Schnabel ha spiegato che il processo di riduzione dei titoli in scadenza procede senza intoppi, con i tassi del mercato monetario stabili, segnale che la liquidità in eccesso resta ancora abbondante. Una situazione che contrasta con quella degli Stati Uniti, dove la Federal Reserve ha interrotto la riduzione del suo bilancio nel corso del mese. […]

  3. […] lo scenario di quest’ultima seduta del Comitato è abbastanza simile a quello di ottobre: taglio dei tassi confermato, con probabilità ormai vicine al 90%, alcune voci dissenzienti […]