Rialzo tassi BCE: mercati puntano su aumenti, Francoforte invita alla prudenza

Rialzo tassi BCE? Per i mercati sembrerebbe di sì. Dopo anni di tagli continui ai tassi, la crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente spinge ora verso un cambio di rotta da parte della Banca Centrale Europea. E questo nonostante all’interno del Comitato di politica monetaria prevalga ancora la linea della prudenza, in attesa di vedere come si evolverà il conflitto in Iran.

Rialzo tassi BCE, possibile per il mercato causa crisi energetica e inflazione

Secondo le stime raccolte da Bloomberg, l’innesco di una nuova crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente ha spinto i mercati a scommettere su un doppio rialzo tassi BCE di 25 punti base ciascuno entro la fine dell’anno, con la prima mossa attesa già entro giugno. A convincere i trader è la forte dipendenza dell’Europa dalle importazioni di carburante, che aumenta la vulnerabilità del continente a possibili impatti sull’inflazione. Bloomberg ha evidenziato come molti operatori stiano paragonando lo shock attuale a quello del 2022, seguito all’invasione dell’Ucraina.

Emergono così i timori già segnalati nei primi giorni del conflitto: il rischio di un revival della crisi energetica che quattro anni fa aveva colpito duramente l’Eurozona, quando tra febbraio e marzo 2022, il prezzo del gas TTF passò da 98 a 125 dollari, raggiungendo i 240 ad agosto dello stesso anno, mentre l’inflazione nell’area euro accelerava fino all’8,4% nel 2022 e al 5,4% nel 2023.

Uno scenario che aveva spinto la BCE a una politica di rialzi dei tassi, iniziata nel 2022 dallo zero e culminata nel settembre 2023 al 4% – 4,5%. Solo con la stabilizzazione dei mercati energetici e la riduzione dell’inflazione Francoforte aveva deciso di riportare i tassi a un livello più moderato, fino all’ultimo aggiornamento di giugno  2025, quando sono rimasti al 2%.

Rialzo tassi BCE, Francoforte osserva mentre i mercati reagiscono

Ma Francoforte è davvero pronta a un nuovo rialzo tassi BCE? Al momento sembrerebbe di no. Nei giorni scorsi era già infatti emerso come, nonostante i segnali di crescente apprensione sui mercati, all’interno della BCE prevalga un atteggiamento attendista. Lo stesso governatore della banca centrale spagnola, José Luis Escrivá, aveva sottolineato che, con le informazioni attualmente disponibili, è molto improbabile che il Consiglio direttivo modifichi i tassi nella prossima riunione. “Per noi ciò che conta è soprattutto l’andamento dell’inflazione nel medio termine“, aveva spiegato.

Anche oggi tale linea viene riconfermata dalla BCE, in particolare da Madis Muller, membro del Consiglio direttivo, che ha osservato come le probabilità di un aumento siano cresciute di recente, ma che non ci siano motivi per reagire frettolosamente alla guerra in Iran e ai suoi effetti sull’economia. “Prima dobbiamo capire se l’attuale aumento dei prezzi dell’energia sarà transitorio o meno“, ha aggiunto.

Il mercato energetico sembra per ora dare ragione a questa prudenza. Il petrolio Brent, dopo essersi avvicinato ai massimi degli ultimi quattro anni a 120 dollari, è sceso verso quota 90, grazie alle dichiarazioni rassicuranti del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui il conflitto in Iran sarebbe concluso. Anche il gas TTF, che aveva sfiorato i 60 dollari, sta ora ridiscendendo verso i 49 dollari.

Anche Gediminas Simkus, collega lituano di Muller, ha invitato alla cautela: “Mantenete la calma, non reagite in modo eccessivo. La situazione si sta evolvendo. Se dovesse persistere o estendersi, avrebbe conseguenze non solo sull’inflazione, ma sull’intera regione del Medio Oriente e sull’Europa“.

Nonostante gli appelli alla prudenza, i mercati obbligazionari restano nervosi. Lunedì i rendimenti dei Bund tedeschi a due anni sono saliti di 16 punti base, raggiungendo il 2,47%, mentre i titoli italiani hanno sofferto a causa della fuga dagli asset più rischiosi: lo spread decennale tra BTP e Bund si è ampliato a circa 80 punti base.

Rialzo tassi BCE, cosa cambia per i possessori di certificati

Non ci discostiamo molto da quanto già osservato pochi giorni fa sull’ipotesi di un rialzo dei tassi BCE, ma è utile fare alcune precisazioni per investitori e possessori di certificati finanziari: lo scenario attuale richiede infatti prudenza e attenzione.

L’incertezza sui possibili rialzi dei tassi e la volatilità dei mercati energetici e obbligazionari possono avere un impatto diretto sul valore di questi strumenti. In particolare, i certificati legati a titoli di Stato o a indici obbligazionari potrebbero subire pressioni in caso di aumento dei tassi, mentre quelli con sottostante azionario potrebbero beneficiare della maggiore volatilità, offrendo potenziali opportunità di rendimento.

Tuttavia, la recente discesa dei prezzi del Brent e del gas TTF, unita all’atteggiamento attendista della BCE, suggerisce che l’impatto immediato sui certificati potrebbe restare contenuto.

In ogni caso, chi detiene certificati dovrebbe monitorare da vicino l’evoluzione dei mercati e valutare strategie flessibili, in modo da gestire sia il rischio di oscillazioni sui tassi sia le oscillazioni dei prezzi energetici, che rimangono un fattore chiave per l’Eurozona.

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