Sensibile accelerazione dell’inflazione febbraio 2026, e questo prima ancora che si manifestino gli effetti della guerra in Medio Oriente. Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), l’indice nazionale dei prezzi al consumo sale dall’1% all’1,5%.
Un’evoluzione che preoccupa, soprattutto perché arriva alla vigilia del previsto rincaro di gas e petrolio. Il timore è quello di una nuova fiammata inflazionistica, simile a quella che nel 2022 aveva messo sotto pressione l’economia italiana.
Inflazione febbraio 2026: servizi e alimentari spingono i prezzi, ma l’energia frena ancora
L’inflazione febbraio 2026e mostra una sensibile accelerazione, salendo all’1,5% dall’1,0% registrato a gennaio. Nel dettaglio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al netto dei tabacchi, cresce dello 0,7% su base mensile e dell’1,5% su base annua, leggermente al di sotto della stima preliminare che indicava +1,6%.
Secondo l’ISTAT, la dinamica è trainata in particolare dall’aumento dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, che segnano un +4,9%, e dei servizi legati ai trasporti, in crescita del +2,9%. A sostenere ulteriormente l’inflazione contribuiscono anche gli alimentari non lavorati, che registrano un incremento del +3,7%.
L’unico vero fattore di contenimento dell’inflazione, sottolinea l’Istituto di statistica, è rappresentato dall’ulteriore calo dei prezzi degli energetici, che amplia la propria flessione al -6,6% grazie al calo registrato nel comparto regolamentato (da -9,6% a -11,6%) e in quello non regolamentato (da -5,9% a -6,2%).
Tra i beni energetici regolamentati, il ribasso più marcato riguarda il gas naturale nel mercato tutelato, che passa da -10,0% a -15,2%, mentre i prezzi dell’elettricità nello stesso segmento restano sostanzialmente stabili a -10,4%. Sul fronte non regolamentato, la flessione è trainata soprattutto dai ribassi della benzina (da -7,9% a -9,1%), dell’elettricità nel mercato libero (da -3,0% a -4,1%) e degli altri carburanti per i mezzi di trasporto (da -5,9% a -6,4%).
Inflazione febbraio 2026 in rialzo, la svolta nei prossimi mesi a causa della guerra
Nel complesso, il comparto energetico ha mostrato una dinamica di relativa stabilità per quanto riguarda l’inflazione febbraio 2026. Tuttavia, le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente – con i mercati energetici in forte volatilità, tra Brent e gas europeo TTF sotto pressione da settimane – lasciano intravedere il rischio di un’inversione già a partire da marzo.
Uno scenario che potrebbe tradursi in un nuovo shock inflazionistico. Secondo le stime di Oxford Economics, un aumento dei prezzi dell’energia potrebbe spingere l’inflazione italiana di oltre un punto percentuale rispetto alle previsioni, portando l’indice complessivo oltre il 3% entro fine anno.
La vulnerabilità dell’Italia è strutturale: seconda potenza manifatturiera dell’area euro e caratterizzata da un deficit energetico cronico, l’economia nazionale resta fortemente esposta alle importazioni, in particolare al gas proveniente dall’estero.
Un rischio condiviso anche a livello europeo. L’Unione Europea ha infatti avvertito che l’inflazione potrebbe superare il 3% nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente mantenesse il prezzo del petrolio stabilmente intorno ai 100 dollari al barile e il gas su livelli elevati. Il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha ipotizzato uno scenario in cui l’inflazione nel 2026 potrebbe risultare superiore di 0,7-1 punto percentuale rispetto al 2,1% precedentemente stimato, assumendo prezzi del gas europeo vicini ai 75 euro per megawattora per il resto dell’anno.
Per mitigare gli effetti dello shock, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha approvato mercoledì il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza, l’operazione più vasta di sempre. Ma potrebbe non bastare per arginare l’eventuale shock. In tal caso, l’ultima spiaggia sarebbe quella del rialzo di tassi di interesse.
Inflazione febbraio 2026 e tassi BCE: rischi per i possessori di certificati
Come evidenziato sopra, a febbraio la crescita dei prezzi riguarda soprattutto i servizi, mentre il comparto energetico continua a registrare un calo, dato che ancora non ha incorporato gli effetti delle tensioni geopolitiche. Sarà quindi il report di marzo, atteso ad aprile, a fornire indicazioni più chiare sull’impatto del rialzo di petrolio e gas sull’inflazione complessiva, che potrebbe tornare anche sopra il target del 2% già dal prossimo mese.
A tal riguardo, investitori e possessori di certificati sono chiamati a prestare particolare attenzione: una nuova accelerazione dell’inflazione potrebbe infatti spingere la BCE a invertire la rotta dopo mesi di politiche espansive, tornando ad aumentare i tassi.
Un’ipotesi già emersa a inizio mese, anche se per ora a Francoforte prevale un approccio attendista. Qualora dovesse concretizzarsi, un aumento del costo del denaro rischierebbe di pesare sulle valutazioni dei certificati di investimento, soprattutto su quelli più esposti alla componente obbligazionaria.
Allo stesso tempo, la maggiore volatilità dei mercati – alimentata dalle tensioni su energia e materie prime – può aumentare il rischio di rottura delle barriere nei certificati a capitale condizionatamente protetto. Tuttavia, in alcuni casi, strutture con premi elevati o legate a sottostanti energetici potrebbero beneficiare del contesto, rendendo ancora più centrale una selezione attenta dei prodotti in portafoglio.
